Voglio Te – Rabindranath Tagore – Poesia

Voglio te, solo te! 
Lascia che il mio cuore 
lo ripeta senza fine. 

Tutti i desideri che mi distraggono 
di giorno e di notte 
in sostanza sono fasulli e vani. 

Come la notte tiene nascosta nel buio 
l’ansia di luce 
così nel profondo del mio cuore 
senza ch’io me ne renda conto 
un grido risuona: 
voglio te, solo te! 

Come la tempesta cerca la quiete 
mentre ancora lotta contro la quiete 
con tutte le sue forze 
così io mi ribello e lotto 
contro il tuo amore 
ma grido che voglio te, solo te! 

– Rabindranath Tagore –

Antigone – Sofocle – Recensione

Risultati immagini per antigone einaudiNon per odiare io sono nata, ma per amare”. 

Che bella, bella, bella tragedia! La frase che ho riportato potrebbe sembrare troppo “facile“, eppure quando mettiamo mano ad una qualunque legge, o quando creiamo un’Istituzione, dovremmo tenerla più presente. Un legislatore non dovrebbe mai dimenticare che il potere che esercita non è fine a se stesso, ma volto alla felicità e prosperità della comunità… E questa non può esistere e non si riesce a creare se ci si dimentica che esistono leggi morali universali che, se messe a tacere a causa del proprio particolarismo, troveranno sempre un’Antigone pronta a non negarle mai, riportandole, con la coerenza del proprio agire, al centro della coscienza politica di un paese.

Ogni “Male” si ritroverà sempre a fare i conti con se stesso. Non importa quanto tempo ci vorrà. Ma accadrà. E’ successo a Creonte, è successo a Hitler, a Mussolini, all’Unione Sovietica… e accadrà sempre. Perché come scrive qui Sofocle: “E’ diritta sempre la verità.

– Giuseppe Circiello –

Egli agisce – Adam Zagajewski – Poesia

EGLI AGISCE 

Egli agisce, nel fulgore e nelle tenebre, 
nel fragore delle cascate e nel silenzio del sonno, 
ma non come annunciano i vostri
pastori, che restano ben protetti. 
Cerca la linea più distante, 
una strada così lontana che quasi 
non si vede. Si perde 
nel dolore. Solo i ciechi, solo 
i gufi talora ne percepiscono la tenue impronta 
sotto le palpebre. 

– Adam Zagajewski – 

Vesuvio in fiamme – Riflessione

Anche il più piccolo dei fili d’erba è una forma di vita.  Questo è quello che sto pensando in questi giorni, mentre il Vesuvio brucia, come mai in 30 anni. Chi non abita in un comune vesuviano, forse, non lo sa: ogni estate siamo abituati a vedere le fiamme e il fumo nel Parco Nazionale, che si estende e prospera sul nostro vulcano dormiente.  Che sia per il troppo caldo, o per gli incendi provocati da criminali senza scrupoli, noi siamo abituati a vedere gli elicotteri e i canadair che, d’estate, fanno la spola dal mare al Vesuvio, dal Vesuvio al mare.

Ma un simile scempio, com’è quello dell’incendio (degli incendi!) di questi giorni, nessuno, credo, l’aveva mai creduto possibile. Perché, di solito, vedevi in lontananza una colonna di fumo che, come da un comignolo di un camino, saliva verso il cielo. Ed era un evento piccolo, si vedeva che avveniva sul Vesuvio e si vedeva l’elicottero o il canadair che si dirigeva verso il vulcano. Invece, ciò di cui siamo stati testimoni in questi giorni è completamente su un’altra scala. Se si guarda si sa che c’è il Vesuvio, ciò che si vede è solo fumo: un’unica gargantuesca nuvola di fumo, che lo circonda completamente ed incombe sulle città vesuviane.

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, spazio all'aperto, acqua e natura
La nuvola di fumo che circonda il Vesuvio e incombe sulle città vesuviane, vista dal Porto di Torre del Greco, fotografata questa mattina 13/07/2017 da me

Qualcuno ha voluto colpire con forza il Parco Nazionale e non solo, per chissà quali fini. Per creare un disastro di queste proporzioni, ci vuole una mente e una regia lucida, malvagia e con un egoismo titanico. Sì, perché solo il pensiero che tu e i tuoi vili interessi valiate più del pianeta stesso e delle forme di vita che lo popolano ti può spingere a uccidere piante e animali, a far sprecare dio sa quanta acqua, a mettere a repentaglio l’immagine delle città vesuviane e le strutture di chi si guadagna da vivere onestamente (diversamente da te, chiunque tu sia, chiunque voi siate), a far sfollare delle persone dalle loro case e togliere loro il sonno, a farci respirare una nube che può benissimo essere tossica… perché sì, l’aria sa di bruciato anche qui, vicino al mare di Ercolano, a chilometri di distanza.

E’ incredibile come pochi criminali possano mettere in questo stato la periferia di una grande città metropolitana come Napoli. E non farò discorsi politici o sulle responsabilità, quelli li faranno altri e li faranno dopo. Io mi auguro solo una cosa, che i responsabili paghino. Ci vogliono pene dure, senza attenuanti, da scontare fino all’ultimo anno assegnato. Ci vuole l’indegnità morale. La privazione del diritto voto. Come per i reati di mafia.

Ho iniziato dicendo che anche un filo d’erba infinitesimo vive. Moltiplicatelo per chissà quanto quel filo, aggiungeteci alberi, addizionate, ancora, animali, strutture, la salute di pompieri (che lavorano, col caldo che fa, tra fiamme e fumo, in divisa) e di chi è costretto a respirare la nube che il vento spinge verso la città. Il risultato di questa sommatoria è un delitto, un attacco al valore della vita, che è un diritto di tutti.

Oggi sono andato al porto di Torre del Greco, che è posto proprio di fronte al Vesuvio. Volevo vedere la situazione. Ho potuto vedere, oltre ai Canadair che andavano e venivano, solo tanto tantissimo fumo. Ed io mi chiedo. Domati gli incendi, quando il fumo si diraderà, cosa vedremo? Cosa sarà rimasto? 

Questo scempio non è dissimile a quanto l’Isis ha fatto all’antica Palmira, anche questo pensavo. Gli uomini trovano sempre molte ragioni e molti modi di fare il male. E noi cosa possiamo fare, se non fare il bene?

– Giuseppe Circiello –

Notte – Barbara Korun – Poesia

Notte
piena di sospiri
e di percettibile ansimare dei dormienti
muta gravità dei corpi
senza le radiazioni della coscienza
e la silente e densa presenza
di qualcosa di non umano
è sempre qua
di giorno pregna di luce solare
del brusio delle parole
di notte si sente
vive oltre i vulnerabili dormienti
avvolti nel buio e nelle lenzuola
l’anima
irretita dalla ragnatela dei sogni
attaccata al corpo
solo con un fragile filo
ancora più tenue del ricordo
e se
quella cosa oscura
quella cosa inumana
se
senza volerlo
urta contro il filo
l’anima
cade
cade
Cado.
Mi sveglio
con le palpebre incollate e il capogiro.
Di nuovo qua.
Attraverso la finestra
le rosse gocce dell’alba.

– Barbara Korun –