Io non sono un albero – Maryam Madjidi – Recensione

Risultati immagini per io non sono un albero madjidiCon questo autobiografico romanzo d’esordio, Maryam Madjidi, scrittrice franco-iraniana, affronta il tema dell’esilio e delle radici.

Nata in Iran nel 1980 da genitori comunisti, a sei anni è stata costretta, con la famiglia, a fuggire dal paese a causa della violenta repressione politica, messa in atto dal sanguinario regime degli ayatollah.

Il libro sottolinea efficacemente la difficoltà dell’integrazione, per chi è costretto a lasciare la propria patria. Perché se da un lato la Francia ha rappresentato – per l’autrice e i suoi genitori – la possibilità di vivere liberamente, con tutte le garanzie e le possibilità della democrazia, dall’altro lato il paese dei “Lumi” ha rappresentato una brusca interruzione con un passato di altre sicurezze. Quali? Le sicurezze del padre, che lavorava in una banca, in Iran, e in Francia non ha trovato altro che lavori di fortuna; le sicurezze della madre, che doveva iniziare a frequentare l’Università di Medicina a Teheran e che, invece, catapultata in Francia, ha dovuto rinunciare a tutto; le sicurezze di Maryam: gli affetti, la lingua, l’identità.
A questi fattori va aggiunto che la parola “integrazione”, per tanti anni, ha significato “demolizione” del vissuto precedente, al fine di creare “francesi”, e stop!

La Madjidi ha avuto successo perché da piccoli, probabilmente, ci si adatta prima e meglio a cambiamenti così radicali… eppure il trauma dell’esilio e la condizione di sentirsi perennemente a metà tra due mondi – Francia e Iran – non sono stati facili da affrontare.

E questo mi fa pensare che, in effetti, nessuno si metterebbe in questa situazione, se non ne fosse costretto. Ecco ritengo che questi temi siano molto attuali. Troppe volte – oggi – sentiamo usare parole denigratorie nei confronti dei migranti (politici o economici che siano), dimenticandoci che ognuna di queste persone vive un suo dramma, ognuna di queste persone viene da un passato di tragedie, che noi, come essere umani, dovremmo essere tenuti a considerare – perché l’ingiustizia che subisce uno, può essere subita da tutti… da me, da te, da chiunque. E non ne faccio un discorso politico – esistono tanti modi per gestire i flussi migratori, gli asili politici, gli scenari dei paesi di provenienza etc etc – il mio è un discorso di umanità, alla quale siamo sempre tutti chiamati. Chi fugge perché perseguitato – o disperato – merita rispetto, non insulti. Dovremmo davvero finirla di prendercela con le vittime.

Detto questo, Io non sono un albero, per quanto affronti un tema importante, risulta anche molto leggero e di rapida lettura. E la Madjidi usa immagini e metafore suggestive, piacevoli. Eppure non basta questo a renderlo un libro fondamentale. Quello che lei qui ci offre – una testimonianza e un punto di vista che dovremmo tutti adottare un po’ più spesso – può essere ottenuto anche con la sola intelligenza ed empatia e studiando.

Non male come opera prima. Ma poco più che tiepida. Sono convinto che Maryam potrà fare di più in futuro.

– Giuseppe Circiello –

La Coscienza di Zeno – Italo Svevo – Recensione

Risultati immagini per la coscienza di zenoCi sono autori che hanno la dubbia capacità di scrivere libri che sembra non finiscano mai, ma – tutto sommato – interessanti. Ettore Schmitz, vero nome di Italo Svevo, è uno di questi.

Le circa 300 pagine de La Coscienza di Zeno non volevano finire mai e – insomma – lo stile dello scrittore triestino le ha rese pesanti. Pesantezza a cui ha contribuito anche un personaggio non sempre piacevole moralmente. Tuttavia questo non vuol dire che il libro non sia interessante. Tutt’altro!

Questo romanzo psicologico ricostruisce perfettamente – ritengo – le meccaniche del pensiero umano, con i suoi dubbi, incertezze, “ispirazioni”, coerenze, incoerenze e certezze. La figura di Zeno Cosini mi sembra abbastanza universale, nelle sue dinamiche interiori. Si può non essere d’accordo con le idee del protagonista, si può non agire come lui, ma credo nessuno di noi sia libero dai grandi dialoghi che avvengono nella nostra coscienza – a livello conscio od inconscio.

Zeno si crede malato ed inetto. La guerra, in parte, lo farà ricredere perché, sostanzialmente, è chi è ritenuto sano che la decide (secondo me non sempre). Questo gli basta, dopo aver avuto i pareri di tanti dottori ed aver intrapreso un percorso di psicoanalisi (poi interrotto), per sentirsi guarito o, comunque, più sano.

A me sembra che, in realtà, ognuno faccia quello che può, con le “virtù” e i “mali” che madre natura gli ha messo a disposizione: con questi cerchiamo un poco di pace. Zeno Cosini inizia ad accettarlo alla fine del libro e credo che se la stessa cosa la capissimo tutti, staremmo tutti un po’ meglio con noi stessi e con gli altri.

In chiusura, non ho grandi aggettivi da attribuire a questo romanzo. Posso dire solo che l’ho trovato – tutto sommato – degno del tempo che gli ho dedicato, ma non lo definirei né bello né brutto. Lo consiglio solo a chi ha tanta pazienza.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da La Coscienza di Zeno – 1 – LEGGI

Intervista a Dio, n°2 – La Religione

Sopra il cielo c’è un baratro immenso,
che tutto ha potuto, che tutto ha saputo.
Sopra il cielo c’è un baratro immenso,
riempito di favole e orrore,
in cui fingono di declinare l’amore.
Sopra il cielo ci sono dei ganci
ai quali appendiamo la nostra speranza,
la nostra morale, che traballa –
esposta alla violenza sicura dei venti cosmici:
colpiscono con la loro coerenza
la fortezza della nostra decenza.
Io sono terrestre, ctonio, io sono foreste –
transitorie, forti, radicate nel cuore
della terra.
Io sono la vita – la natura – tutto il creato
mi attraversa la mente.
Sono l’Uomo – essenziale misura delle cose:
chi mai saprebbe di Dio, in assenza di ogni singolo Io?
Egli aumenta, diminuisce.
Chi dei due è la creazione che più ferisce?
Propagano il bene, propagano il male:
ecco che tutto il creato qualcosa vale.
Sopra il cielo c’è un baratro.
Un baratro umano.
Molti vogliono riempirlo,
molti vogliono sentirlo,
molti, capirlo.
Ma l’abisso è indifeso,
puoi metterci tutto –
innumerevoli volte,
Dio costruito e distrutto.

– Giuseppe Circiello –