Ohne dich – Senza te – Rammstein – Musica

OHNE DICH KANN ICH NICHT SEIN, OHNE DICH – 
MIT DIR BIN ICH AUCH ALLEIN, OHNE DICH… 

“Senza te non posso stare, senza te – 
sono solo anche con te, senza te…”

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Il Mondo di Sofia – Jostein Gaarder – Recensione

Il Mondo di Sofia, di Jostein Gaarder è un romanzo filosofico. E lo è un po’ in tutti i sensi che si possono attribuire alla parola Filosofia. Racchiude più di 2000 anni di storia del nostro pensiero, da Talete a Sartre, passando per tutti i più grandi pensatori che hanno plasmato il nostro mondo. E’ un grande atto d’amore per il sapere. Gaarder, inebriato dalle elucubrazioni dei nostri antenati e contemporanei, cerca qui di semplificarle e donarle ad un pubblico novizio o giovane, nel tentativo di fare proselitismo per la giusta causa della conoscenza. E chi può obiettare qualcosa, dato un fine così elevato?

Unire il genere del romanzo al genere divulgativo, in questo caso, ha pagato? Si, almeno per me (in rete ho trovato anche opinioni avverse). Personalmente, l’ho trovato un esperimento letterario interessante e avvincente. Ed è anche un modo leggero e gradevole di ripetere i fondamentali di questa bella disciplina o di aprirsi ad essa e lasciarsi condurre nel mondo della riflessione.

Certo, è da dire, la parte, minimale, dedicata al “romanzo” è meramente vestigiale: è il lato  più debole di questo lavoro… ma, d’altronde , quale storia avrebbe potuto competere in interesse con Socrate, Platone, Aristotele… Kant etc etc? Anzi, mi pare ovvio che, dovendo essere protagonista la filosofia, la trama non poteva che venire a costituire un mero pretesto…

Jostein Gaarder

Le 2 protagoniste hanno 15 anni. E penso che, intorno a quell’età, regalerò il libro alle mie nipotine. Sarà un bel modo per far fiorire la loro mente e renderle più grandi e consapevoli.

Credo sia nostro dovere di esseri umani porci domande, essere un po’ filosofici: il pensiero e la riflessione ci distinguono da piante e animali… E noi dobbiamo coltivare questo grande dono che, a quanto sappiamo, è rarissimo, se non unico, nell’universo.

– Giuseppe Circiello –

Il Dottor Živago – Borìs Pasternàk – Recensione

Risultati immagini per il dottor zivago libroDirò subito che Il Dottor Živago, di Borìs Pasternàk, è un libro che mi è piaciuto solo a metà.

E’ sicuramente una importante testimonianza e un’opera coraggiosa, che mostra come anche una Rivoluzione nata con le migliori intenzioni, spesso, si tramuti in un sistema oppressivo identico, se non peggiore, a quello che si proponeva di abbattere. Ma i meriti del libro mi sembrano finire qui.

Quando Pasternàk scrisse questo romanzo, che gli valse il Nobel per la letteratura, nell’occidente non ci si rendeva ancora ben conto della realtà della rivoluzione russa e della miseria, della repressione e della privazione di libertà che essa aveva comportato. E da questo punto di vista non si può che riconoscere i meriti dell’autore.

Ma quando ci si approccia ad un grande romanzo russo, dopo aver letto Dostoevskij e Tolstoj (per parlar solo dei più grandi), ci si aspetta di più. Pur non mancando riflessioni importanti sulla vita, sulla morte, sull’amore, sulla società russa, il romanzo non è riuscito a “prendermi completamente”. Ci sono numerose situazioni e caratterizzazioni, che sarebbe stato importante approfondire e tanti passaggi dove il caso – sia in bene che in male – favorisce improbabili incontri tra persone. La Russia è grande 19 milioni di km2 e i personaggi, sperduti tra la Siberia e le grandi città, si incontrano per caso mentre vagano per la tajgà etc etc?

Non so… carino, ma a volte prolisso – mi ha ricordato Flaubert e la sua Madame Bovary, nel suo soffermarsi – a volte – su vicende di nessun interesse, lasciando in sospeso altre più succose. Tra l’altro, ho avuto l’impressione che fosse scritto con un’ispirazione di “testa” più che di “cuore”; il che non è certo un “reato letterario”, ma lascia nell’opera qualche pennellata di “artificiosità”.

Carine le poesie nel finale. Ecco il problema è che da un russo. che affronta simili temi, non mi aspetto qualcosa di “carino”… ma di più.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Il Dottor Živago – 1 – LEGGI
Citazione da Il Dottor Živago – 2 – LEGGI
Citazione da Il Dottor Živago – 3 – LEGGI

Come il vento tra i mandorli – Michelle Cohen Corasanti – Recensione

Risultati immagini per come il vento tra i mandorliCome il vento tra i mandorli, di Michelle Cohen Corasanti, narra la storia di un ragazzino palestinese e della sua famiglia, dai primi anni della creazione dello stato di Israele, fino a – quasi – i giorni nostri (l’ultima parte del libro è ambientata nel 2009).

Il protagonista, Ichmad, grazie allo studio riesce ad emanciparsi e a superare una condizione di povertà disperata, arrivando persino a vincere il premio Nobel per la Fisica.

E’ evidente che la Corasanti, con questo romanzo, vuole indicare una via a tutti coloro che sono costretti a vivere nello scenario della infinita guerra israelo-palestinese. Bisogna spezzare il ciclo dell’odio. E per farlo è necessario concentrarsi sulla realizzazione di opere positive e non distruttive, perché non si può vivere di solo odio, vendetta e rancore. Il primo passo è dunque la crescita personale, perseguita attraverso lo studio e lasciando da parte i lati più negativi della politica, quelli che abbrutiscono l’essere umano e fomentano i sentimenti più deleteri. E’ sicuramente vero… ma è anche molto difficile nella realtà e credo sia sotto gli occhi tutti.

Quello dell’autrice è un sogno, un augurio… però poi c’è il contesto in cui ognuno vive e quello conta. Soprattutto perché non tutti sono dei piccoli Einstein come il protagonista.

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Michelle Cohen Corasanti, avvocato per i diritti civili e autrice di Come il vento tra i mandorli

Ad ogni modo, il libro è ben scritto ed inevitabilmente presenta anche scene molto forti (e direi che è inevitabile, dato lo scenario), descritte in maniera eccellente. Ha qualche “difetto”, comunque. A tratti è un po’ lineare e didascalico. Mentre non so se l’idealismo che lo permea – con grande evidenza – sia una caratteristica che mi piace, oppure no, perché a volte mi sembra estremamente ingenuo e/o ottimista; cosa, questa, che credo stridere troppo rispetto a tutta la realtà di violenza e miseria di quelle zone. Bisogna volere sempre il massimo dall’Uomo, sì, ma forse a volte questo desiderio lo si dovrebbe presentare con pudore. Non so, ci penserò.

Lo farei leggere – però – ai giovani palestinesi (e non solo)… per far loro prendere in considerazione che si può scegliere di non odiare… anche quando va tutto male… bisogna dare una possibilità alla propria vita, perché ha un valore tutto suo, che va al di là di ciò che ci insegnano o di ciò che ci fanno subire gli altri. Non nasciamo israeliani, palestinesi, ebrei, musulmani, cristiani: lo diventiamo. Tutto diventiamo. L’unica cosa che ci accomuna tutti è la vita e solo ad essa dobbiamo rendere conto. Nessuno stato reale o non reale, nessuna religione, nessuna idea vale la nostra vita, se noi non lo vogliamo. Prendiamoci cura della vita in quanto esseri umani e sviluppiamo il nostro potenziale… il resto viene dopo e non deve essere in contrasto con l’unica cosa che ci accomuna tutti: (di nuovo) la vita. Su questo sono d’accordo con la Corasanti.

– Giuseppe Circiello –

L’Amante di Lady Chatterley – David Hebert Lawrence – Recensione

Risultati immagini per l'amante di lady chatterley copertinaE’ uno strano libro, questo di David Herbert Lawrence. E dico che è strano perché, L’Amante di Lady Chatterley, se lo si legge attentamente spiazza. Si notano diversi difetti e limiti, ma al tempo stesso si capisce tutta l’esplosività e l’importanza di un testo simile, pubblicato nel contesto culturale di fine anni ’20 del 20esimo secolo. E quindi arrivati alla fine non si sa bene cosa pensarne.

Vediamo un po’! Di questo libro mi è piaciuto, prima di tutto, il fatto che quello del sesso non sia l’unico argomento affrontato. Lawrence si dimostra molto critico non solo nei confronti del tabù della sessualità femminile, ma spende le proprie energie di scrittore per schierarsi apertamente contro l’industrializzazione e il potere del denaro, colpevoli di disumanizzare gli esseri umani e di deturpare la natura. E non gli si può dare tutti i torti, perché il capitalismo, effettivamente, dagli anni venti in poi ne ha prodotte di situazioni aberranti.

Dopodiché il fulcro dell’opera è sicuramente, se non la scoperta, l’esibizione della sessualità femminile.

Constance Reid, Lady Chatterley, è forse il primo personaggio della letteratura a voler apertamente godere e senza sensi di colpa. E’ una donna libera, ma non libertina… che conosce il valore dell’amore, ma anche l’importanza della propria fisicità… attiva finalmente… e non più come mero e passivo strumento del piacere maschile. Posso solo immaginare lo scandalo in un’Inghilterra uscita da soli due decenni dall’oppressione della morale vittoriana… quando persino le gambe dei tavolini dovevano essere coperte, perché ritenute oscene. Lawrence a questo tipo di morale risponde con l’esibizione dell’amplesso, del fallo, dell’orgasmo e della voglia femminile. E forse il bisogno di creare questo dibattito e questa consapevolezza sociale era importante, all’epoca, e su questo cosa dirgli se non chapeau?

All’inizio, nei primi capitoli, però, questo libro non lo avevo capito… mi sembrava più “gratuito” che “libero”… e alcuni personaggi parlavano di sesso senza minimamente prestare attenzione ai sentimenti… il che mi sembrava tutto un poco freddo e – sinceramente – noioso. Mi ha fatto piacere, invece, che Lady Chatterley e Mellors si siano amati e che la storia non si sia risolta in una questione di corna al “povero” marito paralitico. Il libro si è dimostrato più profondo.

Mi è anche piaciuto che la relazione tra il guardiacaccia e Connie sia servita a mettere in luce l’ipocrisia alto-borghese e nobiliare della sinistra “chic”, che prima parla dei diritti dei lavoratori e poi storce il naso quando ci si deve davvero “unire” alle persone che si dice di voler aiutare. Non mi sorprende che il romanzo sia stato censurato all’epoca… linguaggio a volte volgare, sesso, attacchi a vari strati della società. Si è fatto odiare e ha fatto bene… perché forse ha indicato una strada meno stretta per il libero pensiero artistico.

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Nell’immagine, lo scrittore, David Hebert Lawrence

D’altra parte, però… questi sono forse anche i limiti del libro. Lawrence non ha saputo sempre misurare la sua idea. A volte il linguaggio scurrile non mi è parso necessario, a volte mi è parso che criticasse decisamente troppe persone e troppe situazioni, mettendo su un piedistallo – morale ed erotico – questi novelli “Adamo” ed “Eva”. Questo col risultato di renderli troppo “perfettini” e non sempre simpatici e, da un lato, troppo professori e, dall’altro, troppo vittime.  Infine, altro limite di questo libro, pur piacevole da leggere, riguarda – in parte – lo stile… ogni luogo, situazione o persona è descritta con così tanti ossimori, che non si può far a meno di trovare questo schema descrittivo un po’ ripetitivo.

Ad ogni modo, non è forse il libro migliore che abbia mai letto, ma valeva sicuramente la pena di leggerlo… per la sua valenza storica e culturale e per il suo messaggio erotico-liberatorio.

– Giuseppe Circiello –

Niente E Così Sia – Oriana Fallaci – Citazione

Prendo la pallottolina e l’ammiro. E’ fatta proprio bene. Chi l’avrà inventata? L’ha inventata un uomo. E un giorno quest’uomo s’è messo lì con la sua pazienza, la sua scienza, la sua fantasia, la sua tecnologia, e ha calcolato forma peso polvere velocità traiettoria momento d’impatto, e dopo tali calcoli egli ha fatto un disegno, e ha scritto un progetto, e ha offerto il progetto a un industriale. E l’industriale lo ha esaminato con interesse, e ha chiamato i suoi tecnici, e gli ha detto di realizzare la pallottolina per prova, ma in gran segreto perché un altro industriale non gli rubasse l’idea. E loro l’hanno fatto. Poi tutti contenti hanno portato la pallottolina all’industriale che l’ha guardata come se fosse uno smeraldo, uno zaffiro, e ha detto: ora vediamo se funziona. E c’è stato l’esame e la pallottolina è stata sparata. Su chi? Su cosa? Su un cane, su un gatto, su un pezzo di lamiera? Certo non su un uomo. Io avrei scelto un uomo: l’inventore, ad esempio, o lo stesso industriale, o tutti e due. Invece sia l’inventore che l’industriale sono rimasti intatti, e l’industriale ha riunito intorno a un tavolo di mogano il suo consiglio di amministrazione, e ha mostrato la pallottolina, e ha proposto di brevettarla e produrre milioni miliardi di pallottoline per l’esercito che avrebbe usate in Vietnam. E il consiglio di amministrazione ha approvato. Sicché guardala questa fabbrica piena di operai che costruiscono pallottoline, i bravi operai che non hanno mai colpa, la colpa è degli industriali e basta, gli operai poverini non fanno che eseguire gli ordini, devono pur guadagnare, mantenere la famiglia, comprarsi l’automobile a rate, no? Hanno forse il tempo e il modo di porsi problemi morali, eh? E costruiscono pallottoline. Laboriosi, compunti, attenti a scartare le pallottoline che non riescono bene, se la pallottolina è imperfetta non strappa non taglia non vuota di tutto il suo sangue l’ometto giallo che se la becca a vent’anni. O l’ometto bianco, o l’omone nero. Perché queste pallottoline ce l’hanno anche gli altri, si fanno anche a Mosca, e a Pechino, dove non le ordina un industriale, le ordina lo Stato, che è proprio lo stesso, e anche gli operai sono proprio gli stessi, magari ancor più diligenti, ancor più obbedienti, e un giorno io voglio visitare una fabbrica di pallottoline: a Chicago o a Kiev o a Shangai. E voglio guardarli in faccia tutti: operai, direttori, industriali. E infine voglio guardare in faccia l’inventore perché lui è il più bello, il più importante: suo padre inventò la ghigliottina e suo nonno inventò la garrota. Suo padre era un bravuomo e suo nonno era un bravuomo e anche lui è un bravuomo, ne sono certa: è un buon cittadino e un marito fedele e un papà affettuoso. E se vive a Chicago o a New York o a Los Angeles è anche un cristiano devoto. E se è cattolico, la domenica mattina va a Messa e il venerdì mangia pesce. E se è iscritto alla Società Protettrice degli Animali scrive lettere per protestare contro la strage delle foche a Bergen e Halifax. “Egregio signor sindaco, con profondo orrore ho letto la strage che ogni stagione avviene nella sua città dove piccole foche inermi, foche neonate, vengono sottoposte all’atroce supplizio della scuoiatura quando sono ancora vive, sotto gli occhi inorriditi delle madri che vengono accecate e poi usate per giocare a palla…” E sua moglie dirà che non indosserà mai più una pelliccia di foca. Voglio conoscere anche lei. Perché voglio regalarle una collana fatta con le pallottoline inventate da suo marito, e chiederle di portarla con la pelliccia di foca: ci va bene insieme. 
“Non pensarci più, calmati” dice Francois togliendomi la pallottolina di mano. 
“Non credi che lui si ribelli alla strage delle foche?” 

  • Niente e così sia, Oriana Fallaci 

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