1984 – George Orwell – Recensione

Risultati immagini per 1984 orwellTestimone dell’era Totalitaria, Orwell, a pochi anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con conseguente caduta del Nazismo, crea una distopia in cui l’umanità è sotto il giogo di una forma politica che del totalitarismo riprende tutti i più folli e criminali elementi: come la mistificazione della realtà e il rifiuto dei diritti umani. E qui, ben lungi dall’accontentarsi di dominare ogni aspetto della vita privata e pubblica, il Partito ambisce al controllo totale non solo dei comportamenti manifesti dell’Uomo ma, a monte, sulla più istintiva interiorità umana.

L’incubo politico creato da Orwell assurge quasi a ruolo di Divinità: onnipresente giudice e plasmatore della realtà. Il suo “verbo” è qualcosa a cui tutti si devono adeguare, poiché la realtà è tale solo in quanto “percepita” dal cervello umano. E su quello e sui processi cognitivi il partito reclama totale dominio.

In questo universo di illiberale terrore si svolgerà la storia dei protagonisti. Una storia che lo scrittore, memore dei tragici anni appena vissuti dall’umanità (il libro è del 1949), scrive come monito per tutti. Per ricordarci quanto importanti siano le nostre libertà e quanto poco saggio sia il darle per scontate. Poiché, per quanto possa sembrare assurdo il grado di sottomissione al quale tutta la popolazione mondiale è soggetta, non dobbiamo dimenticare che con Hitler e Stalin principalmente, ma non solo con loro, ci siamo andati molto vicino.

Il libro non ha un lieto fine e lascia poche speranze per un riscatto dell’umanità. Ed è in questo che, secondo me, Orwell commette il suo errore di valutazione. Come diceva Hannah Arendt, in un regime totalitario, ogni nuova nascita è un atto politico e rivoluzionario (in potenza). Ogni nuova nascita introduce un elemento di novità potenzialmente destabilizzante, che non è detto possa essere eternamente sotto il controllo di un sistema fatto, non dimentichiamolo, da uomini fallibili. Ma questa è una forza che solo perseguendo l’autodistruzione dell’umanità può essere contrastata. Ed è questo che il partito farà mai! Perché senza umanità distruggerebbe anche se stesso… mentre il suo scopo è sopravvivere. Dunque, è composta da il punto debole di qualunque costruzione simile sta proprio nel fatto che tutta la struttura uomini (con la velleità di perpetuare la propria idea e sistema di potere).

Gran bel libro, scritto benissimo e ricco di spunti: meritatamente considerato un capolavoro.

– Giuseppe Circiello –

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Sajin Komamura – Citazione – Bleach – Manga – Sull’Amicizia

Komamura

Quel giorno ho individuato una piccola bugia nelle tue parole. Parlavi del “mondo che lei amava” ma non una volta hai mai detto di amare quel mondo tu stesso. L’ho capito, sì, quest’uomo detesta veramente il mondo. Ero riuscito a capirlo. Infatti, credevo che fosse soltanto giusto. Chiunque avrebbe avuto quei sentimenti dopo che gli era stato portato via qualcuno che amava. Eppure… mai una volta ti sei ritenuto adatto a recitare la parte del santo ed a sostenere che nonostante tutto amavi il mondo. Io rispettavo questo. Ecco perché ho giurato a me stesso che sarei diventato un vero amico per te. Se tu avessi sopportato una grande tristezza, l’avrei presa io su di me. Se avessi ottenuto una grande gioia, l’avrei divisa con te. Se avessi deviato dal tuo percorso ti avrei richiamato. Se avessi commesso sbagli terribili ti avrei perdonato. Se il mondo ti avesse disprezzato io sarei stato il tuo rifugio. In qualche modo, avrei dato a quest’uomo che aveva perso il suo amore per il mondo il potere di amarlo ancora una volta.

– Sajin Komamura, Bleach, by Tite Kubo

‘E trezze ‘e Carulina – Salvatore Di Giacomo – Poesia

Oi pètteno, che piéttene
‘e ttrezze ‘e Carulina,
damme nu sfizio, scippela,
scippela na matina!

E tu, specchio addò luceno
chill’uocchie, addò, cantanno,
ride e se mmira, appànnete
mentre se sta mmiranno.

Lenzola, addò se stenneno
‘e ccarne soie gentile;
nfucateve, pugnitela,
tutto stu mese ‘abbrile!

E vuie, teste d’anèpeta,
d’aruta e resedà,
seccate ncopp’ a ll’asteco
faciteve truvà!

Ma ‘o pètteno che pettena
‘e ttrezze ‘e Carulina
è sempre ‘o stesso pètteno
‘e tartaruca fina:

‘o specchio è de Venezia
e non ha fatto mossa:
‘e lenzulelle smoveno
n’addore ‘e spicaddossa:

e manco nun me sentono
ll’aruta e ‘a resedà;
cchiù ampresso ncopp’ a ll’asteco
abbrile ‘e ffa schiuppà!

– Salvatore Di Giacomo –

La Repubblica – Platone – Recensione

Risultati immagini per la repubblica platone mondadoriCome si può commentare Platone? Di certo non mi azzardo a fare una recensione “ampia e filosofica” del suo libro.

Posso solo felicitarmi che, diversamente da Socrate, abbia colto l’importanza di tramandare i propri pensieri in forma scritta alle generazioni future.

Chiariamo che molte cose che scrive riguardo all’organizzazione della sua città ideale non le condivido (la critica e la censura della poesia e della pittura, la divisione in persone utili e inutili e altre usanze spartane che vorrebbe introdurre nella sua costituzione). Però è innegabile che vada contestualizzato nel suo tempo e che la sua morale e le sue intuizioni più fini non potevano non diventare i pilastri della nostra cultura, per quanto erano sensibili, ragionate ed “avanti coi tempi” (l’uguaglianza della donna, l’importanza dell’educazione, della musica, l’infelicità a cui sono destinati gli ingiusti etc…).

In questo libro c’è un po’ tutto il suo pensiero, esposto in modo semplice, efficace e dinamico (probabilmente grazie anche alla sua forma di dialogo). Leggere questo capolavoro del pensiero è stato un vero ed interessante piacere. Tutti dovrebbero approcciarvisi (perché pensare, a prescindere da tutto, fa bene!).

– Giuseppe Circiello –

Citazione da La Repubblica: LEGGI

Dovunque andiamo – Henrik Nordbrandt – Poesie

Dovunque andiamo, arriviamo sempre troppo tardi
a ciò che un tempo siamo partiti per trovare.
E in qualsiasi città ci fermiamo
sono le case cui è troppo tardi per tornare
i giardini in cui è troppo tardi per trascorrere una notte di luna
e le donne che è troppo tardi per amare
a tormentarci con la loro impalpabile presenza.

E qualsiasi strada ci sembri di conoscere
ci porta lontano dai giardini fioriti che cerchiamo
e che diffondono il loro pesante odore nel quartiere.
E a qualsiasi casa torniamo
arriviamo a notte troppo tarda per essere riconosciuti.
E in qualsiasi fiume ci specchiamo
vediamo noi stessi solo dopo aver voltato le spalle.

– Henrik Nordbrandt –