Unfair – L’Aura – Musica

Ebbene, oggi è uscito il 3° singolo (e video) del nuovo album di L’Aura, Il Contrario dell’Amore. Il brano si chiama Unfair ed è, secondo me, uno dei migliori non solo del nuovo cd, ma di tutta la carriera della cantautrice bresciana. Un brano dolce e malinconico, che guida ed ispira a superare le ingiustizie. Ed insomma… adoro questo ritorno musicale… brava brava brava!

UNFAIR

Whatever you do
you do it till is wrong
till all of the colors bleed to black
just so you can say
it wasn’t in your head
just so you can build up regret
I’m asking a lot
but you answer too much
doesn’t it feel like shifting gears again?
does it feel like loneliness?
doesn’t it feel like letting down your friends?
does it feel like you’re unfair?

the mother in you was never to be mine
was never to find in me a child
the mother I am has woken up my pride
my right to be loved
you’re asking a lot
it’s too much to move on
doesn’t it feel like shifting gears again?
does it feel like loneliness?
doesn’t it feel that lies are all you mend?
does it feel like you’re unfair?

I wished I prayed to be your friend
but friends are meant to listen
your precious rage has come to term
in terms that burn
they burn so fast
you know, so fast
you know, so fast
you know, so fast

doesn’t it feel like you’re 16 again?
does it feel like loneliness?

doesn’t it feel like letting down your friends?
does it feel like you’re unfair?
doesn’t it feel that lies are all you mend?
does it feel like you’re unfair?

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Guarda l’Alba – Carmen Consoli – Canzone

Ieri, mentre disturbavo il vicinato con un po’ di karaoke, sono arrivato a questa canzone. Premetto che avevo iniziato ad ascoltare Carmen Consoli, perché una cosa che mi è capitata (o forse non capitata) mi ha fatto ricordare di Amore di Plastica, il suo bel singolo di parecchi anni fa. Poi via via, in un viaggio che mi ha portato ad ascoltare varie canzoni della cantantessa, sono arrivato a Guarda l’Alba. Ecco, penso non ci sia da aggiungere molto a quello che lei stessa canta. E’ una profonda poesia sul tempo che passa, sul dolore e la necessità di andare avanti e rigenerarsi.

E sinceramente ho pensato a mio padre. Mi manca sempre – ma a volte di più! Mi sento come Ulisse che incontra sua madre nell’Ade e cerca di abbracciarla e non ci riesce, perché è solo un’immagine. E’ davvero brutto che i ricordi non possano diventare tangibili. Il tatto e la materia sono importanti.

L’unica cosa che mi rimane è il mio affetto e il non dimenticarti. “Persino il dolore più atroce si addomestica“, dice Carmen. Ed è vero. Ma come ogni animale selvatico ed addomesticato, qualche volta, il dolore, torna a mordere.

Il Contrario dell’Amore – L’Aura – Recensione – Musica

Risultati immagini per il contrario dell'amore l'auraOggi vorrei parlare di musica. Ed in particolare di un progetto discografico che mi sta a cuore, poiché l’ho aspettato a lungo e l’ho ascoltato a lungo. Si tratta del nuovo album di L’Aura, Il Contrario dell’Amore, pubblicato il 22 settembre, per Time Records.

Questo è il terzo album della cantautrice bresciana; seguito del fortunato Okumuki, che la lanciò, e del buon Demian, suo secondo lavoro discografico, che uscì nel 2007. Da allora L’Aura, al secolo Laura Abela, un vero e proprio cd di inediti non l’ha più pubblicato. Ci fu solo un ep, Sei come me, che raccolse pochi risultati commerciali e feroci critiche, anche dai fan della cantante, i quali ne riscontrarono un calo di qualità e stile drammatico. Ed infatti, anche secondo chi scrive (me), la musica sognante e i testi curati degli esordi erano assenti e il calo di ispirazione evidente.

L’attesa era dunque molta. Perché con i primi due lavori L’Aura aveva dimostrato di essere una cantautrice e una musicista di tutto rispetto, dotata di potenza vocale, ma anche di gusti raffinati e riferimenti, anche letterari oltre che musicali, degni di nota (ad esempio, la titletrack del secondo album, Demian, è ispirata all’omonimo libro di Herman Hesse). Ci voleva una rivincita (e rinascita) artistica!

E direi che tanto aspettare ha ripagato. La cantautrice bresciana con Il Contrario dell’Amore dimostra prima di tutto che bisogna avere urgenza di comunicare, per produrre arte. Bisogna darsi tempo. Tempo di fare esperienze profonde, e soprattutto tempo di maturare, tempo per elaborarle ed assimilarle, per poi restituirle in forma di buona musica. E qual è la buona musica? Quella che ci racconta qualcosa, che ci fa sentire compresi e che ci aiuta a riflettere, con leggerezza, a volte, e con intensità, altre.

E così, con questi presupposti, l’album ci accompagna attraverso 13 canzoni dal sound ispirato dalla musica anni ’60, ’70 e ’90. Questi brani, nell’immaginario di L’Aura, raccontano la storia di tre suoi alter-ego, Lucy, Lisa e MaryJane, che mostrano il lato più oscuro dell’amore: quello della dipendenza, della fragilità e del tradimento, della nostalgia e malinconia. Perché è vero che quel sentimento che tutti adoriamo come un dio non è fatto di sola luce. Bisogna accettare che questo comporta anche i rischi che si celano nel suo lato più oscuro. Il che, se si riesce a superare le crisi, non è un male, poiché, come viene giustamente cantato nella ballad Cose Cosìpuò decidere molto anche il fallimento“: ovvero possiamo sempre imparare da noi stessi (e dagli altri).

Tra le canzoni più belle, oltre al singolo di lancio I’m An Alcoholic, che affronta il tema della dipendenza, segnalo la già citata Cose Così e, poi, Il Pane e Il Vino (che contiene un ritornello che passerà agli annali – “io preferivo il vino e tu scoparti altra gente” – ), Unfair, in cui L’Aura, tra le altre cose, ci dice quanto l’essere madre ha fatto aumentare la sua sicurezza e la propria consapevolezza di essere degna di vero amore ( “the mother I am has woken up my pride, my right to be loved), e l’intensa L’Amore resta c’è una Fine. Ma il livello è buono in ogni traccia.

In quest’album non ci sono filler, si sente che è stato curato da una donna e da un team consapevoli dei propri mezzi espressivi e che amano la propria vocazione. E a proposito di team, una menzione va a Simone Bertolotti, marito di L’Aura e suo produttore. I due hanno saputo dare una bellissima veste sonora alle canzoni. Si sentono tanti strumenti ed è una gioia per le orecchie in questo periodo in cui la ricerca musicale pop si è un po’ appiattita.

Il Contrario dell’Amore merita di avere una chance e sono felice che i primi due singoli abbiano avuto fortuna in radio (il secondo singolo è La Meccanica del Cuore, ispirato all’omonimo romanzo di Mathias Mathieu). Il terzo, verso la metà di novembre, pare sarà Unfair.

Io vi consiglio di dare una chance a L’Aura, questo lavoro non vi deluderà.

– Giuseppe Circiello –

 

Liability – Lorde – Canzone

Questa notte non faccio altro che ascoltare questa canzone di Lorde. L’umore e il testo della canzone mi prendono molto. E’ una bellissima/tristissima riflessione su come le relazioni umane – a volte – inizino con i fuochi artificiali e poi, solo da uno dei due lati, subentri la noia e la voglia di allontanarsi dall’impegno, dalla responsabilità, dal “peso” che ogni relazione vera comporta. Il problema è che chi rimane dall’altro lato ne soffre. Ma è comunque meglio essere da soli, che vivere nella falsità.
Eppure… è alquanto ingiusto.

“…The truth is I am a toy
that people enjoy
‘til all of the tricks don’t work anymore
and then they are bored of me…

Für Alina – Arvo Pärt – Musica

Pubblico raramente musica su questo blog, perché altrimenti, credetemi, inonderei WordPress… e per far questo sono più a mio agio su Tumblr. Però ecco, ogni tanto, ci vuole, perché la musica, che sia pop o più impegnata è sempre un’arte sacra… E qui se c’è la poesia, e se c’è la pittura, non può mancare la musica.

E quindi, dopo un bel po’ che non postavo brani… ho scelto un compositore estone, Arvo Pärt. Per lui è stato coniato il termine minimalismo sacro. E se premerete play, nei dieci minuti in cui sarete accompagnati dal piano, capirete cosa si intende. Perché a volte bastano poche note, ripetute e intervallate da giusti silenzi, per creare quel tipo di bellezza che ci connette con qualcosa di più elevato e che va oltre noi o più in profondità, dentro di noi… o ancora, magari, entrambe le cose.

Per cui, ecco, Für Alina, del maestro Arvo Pärt.

Regen – Lyriel – Musica – Finalmente la pioggia!

Oggi a Napoli ha piovuto, dopo tanto tempo e dopo tanto averlo desiderato, a causa della siccità che ha colpito l’Italia e a causa della (passata) emergenza incendi, soprattutto sul Vesuvio (per quanto riguarda queste parti). Ha piovuto e c’era anche il sole, il che, a mio avviso è un evento atmosferico ancora più bello! Dopo abbiamo avuto anche l’arcobaleno. Rivedere le nuvole, poi, dopo tanto averle desiderate è rasserenante. Una vera pioggia: lunga e fitta! Spero di vederne altre. Il nostro mondo, fragile, ha bisogno di lei. L’acqua è un ingrediente del miracolo della vita.

Questi pensieri mi hanno ricordato una canzone di un gruppo folk-metal tedesco, i Lyriel. In un loro album, intitolato Autumntales, c’è una meravigliosa canzone, che celebra la pioggia e il suo essere vitale. Il brano si chiama Regen (Pioggia). E il primo verso recita: “Der Welt er Leben schenkt, des Tropfens Niederschlag“, che traduco più o meno con: “La caduta delle gocce regala al mondo la vita“, che è quello che dico. Gran bell’album questo dei Lyriel: lieto di averlo ricordato.

Revolution – Helly Luv – Musica e Riflessioni – Curdi

Tempo fa vidi su La7 un reportage di Corrado Formigli, girato nella città di Sinjar, in Iraq. Questa, abitata da Yazidi e Curdi, fu conquistata dai miliziani dell’Isis, che poi vi commisero atroci delitti a danno soprattutto della popolazione Yazida, colpevole, secondo loro, di non essere musulmana. Grazie ai peshmerga curdi, addestrati anche dalle forze armate della coalizione occidentale, Sinjar è stata riconquistata e il giornalista di La7 andò lì per documentare una delle prime sconfitte dello Stato Islamico e quanto valorosamente i curdi di quella regione si stavano battendo.

Per chi non lo sapesse, i Curdi sono la più grande nazione priva di stato. Essi sono circa 30 – 40 milioni e si dividono soprattutto tra Iraq, Siria, Turchia e Iran. Durante le guerre mondiali, essi hanno anche provato a creare un proprio paese indipendente, ma le potenze mondiali e locali, sostanzialmente, non lo hanno consentito. Ed è un peccato, perché hanno proprie peculiarità e cultura, diverse da quelle degli stati che li ospitano e che, spesso, cercano o hanno cercato di assimilarli, scacciarli o discriminarli. Non sono arabi (e quindi semitici), ma sono i discendenti degli antichi Medi e condividono la nostra origine: sono indoeuropei (come gli iraniani/persiani). Sono però in maggioranza musulmani sunniti (vi sono anche curdi cristiani e zoroastriani), ma nonostante questo hanno una delle mentalità più laiche del medio-oriente: cosa che si vede anche dallo spazio che le donne hanno nella società. Famoso è il valore dei loro combattenti, i peshmerga, tra i quali, appunto, si annoverano anche numerose donne, che combattono in prima linea l’ISIS. Ed insomma, io auguro a questo popolo uno Stato, che meritano (e che ultimamente sembra essere in dirittura d’arrivo). Perché sono sicuro che lo renderanno, col tempo (nulla nasce perfetto, ma tutto si può migliorare), tra i più floridi, progressisti e laici di quella zona. Insieme ai turchi, i curdi rappresentano la più grande speranza, per l’Islam, di dimostrare che uno stato musulmano può ospitare una democrazia moderna e liberale.

Ecco, dopo che il reportage di Formigli mi aveva ricordato queste cose, mi sono messo a cercare in rete video e interviste di simile argomento. E, ad un certo punto, mi sono imbattuto in una ragazza dalla folta chioma rosso fuoco che, intervistata da un’emittente americana, presentava il suo video e la sua canzone, chiedendo al contempo aiuto e armi per i suoi fratelli curdi, i soli all’epoca a star combattendo l’Isis sul terreno, “boots on the ground“, come dicono negli USA. E dovevano farlo necessariamente, poiché con Baghdad che aveva perso Mosul e doveva riorganizzare il proprio esercito e con Damasco che non riusciva a frenare l’avanzata dei terroristi in Siria, il combattere strenuamente, per i curdi, era questione vitale.

Ma combattere è un qualcosa che si può fare in molti modi. Ed Helly Luv, la ragazza dai capelli rosso fuoco, è simbolo ed esempio di questa realtà. Ebbene, sappiate che, mettendo a repentaglio la sua stessa vita, questa artista curda ha girato il suo video musicale a soli 2,5 km di distanza dal confine con lo Stato Islamico. Perché? Perché voleva mostrare il suo popolo coraggioso e i peshmerga, mentre combattevano non solo per la propria libertà, ma per la libertà di tutti, poiché il terrorismo tutti noi riguarda.

E nonostante fossero impegnati tra combattimenti e turni di guardia, i peshmerga si sono prestati. Hanno acconsentito a far parte del video (e a proteggerne le riprese). Inoltre, molte delle persone che compaiono, sono persone che per davvero hanno dovuto fuggire dall’ISIS, quando avanzò fino a Mosul.

Ora, a parte il coraggio e l’impegno della cantante Helly Luv, dei peshmerga e di tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto, quello che mi preme sottolinearne è la sua forza dirompente. Perché questi, miei cari, cantavano, ballavano, si truccavano, giravano un video sfacciatamente pop, mentre a poca distanza da loro c’era l’orrore e la morte, la cruda violenza totalitaria del fondamentalismo islamico.

Ecco, chi ama la vita, chi ama la libertà, chi ama l’arte, non si fa mai fermare. Al terrore non si risponde solo con le armi, ma anche con i simboli e gli esempi. E, soprattutto, al terrore non dobbiamo concedere la possibilità di cambiare chi siamo. Al culto della morte i curdi hanno risposto con l’entusiasmo di vivere: cantando la pace, la libertà, la coesistenza.

Questo brano e questo video dovrebbero essere molto più conosciuti e diffusi, perché ci fanno capire che le cose che diamo per scontate non lo sono affatto. Tutta questa gente ha rischiato e rischia la vita, per aver partecipato a queste riprese.

Infine, prima di lasciarvi al brano, un’ultima riflessione. La maggior parte delle persone che sono in questo video sono musulmane. Eppure li vedete ballare e cantare insieme a cristiani e yazidi, li vede con i capelli tinti e col trucco. Insomma, la realtà del mondo è complessa. E noi dovremmo sempre cercare di evitare le etichette e le risposte troppo facili, i pregiudizi.

– Giuseppe Circiello –