Moniga del Garda

Per le vacanze di Pasqua sono stato a Moniga del Garda, una piccola cittadina sulle sponde del rinomato lago, in provincia di Brescia, Lombardia. Mancavo da lì da ben quattro anni, per vari motivi.

A me piace questo paesello tranquillo, poco popolato, organizzato e immerso nella bella natura della Valtenesi. E non è strano che ogni anno, dalla primavera all’estate, i turisti lo visitino.

Devo ammettere, però, che non posso starci troppo tempo. Sono abituato alle metropoli. L’area metropolitana di Napoli, in cui vivo, conta circa 3 milioni di abitanti… è un bel cambio, insomma, ma le mie sorelle ci sono riuscite e si trovano bene.

Ma ormai posso dire che molti miei affetti si trovano lì… e tornare ad Ercolano, Napoli, ogni volta è sempre un po’ difficile. Ma anche qui ho degli affetti…
Dove andrò a finire poi? Chi lo sa… se potessi vivere di quello che scrivo potrei stare o tornare ovunque io voglia… ma questo forse è solo un privilegio che la dea bendata può concedere. E’ difficile nell’epoca di internet, un’epoca in cui i testi scritti abbondano e siamo travolti da tsunami di informazioni.

Ho scattato delle foto, per mostrare il bel paese e il Garda. Se qualcuno non sapesse dove passare le proprie vacanze, questo è il mio suggerimento, oggi (certo, andate anche a Napoli! 🙂 )

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto
Moniga del Garda dall’alto, col lago sullo sfondo (benché immerso nella foschia).
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via Dante a Moniga del Garda, in una giornata di sole… anche qui il sommo poeta ha la sua stradina dedicata
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Andando verso il lago, vedrete la chiesa di Santa Maria della Neve, con annesso cimitero (sul retro)
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L’arcata frontale, vista di lato, della chiesa di Santa Maria delle Neve, Moniga del Garda.
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Il davanti del Castello di Moniga del Garda
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Entrando al Castello. Esso contiene case e vie… è abitato. Fortunati loro. E’ davvero suggestivo.
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Interno del Castello, la stradina centrale. Potete osservare le case.
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Il retro del castello
Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Il bookcrossing è giunto anche qui. Questo spazio è stato allestito alle spalle del comune. Io ho trovato e preso un libro di Iàroslav Hàscek, Il Buon Soldato Sc’veik.
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Panorama dal retro del Castello di Moniga
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Il lago di Garda in un giorno di pioggia. Dove finisce il lago? Dove inizia il cielo?
L'immagine può contenere: scarpe
La vetrina di un negozio… con un leprotto che mi ha subito conquistato! DOVEVO fargli una foto! 🙂
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Quando un’artista prende casa… poi fa queste cose qui… 🙂

 

– Foto di Giuseppe Circiello –

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divagazioni notturne

Eh, incredibile. Da circa un’oretta e mezza ho terminato il terzo capitolo della mia tesi di laurea in Diritto Costituzionale Italiano e Comparato. Una tesi che avrà cinque capitoli. Dunque ho quasi terminato. Incredibile, sì. Vuoi vedere che mi laureo per davvero, in estate? Vuoi vedere che ci sto riuscendo?
Alla faccia di tutti quelli che credevano che non mi sarei mai più ripreso dal mio periodo di buio! Già “‘a faccia toja!” come direbbero a Napoli.
In realtà non è, però, che mi interessi più di loro… o per lo meno dei loro pensieri negativi. Sono contento di me e per me, tutto qui.
Oggi ho passato quasi tutto il giorno del mio onomastico a scrivere, raschiando il barile delle mie facoltà intellettive. Gli anni hanno davvero ridotto all’osso la pazienza e l’energia intellettuale. Almeno io così mi sento. Eppure, eppure… ho quasi terminato una tesi. Non sarà la tesi più bella del mondo, no. Ma sarà mia, sofferta e personale… un parto. Ma ci sarà.
Posso fare qualcosa per me, evidentemente… e magari una volta superato questo ostacolo sentirò fluire in me nuove energie. Altre cose già bollono in pentola. L’importante è evitare la stasi… anche se forse ho un concetto diverso di moto e di stasi, rispetto a tutte le persone che mi circondano.
E’ anche la festa del papà. Mio padre… mi manca e mi mancherà il giorno della tesi. Scusami papà, se non ho fatto in tempo. So di avercela messa tutta però… davvero per via di tutto quel carico che mi portavo addosso non potevo fare di più.
Nessuno lo ha mai creduto in famiglia… eccetto Pina forse, che anche quando era quella che sapeva meno cose di me, non mi ha mai giudicato e si è sempre mostrata positiva nei miei confronti. In effetti, forse, siamo più simili di quanto possa sembrare. A parte lei, solo gli amici veri non mi hanno mai fatto pesare il trascinarsi dei miei studi.
Ad ogni modo, inizio a vedere questa libertà… e, qualunque cosa farò dopo, la farò finalmente libero ed esclusivamente per me stesso.
D’altra parte, in questo momento storico, sono solo. Single. Senza prospettiva di essere “engaged”. Ma divago. D’altra parte cosa si può fare all’una di notte, se non divagare?
Meglio chiudere qui… domani mi devo svegliare presto. Questo benedetto capitolo lo dovrò consegnare… coraggio, siamo quasi giunti alla meta…

Una parte di me… riflessioni alle 0:59 di notte…

Come diceva Whitman, il grande poeta americano, l’essere umano, internamente è vasto e contiene moltitudini… così, questa sera… sento il bisogno di far parlare una parte di me, che forse si rivelerà essere tante parti di me… eppur non tutte.

Una parte di me si è liberata e una parte di me è ancora prigioniera. Una parte di me non ha bisogno di nessuno e una parte di me ha bisogno di tutti. Sì, una parte di me è stanca d’esser da sola e vorrebbe aprire il suo cuore a qualcuno, ma quel qualcuno sembra non esserci. E d’altra parte una parte di me è sicura che la vita di coppia non faccia per lei, teme di annoiarsi e stancarsi dopo poco tempo. Forse non può essere la stessa parte di me che vorrebbe abbracciare, carezzare e baciare e risvegliarsi con qualcuno al suo fianco la mattina. Non possono essere la stessa parte di me, ma sono inevitabilmente contenute in me.
Una parte di me ti ama ancora e una parte di me sa che non mi amerai mai… e, sai, una parte di me non ti ama e un’altra parte si è stancata di aspettare, quello che un’altra parte si è resa conto non arriverà mai.
Se ne è resa conto perché, una parte di me, ha colto tutti i segnali e gli indizi, le prove, del fatto che sì, è vero, è possibile amare e non essere ricambiati.

Una parte di me, d’altra parte, sogna altre persone, altri luoghi, vuole andare avanti e lasciare tutto alle spalle. Una parte di me spera di trovare qualcun altro… perché dovrà pur esser bello amare ed essere amati. Il solo amare non può bastare, il solo essere amati nemmeno.

Una parte di me vorrebbe essere migliore in tutto. E una parte di me si crede l’onnipotente. Una parte di me mi manca e ho persino dimenticato quale parte di me sia. Una parte di me vorrebbe accontentare tutti e una parte di me vorrebbe che ciò non fosse necessario… perché gran parte di ciò che vedo mi sembra superfluo, ma per vivere bene in questo mondo risulta estremamente importante.
Per questo una parte di me avrebbe voluto la vocazione, per chiudersi in un convento in clausura, per fare vita contemplativa. Una parte di me, però, ritiene inutile la vita contemplativa, soprattutto quella che si giustifica con la religione: Gesù era tra la gente, con la gente e per la gente.
E poi, diciamoci la verità, una parte di me non può rinunciare al sesso e non può fare voto di obbedienza, benché altre parti di me siano caste come l’alba più bella e obbedienti, pacate, come l’asino più mansueto.

Una parte di me è sempre in viaggio e una parte di me è ancorata nel fondale del reale. Una parte di me è serena, una parte di me è disperata. Una parte di me teme d’andar via di qui e una parte di me ha voglia d’avventura.

Una parte di me, adesso, terminerà di scrivere… e una parte di me continuerà a pensare a tutte le altre parti di me…

– Giuseppe Circiello –

I Rohingya, Aung San Suu Kye e i diritti umani tra Nobel e Onu

Devo assolutamente rivolgere un pensiero alla Birmania o, se preferite, Myanmar. Questo stato del sud-est asiatico è in questi giorni tornato alla ribalta delle cronache, per via della sistematica persecuzione, che il governo e l’esercito birmano starebbero ponendo in atto a danno dei Rohingya. E allora sento di dover dire delle cose a riguardo.

Prima di tutto, per chi non lo sapesse, i Rohingya sono una minoranza di fede musulmana, che abita principalmente lo stato di Rakhine (in Myanmar) e ammonta a circa un milione di unità. Da decenni questa popolazione è privata dei propri diritti dalla maggioranza buddhista, che non le riconosce nemmeno la cittadanza. Soprattutto sotto la giunta militare che ha governato il paese, questa minoranza è stata sottoposta a una severa repressione.

Oggi, però, le cose in Myanmar sono diverse. La dittatura militare non c’è più e nel 2016 il partito del premio nobel per la pace, Aung San Suu Kye, ha stravinto le elezioni, controllando, di fatto, politicamente il paese – benché polizia e militari abbiano ancora una certa indipendenza. Ma, di fatto, il timone politico e la figura di spicco dell’esecutivo è la Suu Kye, benché non presidente. Ed io mi chiedo, com’è che la paladina della democrazia, che ha subito un lungo periodo di detenzione domiciliare, diventando simbolo della lotta contro le ingiustizie è così silente ed ambigua su ciò che sta avvenendo?

Ho letto vari articoli sulla questione. E tutti concordano. Dello stato di Rakhine in Myanmar non si riesce a sapere niente di certo… è off-limits. Non vi possono accedere osservatori indipendenti. Il Governo e la Suu Kye tacciono e, se dicono qualcosa, accusano i Rohingya di terrorismo. Potrebbe anche esserci qualcosa di vero, come dice la BBC, tra i Rohingya terreno fertile per la radicalizzazione potrebbe esserci. Ma perché? Forse perché non hanno accesso all’istruzione e l’unica che riescono ad avere è di matrice islamica. Forse perché ci si stanca di essere puntualmente calpestati?

Polizia e militari accusano i Rohingya di avere compiuto, sostanzialmente, attentati. E da parte loro i Rohingya li accusano di violenze indiscriminate, stupri e uccisioni… e altri sistamatici orrori, documentati con video fatti dai loro cellulari, dato che i giornalisti non hanno accesso in quelle zone.

Ed io mi chiedo. Com’è possibile? Com’è possibile che davanti a questa situazione un Nobel per la Pace, la “signora” Aung San Suu Kye, che io pure stimavo, favorisca il silenzio? Lei è la prima che dovrebbe garantire la trasparenza e permettere inchieste indipendenti. E’ la prima che dovrebbe gridare la verità. Cosa sta accadendo davvero nello stato del Rakhine in Myanmar?

Che qualcuno metta sotto pressione la signora Aung San Suu Kye! Che l’ONU pretenda qualcosa dallo stato del Myanmar! Perché alcune delle cose che avvengono nel mondo le tolleriamo e altre no? La vita e il rispetto che le si deve sono uguali ovunque!

– Giuseppe Circiello –

Ps: immagine di copertina presa liberamente da google immagini, tra quelle messe liberamente messe a disposizione per il riutilizzo.

 

La Pace è un Dovere Umano – Pflichtenstaat – Riflessione sul mondo e su noi.

In questi giorni sono accadute molte cose in Italia e nel mondo. Molte riguardano l’odio e l’ingiustizia. I due, si sa (e se non lo sapete, sappiatelo), sono legati. Ho visto i suprematisti bianchi marciare in america, ho visto gli attentati in Catalogna e Finlandia, ho visto i rifugiati eritrei cacciati dallo stabile che avevano occupato, senza però dare loro una soluzione valida. Tante cose ho visto sui giornali.

E’ inutile riportarle tutte. Il tenore di ciò che accade nel mondo, il suo stato di salute, è questo. O anche questo. Perché sì, in realtà, nonostante accadano tutte queste cose, credo che il nostro tempo sia quello più pacifico e sicuro. Vi sono eventi positivi, nonostante la perfezione sia ben lontana dall’essere raggiunta… e, d’altra parte, non esiste.

Allora che parli a fare? Sì, me lo si potrebbe chiedere… Ed io risponderei che sono preoccupato. L’umore generale delle persone mi sembra peggiori giorno dopo giorno. Forse perché i social network, così diffusi, ci privano delle nostre pie illusioni e siamo costretti a vedere e a renderci conto anche di ciò che non vogliamo.

E’ un continuo confronto. E non so se siamo pronti a questo. Il mondo è infinitamente più grande di noi. E se internet permette a due persone agli antipodi del pianeta e agli antipodi del pensiero di confrontarsi… forse dovremmo dimostrare di essere infinitamente grandi anche noi, per meritarci questa possibiltà. Infinitamente meritevoli.

Insomma, noto la diffusa non volontà di comprendere l’altro. La diffusa volontà di predominio. Sia chiaro che io non sono un santo in questo, a volte qualcuno l’ho mandato affanculo volentieri. Ma in questa specie di tennis da tavolo, dove tutti non fanno altro che incolpare qualcun’altro – tranne se stessi – delle tragedie che avvengono, io – giocatore come gli altri – non posso fare a meno di chiedermi dove sia l’umanità… e – forse – cosa essa sia. Vedo troppa gente disposta a fare di tutta l’erba un fascio. Troppa gente compiaciuta della propria mancanza di empatia. Troppa gente che si applica ad offendere quanto meglio può, quando dovrebbe fare proprio il contrario.

Allora io voglio dire solo una cosa. Allargate il quadro! Abitiamo il pianeta, siamo terrestri, tutti. Dobbiamo essere buoni. Non fessi. Ma buoni. Si può. Si deve. Lo dobbiamo a noi stessi, perché quando siamo di fronte ad una persona, una qualunque altra persona, allora noi esistiamo e abbiamo il metro per stabilire CHI siamo. Chiunque sia di fronte a noi, potremmo essere noi. E tu? Come vorresti essere trattato?

Gli illuministi tedeschi parlavano di Pflichtenstaat, lo stato basato sui doveri, non sui diritti. E forse dovremmo tornare a vederla così la vita. Da sostenitore dei diritti umani, penso che dovremmo concentrarci sui DOVERI UMANI: quei doveri ai quali ognuno di noi deve adempiere, per far sì che gli altri godano dei propri diritti.

Questo è l’unico modo buono di organizzare una società. Non siate mai orgogliosi di essere cattivi. Mettetevi in discussione. Ripeto, tra tutti gli stimoli e le frustrazioni che abbiamo, ricordiamoci di essere buoni.

– Giuseppe Circiello –

Berlusconi è il peggiore dei mali per l’Italia: lo sappiamo già! Ricordiamolo!

Mentre al supermercato aspettavo il mio turno alla cassa, facendo una fila di proporzioni bibliche, qualcosa che solo Mosè, durante la traversata del Mar Rosso, avrà visto… le mie orecchie si sono sintonizzate – loro malgrado – sul discorso di due signori poco distanti da me. Ed in poco tempo mi sono ritrovato in un film dell’orrore, poiché parlavano di Berlusconi e Craxi.

Il primo signore sosteneva che l’Italia “va male, perché non c’è più Berlusconi al governo… “un grande uomo, che ha costruito Milano 2 e che è stato perseguitato dai giudici. E’ stato imputato in 50 processi ed è stato sempre assolto, come ve lo spiegate?” [Primo Brivido di Raccapriccio].

Il secondo signore sosteneva, invece, che era meglio tornare ai tempi di Craxi, perchè “Craxi rubava, ma non come rubano oggi! [ Orrore, Orrore! ]…

Considerando che col nuovo anno torneremo a votare per il parlamento… mi sento turbato, lo ammetto… oggi ci sono riusciti… al di là del fatto che li avrei bastonati con una baguette, lancio un appello: ABBIATE MEMORIA! RICORDATE!
BERLUSCONI E’ UN CRIMINALE! CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER FRODE FISCALE.

Figuriamoci se gli si può riaffidare il paese…!!! Un paese che è stato nelle sue mani per gran parte degli ultimi 30 anni. E i risultati? Si sono visti. Sia per quanto riguarda la transizione dalla lira all’euro, gestita con i piedi, sia per quanto riguarda la crisi economica… giunta all’acme proprio prima che lui se ne andasse. Tutto ciò che sta andando male in questi anni è dovuto alla sua gestione… RICORDATE E NON VOGLIATE RIPROVARLO… Vi supplico!

Cioè, io non voglio credere che invece di andare avanti, gli italiani desiderino ancora mettersi nelle mani di un vecchio ottuagenario condannato e dedito ai bunga bunga! Nè voglio credere che si rimpianga chi “rubava meno“… Siamo un grande popolo (?), meritiamo il meglio, non il meno peggio. Non ci si deve accontentare. Meritiamo chi non ruba affatto, punto! Meritiamo il meglio. E tra le altre cose Berlusconi, politicamente, non si potrà mai considerare il meno peggio: è il peggio del peggio!

Vesuvio in fiamme – Riflessione

Anche il più piccolo dei fili d’erba è una forma di vita.  Questo è quello che sto pensando in questi giorni, mentre il Vesuvio brucia, come mai in 30 anni. Chi non abita in un comune vesuviano, forse, non lo sa: ogni estate siamo abituati a vedere le fiamme e il fumo nel Parco Nazionale, che si estende e prospera sul nostro vulcano dormiente.  Che sia per il troppo caldo, o per gli incendi provocati da criminali senza scrupoli, noi siamo abituati a vedere gli elicotteri e i canadair che, d’estate, fanno la spola dal mare al Vesuvio, dal Vesuvio al mare.

Ma un simile scempio, com’è quello dell’incendio (degli incendi!) di questi giorni, nessuno, credo, l’aveva mai creduto possibile. Perché, di solito, vedevi in lontananza una colonna di fumo che, come da un comignolo di un camino, saliva verso il cielo. Ed era un evento piccolo, si vedeva che avveniva sul Vesuvio e si vedeva l’elicottero o il canadair che si dirigeva verso il vulcano. Invece, ciò di cui siamo stati testimoni in questi giorni è completamente su un’altra scala. Se si guarda si sa che c’è il Vesuvio, ciò che si vede è solo fumo: un’unica gargantuesca nuvola di fumo, che lo circonda completamente ed incombe sulle città vesuviane.

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La nuvola di fumo che circonda il Vesuvio e incombe sulle città vesuviane, vista dal Porto di Torre del Greco, fotografata questa mattina 13/07/2017 da me

Qualcuno ha voluto colpire con forza il Parco Nazionale e non solo, per chissà quali fini. Per creare un disastro di queste proporzioni, ci vuole una mente e una regia lucida, malvagia e con un egoismo titanico. Sì, perché solo il pensiero che tu e i tuoi vili interessi valiate più del pianeta stesso e delle forme di vita che lo popolano ti può spingere a uccidere piante e animali, a far sprecare dio sa quanta acqua, a mettere a repentaglio l’immagine delle città vesuviane e le strutture di chi si guadagna da vivere onestamente (diversamente da te, chiunque tu sia, chiunque voi siate), a far sfollare delle persone dalle loro case e togliere loro il sonno, a farci respirare una nube che può benissimo essere tossica… perché sì, l’aria sa di bruciato anche qui, vicino al mare di Ercolano, a chilometri di distanza.

E’ incredibile come pochi criminali possano mettere in questo stato la periferia di una grande città metropolitana come Napoli. E non farò discorsi politici o sulle responsabilità, quelli li faranno altri e li faranno dopo. Io mi auguro solo una cosa, che i responsabili paghino. Ci vogliono pene dure, senza attenuanti, da scontare fino all’ultimo anno assegnato. Ci vuole l’indegnità morale. La privazione del diritto voto. Come per i reati di mafia.

Ho iniziato dicendo che anche un filo d’erba infinitesimo vive. Moltiplicatelo per chissà quanto quel filo, aggiungeteci alberi, addizionate, ancora, animali, strutture, la salute di pompieri (che lavorano, col caldo che fa, tra fiamme e fumo, in divisa) e di chi è costretto a respirare la nube che il vento spinge verso la città. Il risultato di questa sommatoria è un delitto, un attacco al valore della vita, che è un diritto di tutti.

Oggi sono andato al porto di Torre del Greco, che è posto proprio di fronte al Vesuvio. Volevo vedere la situazione. Ho potuto vedere, oltre ai Canadair che andavano e venivano, solo tanto tantissimo fumo. Ed io mi chiedo. Domati gli incendi, quando il fumo si diraderà, cosa vedremo? Cosa sarà rimasto? 

Questo scempio non è dissimile a quanto l’Isis ha fatto all’antica Palmira, anche questo pensavo. Gli uomini trovano sempre molte ragioni e molti modi di fare il male. E noi cosa possiamo fare, se non fare il bene?

– Giuseppe Circiello –