Vocali – Arthur Rimbaud – Poesia

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali, 
io dirò un giorno i vostri ascosi nascimenti: 
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti 
che ronzano al di sopra dei crudeli fetori, 

golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende, 
lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle; 
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle 
che ridono di collera, di ebbrezze penitenti; 

U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi, 
quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie 
rughe 
che l’alchimia imprime alle fronti studiose. 

O, la suprema Tromba piena di stridi strani, 
silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi: 
– O, l’Omega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi! 

– Arthur Rimbaud –

Il Poeta Chiede Perdono – Fay Zwicky – Poesia

Morta al mondo ho mancato nei tuoi confronti
Perdonami, viaggiatore

Assetato, non sono stata una fontana
Affamato, non sono stata pane
Stanco, non sono stata cuscino

Perdona le mie poesie non scritte:
le molte che ho congelato con l’ironia
le molte che ho intrappolato nella rabbia
le molte che ho respinto a dispetto di me stessa
le molte che ho ignorato per paura

inconsapevole, cieca o spaventata
le ho ignorate.
Loro rumoreggiavano ovunque,
queste mie poesie non scritte.
Mi cercavano giorno e notte
e io le respingevo.

Perdonatemi per i colori
che potrebbero aver indossato
Perdonatemi per i loro volti eclissati
che non avevano il coraggio di far uscire
dalle righe non scritte.

Sotto ogni inerte ora di mio silenzio
è morta una poesia, inascoltata.

– Fay Zwicky –

Homo Ludens – Johan Huizinga – Citazione – 2

L’esistenza del gioco non è legata a nessun grado di civiltà, a nessuna concezione di vita. Ogni essere pensante può immediatamente rappresentarsi quella realtà: gioco, giocare, come qualcosa di specifico, di indipendente, anche se il suo idioma non avesse per esso una espressione generale. Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà. Ma non il gioco. 

– Homo Ludens, Johan Huizinga – 

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Penelope alla Guerra – Oriana Fallaci – Citazione – 2

L’amore da una parte sola non basta, Giò. Le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua. Chi non fa regali, non apprezza regali. Tu cerchi Iddio in terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Iddio non si inventa e neppure l’amore. L’amore è un dialogo, non un monologo.

– Penelope alla Guerra, Oriana Fallaci –

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I Berberi – Gabriel Camps – Recensione

I Berberi - Gabriel CampsDa una bancarella di libri usati, nella celeberrima via dei libri, a Port’Alba, Napoli, ho comprato questo breve saggio sulla storia dei Berberi, redatto dal professor Gabriel Camps (insegnante di Storia della preistoria e della storia dell’Africa del Nord all’Università della Provenza).

Ciò che mi ha spinto a voler leggere qualcosa scritto specificamente sui Berberi (Imazighen, nella loro lingua) è che, nei nostri percorsi scolastici eurocentrici, ben poco si studia delle popolazioni mediterranee dell’Africa; sia per quanto riguarda il periodo pre-cartaginese, che i periodi storici successivi: cartaginese, romano, arabo, ottomano. Si deve anche ammettere, però, che le testimonianze, sia archeologiche che scritte sono poche.

Detto questo, Gabriel Camps riduce veramente all’osso più di duemila anni di storia e, veloce come una mitragliatrice, ci spara addosso province romane, califfati e stati indipendenti, passando attraverso le origini incerte dei Berberi, la loro romanizzazione e la loro arabizzazione.

Tuttavia, la stringatezza del testo non è di per sé un male. Tutto ciò che volevo, da un testo così piccolo, era sapere più o meno cosa accadeva in Nord-Africa, mentre in Europa avvenivano i cambi di regime e le evoluzioni statali, che ben conosciamo. Da questo punto di vista, Camps mi è stato utile.

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L’odierna diffusione delle lingue berbere

Trovo deludente solo un’aspetto di questo lavoro. La totale mancanza di un – seppur piccolo – approfondimento sugli usi e costumi, sulla civiltà propriamente berbera. Viene detto davvero troppo poco, anche per un testo che non ha – di per sé – la volontà di approfondire… però ecco limitarsi a dire che i berberi si dividevano tra sedentari e nomadi e spiegare in poche righe il perché della facile islamizzazione e arabizzazione lascia davvero con l’amaro in bocca. Sapere qualcosa di più su qualche credenze, rito, o tradizione propriamente berbera, o della loro lingua, mi avrebbe reso più contento. Un piccolo capito in più non avrebbe guastato.

Comunque, se si ignora completamente la storia dei Berberi, leggere questo libro può essere un buon inizio. Personalmente, molte cose già le sapevo, ma le ho ripetute con piacere. Spero di trovare qualcosa di più approfondito. E se qualcuno passasse di qui e avesse consigli, dica pure!

– Giuseppe Circiello –