Abete natalizio – Giuseppe Circiello – Poesia

Mi vogliono addobbare,
come un abete natalizio –
mi vogliono mettere
nell’angolo scelto,
ricoprendomi
di nastri,
fiocchi,
palle
e campanellini,
secondo il loro gusto.


Ecco i rami,
asfissiati –
come la base –
da aspettative
di gioia
preconfezionata.
Il manto
aghiforme
è funestato
da questo circo.


Ah, essere un albero!
Un organismo puro,
ma immoto.
Quale dinamica ho,
per spogliarmi
di tutto,
di me stesso,
dagli orpelli
vani
?

Nudo.
Rimanga la vita:
unica necessità –
unica verità.


Quiete vergine –
quiete oscura –
io bramo
mentre
assetate radici
si diramano
verso il cuore
abissale
della foresta.


Mi hanno offeso,
toccato, dannato,
e i miei frammenti
fuggono rapidi
dai monoliti
del loro volere –

ed allergici al mio.

Non desidero niente,
se non amore.
Non aspiro a nulla,
se non a me stesso.
Ma questo non basta
al mondo ammalato
d’utilità.


Appiccate l’incendio,
fiamme nere,
divorate me, albero,
divorate il natale,
i convitati,
gli addobbi
e la mano
che osò
mutare
il mio
corso.


Ora aprono i doni –
ma non abitano
in una stalla.
La messa è terminata
e prontamente dimenticata.
Il nemico è odiato,
il povero disprezzato,
lo straniero anche.
I cammelli affollano
microscopiche crune –
procede il loro passaggio:
dio e gli angeli
ne hanno un allevamento
.

– Giuseppe Circiello –

Mēs tiksimies gaisā – Instrumenti – Canzone – Song

Vagando per la rete, ho scoperto questa band lettone. Adoro ascoltare musica in tutte le lingue e sono sempre in cerca di belle melodie e/o musiche provenienti da ogni angolo della terra. Quando una composizione è di qualità, ritengo non sia necessario capire la lingua. Un bravo artista riesce a trasmettere lo stato d’animo con la propria interpretazione e le note scelte. Per chiunque vorrà, buon ascolto. Loro sono gli Instrumenti, e questa canzone si intitola Mēs tiksimies gaisā, che dovrebbe significare Ci incontreremo in aria.

Guarda l’Eufrate rosso di sangue – Yaşar Kemal – Citazione – 4

“È così, amico mio. Per quanto sia l’amore a fare di noi degli uomini, per quanto sia stato Dio stesso a dircelo, ancor di più lo è la compassione. È la compassione che ci rende umani, e che rende l’amore amore. Non è così, amico mio?
Puoi fare qualsiasi cosa, ma non devi toccare la corda della compassione, l’unica nell’animo umano che perdurerà fino al giorno del giudizio. Io posso uccidere quest’uomo senza battere ciglio, ma se la corda della mia compassione viene pizzicata, non riuscirò più a uccidere neanche una mosca. E se uno ha vissuto la guerra è una corda troppo sensibile, racchiude tutta la sua umanità”.

– Guarda l’Eufrate rosso di sangue, Yaşar Kemal –

Non so come tu canti, mio signore! – Rabindranath Tagore – Poesia

Non so come tu canti, mio signore!
Sempre ti ascolto
in silenzioso stupore.
La luce della tua musica
illumina il mondo.
Il soffio della tua musica
corre da cielo a cielo.
L’onda sacra della tua musica
irrompe tra gli ostacoli pietrosi
e scorre impetuosa in avanti.
Il cuore anela di unirsi al tuo canto,
ma invano cerco una voce.
Vorrei parlare, ma le mie parole
non si fondono in canti
e impotente grido.
Hai fatto prigioniero il mio cuore
nelle infinite reti
della tua musica.

– Rabindranath Tagore –

Un Cappello Pieno di Ciliege – Oriana Fallaci – Citazione – 1

Chi alla politica si dà in buona fede e non per sete di potere o vanagloria, chi nella politica pensa di realizzare l’irraggiungibile sogno d’un mondo davvero libero e giusto, non si espone solo al pericolo di finire in galera o al capestro. Rischia anche quello di patire il non riconosciuto martirio che ha nome Delusione. Inaridisce, la delusione. Demolisce. Sia che te la imponga un individuo o un gruppo, sia che te la infligga una speranza o un’idea, t’annienta. (Peccato che la retorica dell’eroismo non ne abbia mai tenuto conto, peccato che a fianco dei monumenti al Milite Ignoto le piazze di questa terra non offrano mai un monumento al Milite Deluso).

– Un Cappello Pieno di Ciliege, Oriana Fallaci –

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