I dolori del giovane Werther – J. W. Goethe – Citazione – 2

Ah, quello che io sono tutti lo possono sapere… ma il mio cuore lo possiedo solo io. 

I dolori del giovane Werther, J.W. Goethe 

Risultati immagini per i dolori del giovani werther

Recensione de I dolori del giovane Werther – LEGGI

Annunci

Noi – Evgenij Zamjatin – Recensione

Risultati immagini per noi zamjatin mondadoriIl romanzo distopico Noi, di Evgenij Zamjatin, è un’opera dal peso rilevante, per motivi storici e filosofici. Ha ispirato un intero filone della letteratura e della cinematografia contemporanea, basata sulla resistenza e sulla lotta a civiltà e regimi oppressivi, ispirati da un tipo di idea, piuttosto che da un’altra.

Zamjatin fu un ingegnere russo, anzi sovietico, che scrisse il proprio libro tra il 1919 e il 1921, quindi in pieno periodo rivoluzionario e di guerra civile. E il coraggio di aver affrontato il tema del rapporto tra felicità e libertà e il tema del dissenso, proprio mentre andava a consolidarsi un regime totalitario, gli va senz’altro riconosciuto. In patria, però, ne pagò il fio. Non riuscì mai a pubblicarlo, finché fu vivo (infatti espatriò). Solamente nel 1988, ovvero tre anni prima della caduta dell’Unione Sovietica, Noi arrivò nelle librerie russe, insieme ad un altro importante titolo, 1984 di Orwell, che proprio da Zamjatin traeva ispirazione.

Il libro ci racconta di uno stato totalitario, temporalmente da noi molto distante, chiamato Stato Unico. L’idea secondo la quale ogni cittadino di questo stato viene cresciuto è basata sul predominio della razionalità. Una razionalità declinata nel modo più scientifico, asettico e matematico possibile. Ogni ora del giorno e ogni comportamento sono stabiliti per legge: dal numero di volte in cui un boccone può essere masticato, ai luoghi e ai modi in cui svolgere ogni tipo di lavoro e attività ricreativa. Vi è solo un’ora al giorno di libertà, utilizzata, spesso, per scopi sessuali. Ma anche le sfere della sessualità e della maternità risentono dell’invasione statale. Infatti, nello Stato Unico, nessuno appartiene a se stesso, esiste solo un noi, che rigetta qualunque individualità. E quindi ogni cittadino può richiedere ad un altro di avere un rapporto, previa prenotazione. Negarsi è un crimine. Così come crimine è rimanere incinte, se il proprio corpo non rispetta i precisi canoni eugenetici, normati dai medici dello stato.

Risultati immagini per evgenij zamjatin
Lo scrittore russo Evgenij Zamjatin

Tutto questo, in un mondo completamente trasparente. Ogni edificio è di vetro. Tutto deve essere visibile a tutti. E tutti sono sottoposti a perenne controllo e censura. Ogni dissenso, ogni IO in questo asfissiante NOI, equivale ad una condanna a morte.

E già da qui è chiaro quello che Zamjatin vuole dirci: ogni idea, portata all’estremo, produce pericolose assurdità. Non è importante stabilire quale sia l’ideologia alla base di un siffatto sistema illiberale, perché tutte, nel momento in cui vogliono divenire assolute, sopprimendo gli elementi di diversità, si tramutano in un unico terribile tipo ideale. Comunismo, capitalismo, fondamentalismo religioso, oppure scientifico, divengono la medesima cosa, se perdono di vista quella dimensione di libertà, che deve essere garantita a ogni singolo essere umano.

Un sistema perfetto e che non ammette modifiche è un sistema entropico e morto, ci dice l’autore. Ma anche la negazione dell’entropia, l’energia, vista come massima forma della libertà naturale non assicura la felicità e la sicurezza. Ed ecco che il grido che l’acuto Zamjatin lanciava nei primi anni dell’affermarsi del comunismo sovietico – e prima dell’incubo totalitario della Germania hitleriana – è un grido ammonitore che dice: “In medio stat virtus”. Ogni sistema, ogni sintesi politica, deve trovare un equilibrio giusto tra entropia ed energia, tenendosi lontano da questi due estremi fatali.

Tra questi pensieri e in questo contesto si dipana la storia dell’alfanumero D-503, il protagonista. Questo è un ingegnere, incaricato di costruire l’Integrale, un astronave di cui lo Stato Unico ha ordinato la costruzione al fine di trasportare la Rivoluzione anche su altri pianeti.

Il libro è scritto come un diario, in cui D-503 racconta i fatti e le vicende di cui ogni giorno è testimone e in cui descrive il proprio mondo, per far sì che altre civiltà vengano incanalate nella via dello Stato Unico. Ma a poco a poco, da convinto sostenitore dello status quo, egli arriverà ad avere dubbi e ad aiutare una donna, I-330, che risveglia in lui l’anima e l’amore. Esiste infatti una resistenza, i MEFI (dal Mefistofele del Faust di Goethe), che è riuscita ad organizzarsi, per combattere per la libertà, attirando tra le proprie fila migliaia di persone.

Risultati immagini per we zamyatin
Copertina dell’edizione inglese di Noi, We

Riusciranno i ribelli a portare a termine una nuova rivoluzione? La risposta sta al lettore, poiché il finale è aperto. Ma pare chiaro, da quanto afferma Zamjatin, che lo Stato Unico non può durare per sempre. Perché gli uomini non sono macchine e nascerà sempre qualcuno in grado di sovvertire un equilibrio. Come diceva Hannah Arendt ne Le Origini del Totalitarismo, ogni nascita è un atto rivoluzionario. Perché chi nasce ancora non fa parte e non ha imparato a esser parte del sistema. La natura rimane più forte di noi, proprio perché, che glielo si riconosca o meno, ha le sue leggi che comprendono anche noi. E allora, se lo Stato Unico di Zamjatin pensa di salvarsi con un’operazione che toglie la fantasia agli esseri umani, sarà proprio questo il suicidio di questo stato. La scienza è anche fantasia. Se essa stessa rinuncia al suo genio, allora chi ha fantasia, come i ribelli, ha un’arma in più – la più letale – da usare contro chi non ne ha.

Gran bel libro, per le tematiche affrontate e per il periodo storico in cui l’autore lo ha – profeticamente – scritto. Anche suggestivo nelle sue descrizioni, a volte. L’unico difetto è lo stile. Capitoli brevi e troppe frasi spezzate e lasciate a metà nei dialoghi, non lo hanno reso sempre “simpaticissimo”. Ma – ad ogni modo – è e rimane una lettura assolutamente interessante e da fare.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Noi – LEGGI

Elisa – Francesco De Gregori – Quelli che restano – Musica

E così, ieri, Elisa ha pubblicato la sua nuova canzone, dal titolo Quelli Che Restano. Una meravigliosa poesia composta da lei nel testo e nella musica. Il brano, cantato con Francesco De Gregori, è una profonda riflessione sull’importanza di rimanere fedeli a se stessi e al proprio percorso, nonostante questo possa far anche soffrire.
L’arrangiamento e la melodia sono minimali, Elisa si è ispirata al più raffinato cantautorato, mettendo al centro la parola, il significato. Un bellissimo testo, sincero, che ha spinto De Gregori, per la prima volta a cantare un brano di cui non è autore, e a farlo partecipare ad un duetto, dopo quasi 20 anni dall’ultimo.
Il percorso di Elisa, in lingua italiana, sembra aver raggiunto una nuova maturità… e mi piace! Questo brano anticipa il nuovo album e il suo primo singolo, che uscirà in autunno. Se queste sono le premesse, non vedo l’ora di ascoltare il nuovo lavoro di Miss Toffoli, in italiano, inglese, o misto che sia! Di seguito il video e il testo!

È che mi chiedevo se la più grande fatica
è riuscire a non far niente
A lasciare tutto com’è, fare quello che ti viene
e non andare dietro la gente
È che mi perdevo dietro a chissà quale magia
quale grande canzone in un cumulo di pietre
Sassi più o meno preziosi
e qualche ricordo importante che si sente sempre

È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza
quella che ti frega e ti prende le gambe
Che ti punta i piedi in quella direzione opposta
così lontana dal presente
Ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo, le vite che sfrecciano

E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali

È che mi voltavo a guardare indietro e indietro
ormai per me non c’era niente
Avevo capito le regole del gioco
e ne volevo un altro uno da prendere più seriamente

È che mi perdevo dietro chissà quale follia
quale grande intuizione tra piatti sporchi e faccende
Tra occhi più o meno distanti
e qualche ricordo importante che si sente sempre
Ma noi siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono
e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti
e selvatici degli animali
E più di una volta e più di un pensiero
è stato così brutto da non dirlo a nessuno

Più di una volta sei andato avanti dritto dritto sparato contro un muro
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno

Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno

Siamo quelli che restano in piedi
e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li perdono
e sulle autostrade così belle le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano
e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti
e selvatici e selvatici selvatici
Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
Quelli che di notte luci spente
e finestre chiuse non se ne vanno da sotto i portoni
Quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia
Siamo noi quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare

Demian – Herman Hesse – Recensione

Immagine correlataUna piccola premessa: di solito questo genere di libri non mi piace. Fatico ad apprezzare coloro che scrivono romanzi e novelle con lo scopo di insegnare la vita, il mondo, la spiritualità e altre di queste belle cose. Proprio non fanno per me!

E’ pur vero, però, che un gran numero di questo tipo di romanzi, tra cui anche Siddharta dello stesso Hesse, li ho letti quando ero molto più giovane e meno propenso ad ascoltare e/o leggere le parole di un “guru”.

E questo era quello che mi aspettavo da Demian. Devo ammettere, invece, che mi ha sorpreso. Mi è piaciuto molto (e mi chiedo se la mia attuale età non abbia avuto un ruolo in questo). Devo quasi dire grazie ad Hesse, per aver, se non eliminato, quanto meno attenuato un mio pregiudizio su questo genere.

Ad ogni modo, in questo periodo storico leggere un libro come Demian fa bene. Perché ci ricorda quanto sia fondamentale la libertà: di scoprire se stessi e di accettarne le responsabilità che ne derivano. Crescere e abbracciare il proprio destino è fondamentale. Spesso è una sfida dolorosa e tutt’altro che facile. Ma è un percorso che accomuna noi tutti. E questo è forse l’unico punto in cui la mia opinione diverge rispetto a quella di Hesse. Io credo che “Caino” lo siamo tutti (ma cosa significa quest’ultima frase non lo chiarisco, sperando di invogliarvi a leggere il libro).

– Giuseppe Circiello –