Alba – Selahattin Demirtaş – Citazione – 2

Se lo vorrai, il nostro amore si innalzerà sulle fondamenta sacre del lavoro e del sudore della fronte, l’odore del sudore mio si mescoli al tuo mentre corriamo di corteo in corteo, e la nostra dipendenza dallo scontro accresca la nostra passione. Camminando mano nella mano sulla radiosa strada della rivoluzione, riscopriamoci un giorno dopo l’altro. Il nostro amore si trasformi in acciaio temprato, messo alla prova dalla tortura degli interrogatori. Lottiamo per un mondo che sarà creato per stare dalla parte degli oppressi, innalziamo l’amore con il lavoro, la libertà, la resistenza. Che l’audacia e la fedeltà siano le uniche leggi delle nostre vite illegali.

– Alba, Selahattin Demirtaş –

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Recensione di Alba – LEGGI

Hannah Arendt riferisce sul processo di Eichmann Gerusalemme, Israele, maggio 1962 – Poesia – Barbara Korun

Hannah Arendt riferisce sul processo di Eichmann
Gerusalemme, Israele, maggio 1962

Per parlarne la poesia non basta.
Parecchie migliaia di pagine di rapporti.
Ogni parola ha davanti un nome.
Ogni nome è un uomo: corpo e spirito.
Ognuno deve essere responsabile di ciò
che ha detto, di ciò che ha fatto.
Non davanti a Dio, davanti agli uomini.
Davanti ai giudici.
Qui non c’è posto per la poesia.
Si susseguono i paragrafi, le norme,
un articolo dopo l’altro. Leggi,
costituzioni, mozioni, emendamenti.
Un disperato tentativo – l’unico che conta –
di scorgere il male, collegarlo con un nome,
il nome con una persona e trascinare la persona
in tribunale. Seguire pazientemente ogni segno
alfabetico senza perdere d’occhio il suo senso.
Dimenticare la propria sofferenza.
Limitare il male. Nient’altro.
No, la poesia non basta.
Ma proprio lei è la sorgente della luce
che riesce a rendere il male visibile.
Solo grazie alla sua esattezza
riesco a separare gli strati della
realtà personale da quella comune,
seguire l’inconcepibile apparente
rapporto tra cause e effetti.
Per me sono crollati tutti i sistemi di giustizia.
Mi si è disgregata la lingua,
cerco di ricomporla,
con pazienza e precisione,
pagina per pagina, pagina per pagina.
Anche senza la lingua
so mantenere la presenza di spirito.
La cicatrice nella lingua
mi serve,
testimonia l’attenzione.
Mentre scrivo, tutto il tempo
mi suggerisce
il contrario, distruttive assurdità,
sfrenati giochi di parole e di destini,
ogni sorta di cose impossibili;
con forza selvaggia, irrefrenabile
mi strappa la verità dalle mani
e me la rende uguale, ma trasformata:
con un’ombra, smisurata, profonda
e palpitante
che alle cose dà la forma,
alle azioni il significato.

– Barbara Korun –

Con me a Napoli – Giuseppe Circiello – Poesia

Eri lì, con me, per le strade di Napoli, 
nel pensiero d’un giorno. 
Sì – c’eri – ma non lo hai saputo. 
Era possibile, allora: un miracolo – 
una scia di piacere – una fiammella, 
nel petto, che ambiva di bruciare, 
e a lambirti con un bacio, leggero, 
che ancorasse la tua immagine alla realtà; 
la tua presenza nella mia bella città! 
Probabilmente – per la via di Croce 
passasti, anni or sono. 
Cosa avevi nel cuore? 
Silenzio profondo. 

Lì, con te, senza te, mi riscoprivo –
capace di voltare le pagine, 
capace di mostrarmi felice, 
capace di mostrare di più. 
Fu un attimo di vita diversa – 
di serenità riemersa, 
da denso petrolio.

E ora? Che farne?
Traccia da seguire, 
o passato da custodire?
Silenzio profondo.

– Giuseppe Circiello –

Digenis Akritas – Poema Anonimo Bizantino – Recensione

Risultati immagini per digenis akritas giuntiDurante la lettura di un saggio storico sull’Impero Bizantino, sono venuto a conoscenza di questo poema, il Digenis Akritas, d’autore anonimo. Se ne faceva cenno in un capitolo in cui, tra le altre cose, si parlava della letteratura bizantina medievale. Questa, secondo l’autore del libro che stavo leggendo, il bizantinista Ralph-Johannes Lilie, non era di particolare pregio, poiché troppo legata ai grandi classici del passato e priva delle spinte innovative della tradizione letteraria occidentale.

In altri ambiti l’arte romana d’oriente ha brillato, come ad esempio in campo pittorico, architettonico e religioso, ma non per quanto riguarda la produzione di “libri profani”. La maggioranza degli autori bizantini preferì chiudersi in se stessa, rimirando gli antichi classici in lingua greca (come l’Iliade e l’Odissea, ma non solo) con cui non ha osato confrontarsi. E questo se da un lato è un po’ sterile, dall’altro ci permesso di far arrivare molte grandi opere dell’età classica fino a noi.

Qualcuno, però, benché criticato dai contemporanei, provò ad apportare qualche novità nel panorama letterario, facendosi suggestionare dalle opere che tra il IX e il XII secolo venivano prodotte in Europa, in particolare per quanto riguarda il genere cavalleresco. E il Digenis Akritas si rifà a questa tradizione e non solo, poiché è un’opera in cui chiari sono gli influssi dell’immaginario biblico e classico.

Purtroppo, però, il valore di questo poema è relativo esclusivamente alla sua rarità. E’ una bella testimonianza del fatto che qualcuno scriveva nell’impero bizantino, sì… e basta. Risulta davvero un’opera un po’ semplice e dozzinale rispetto a tutto ciò che è stato scritto prima, dopo e durante non solo nell’emisfero culturale greco, ma ovunque (oltre ai già citati poemi omerici, penso anche all’Eneide, o anche al “sigillo” di tutti i poemi, La Gerusalemme Liberata, che pur appesantita da secoli di tradizione, chiude la pagina dei poemi epici e cavallereschi con molta più vita e inventiva e profondità di quanta se ne può trovare nel Digenis Akritas).

Questo, in realtà, a voler ben vedere ci dà informazioni su quella che doveva essere la società bizantina, a Costantinopoli, ma anche al confine con la Siria e la Mesopotamia, nel periodo storico delle invasioni arabe, che tanto hanno scosso le fondamenta dell’Impero d’Oriente, facendogli perdere anche molti territori. Vi si ritrovano, tra i deliri di onnipotenza e di fede dello scrittore (che raccolse in forma scritta motivi tramandati oralmente), gli indizi di una grande fragilità politica e imbarbarimento delle condizioni di vita, se non valoriali, tipici di una società che con ogni mezzo tenta di sfuggire al proprio inevitabile collasso.

Ma si poteva fare di meglio, per quanto riguarda la trama e la caratterizzazione dei personaggi in sé… proprio perché i bizantini avevano a disposizione grandi esempi passati, come Omero o la Bibbia.

Il Digenis Akritas, invece, da poema epico, che celebra la resistenza dei soldati di confine alla frontiera orientale, diviene una specie di romanzo d’amore, con un protagonista da far impallidire Superman, una vera Mary Sue (nel gergo “gggiovane”, quel personaggio perfetto che addossa su di sé tutte le qualità e i poteri, moltiplicati per il numero più alto che riuscite ad immaginare), un po’ troppo erotomane e auto-assolventesi.

Sono contento comunque di averlo letto, poiché è un libro interessante già come testimonianza di un periodo lontano… Ma spero, magari in futuro, di trovare altre opere del medioevo bizantino, opere più profonde, intendo.

Nell’introduzione ho letto che intorno al XII secolo anche i Turchi hanno scritto poemi epici… ecco, il bello della lettura è che una cosa porta ad un’altra! E potete stare sicuri che li cercherò e li leggerò! Ahahahahahahah (rise maleficamente).

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Digenis Akritas – 1 – LEGGI