Suvashun – Simin Daneshvar – Citazione

L’unico atto di coraggio che poteva compiere era quello di non impedire agli altri di compiere atti di coraggio, permettendo loro di fare quello che avevano in mente, seguendo il loro libero pensiero… con i loro mezzi. 

  • Suvashun, Simin Daneshvar

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    Recensione di Suvashun – LEGGI

 

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Quarta Dimensione – Ghiannis Ritsos – Citazione 2 – Poesia

…non ha importanza che tu parta o torni 
né conta che i miei capelli siano bianchi, 
(non è questo che mi dà pena – mi dà pena 
che non mi s’imbianchi anche il cuore). 
Lasciami venire con te. 
Lo so, ciascuno cammina da solo verso l’amore, 
solo verso la gloria e la morte. 
Lo so. L’ho provato. Non giova a niente. 
Lasciami venire con te. 

– La Sonata al Chiaro di Luna, Quarta Dimensione, Ghiannis Ritsos – 

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Suvashun – Simin Daneshvar – Recensione

Risultati immagini per suvashunSuvashun di Simin Daneshvar è uno dei libri più venduti in Iran ed esportati nel mondo.

La storia narrata è quella di una famiglia e di una donna, Zari, che vive il difficile periodo della seconda guerra mondiale, nella città di Shiraz, in un Iran unitario solo sulla carta.

Durante questo tragico periodo storico, il paese era teatro di interminabili lotte e divisioni politiche, esasperate dall’occupazione russa (al nord) e britannica (al sud). Questo avvenne per evitare che l’importante paese si schierasse a favore della Germania nazista e che Hitler ne potesse utilizzare le ingenti risorse petrolifere (sfruttate invece dal Regno Unito, che aveva dunque un ulteriore interesse a proteggerle).

Ed è in questo scenario che si svolgono le vicende di questo romanzo. I protagonisti, proprietari terrieri, si dimostrano sensibili verso le privazioni cui è sottoposta la popolazione, affamata a causa degli eserciti occupanti. Una situazione pregna di tensione, foriera di lotte fratricide tra collaborazionisti e non, tra filo-sovietici e filo-britannici, o semplicemente tra iraniani e iraniani.

In questo pantano, Yusuf, il marito della protagonista, entrerà in contrasto coi britannici, non volendo vendere loro le derrate alimentari prodotte nelle sue terre.

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L’autrice iraniana Simin Daneshvar (1921 – 2012)

Di fronte ai rischi che questo comporta, Zari si sentirà impaurita e inadeguata, volendo e desiderando la pace e la tranquillità del proprio nucleo familiare più di ogni cosa. Da donna e da madre, consapevole della sacralità della creazione, Zari rifiuta la violenza, che con i suoi atti nega la creazione stessa.

Eppure, col dipanarsi della trama e l’ineluttabilità della tragedia, capirà – sulla propria pelle – che si inganna e il mondo è anche questo: violenza, ostilità e guerra esistono e ti colpiscono, che tu ne riconosca l’esistenza oppure no. Così, per amore non si può fare a meno di restituire qualche colpo, a volte, per difendere le persone cui si vuoi bene e le cose in cui si crede. E’ una dura lezione che la protagonista, un’anima davvero nobile, materna e premurosa, imparerà. Sarà il dolore e sarà l’amore a infondere questo coraggio al suo animo.

E questo spiega, forse, anche il titolo dell’opera, Suvashun: un modo dialettale, persiano, per dire “lamento/requiem per Siyavash”, un personaggio dell’epica persiana, che rappresenta l’innocenza, l’innocente ucciso ingiustamente. E molte cose innocenti vengono sacrificate dall’incedere crudele della Storia: l’Iran, molti degli Yusuf del mondo e l’innocenza di molte Zari.

La protagonista – dopo un percorso interiore che va dall’inizio alla fine del romanzo – deciderà di opporsi. Opporsi alle trame di ‘Ezzatoddouleh, la vicina megera, alle trame del cognato opportunista, interessato solo ad un seggio al parlamento, e al Governo, che voleva impedirle di sfilare in corteo per Shiraz, con la salma del marito assassinato, minacciando un bagno di sangue. Non sempre lei vincerà, ma attraverso il coraggio avrà la certezza di far rivivere il nobile spirito dell’uomo amato.

Un bel libro, che mette in luce come anche ideologicamente l’Iran sia sempre stato molto composito, nonostante la parvenza di monolite unitario. Simin Dashvar, la prima scrittrice donna di romanzi in lingua persiana contemporanea, sa mostrare le divisioni politiche, sociali e di mentalità; sa fotografare un paese che si chiede quale sia la via giusta da intraprendere per il proprio futuro; sa sottolineare con delicatezza, ma in modo efficace, le differenze profonde e prive di giustizia tra chi vive al centro e chi vive nelle aree rurali del paese, tra le possibilità di uomini e donne in un contesto islamico e tradizionale, tra chi non vede l’ora di farsi corrompere e chi persegue la via dell’onestà.

Ed è bello che una donna abbia avuto tanto successo, nonostante dal 1979, anno della rivoluzione islamica-khomeinista, abbia dovuto combattere contro la censura e contro le innumerevoli – ingiuste – difficoltà che il regime impose a tutti e alle donne in particolare.

Lei sarà sempre letta e apprezzata… i Khomeini, i Khamanei, gli Ahmadinejad e i Rouhani verranno superati e biasimati.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Suvashun – LEGGI

 

Madre Teresa – Edward Le Joly – Recensione

Risultati immagini per madre teresa famiglia cristiana jolyBenché questo libro – che chiude una serie di biografie e romanzi storici, pubblicati anni fa da Famiglia Cristiana – si intitoli “Madre Teresa”, esso in realtà non è un resoconto totale della vita di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu. Questo testo rappresenta, più che altro, uno sguardo all’interno della nascita e dello sviluppo delle Missionarie della Carità (fino alla fine degli anni ’70).

Ora, senza nulla togliere a Madre Teresa e alle sue opere, senza nulla togliere alle missionarie, che agiscono in tutto il mondo con coraggio e perizia, impegno e amore per il prossimo, devo dire che Edward Le Joly non ha un bellissimo stile (per niente).

Questo libro riesce ad essere interessante solo durante le interviste fatte a chi ha conosciuto e lavorato con la Madre, e solo quando a parlare è la stessa Madre. In tutte le parti lasciate all’ingegno di Le Joly, invece, a regnare non è la grazia divina, ma la noia più terrestre. Ripetere all’infinito paragoni con San Paolo e altri apostoli, citando qui e lì versetti della Bibbia, come per aggiungere qualcosa in più alle opere di Madre Teresa, risulta – a mio avviso – sovrabbondante.
Che parlino le opere, punto! 

– Giuseppe Circiello –