Ho trovato l’amore – Pierangelo Bertoli – Musica

Al di là della connotazione politica di questa canzone, “Ho trovato l’amore” di Pierangelo Bertoli, io credo che questo testo dica cose molto sensate… tutti dovremmo ritrovare l’amore nelle più piccole ed importanti cose della vita. Non esacerbiamo i nostri animi. L’amore deve esistere e proliferare nel lavoro che facciamo, nel sorriso dei nostri cari, nella gentilezza verso il prossimo e in se stesso, ovvero nell’amore stesso. E’ un periodo in cui molte persone lo vogliono dimenticare ed eliminare dal loro rapporto con gli altro, con “l’altro”. E no! E’ sbagliato! Ritroviamolo. Diamolo, riceviamolo!

 

La mia testa si chiede, mai stanca, chi ha nascosto l’amore! [..]
…Se è bastato mostrare un sorriso, 
per vedere sbocciare l’amore, 
voglio aprire alla gente il mio viso 
e parlargli col cuore… 

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L’Uomo A Una Dimensione – Herbert Marcuse – Citazione – 3

…chi non astrae da ciò che è dato, chi non collega i fatti ai fattori che li hanno prodotti, chi non disfà i fatti nella sua mente, in realtà non pensa. L’astrattezza è la vita stessa del pensiero, il segno della sua autenticità. 

  • L’Uomo A Una Dimensione, Herbert Marcuse 

Recensione di L’Uomo A Una Dimensione – LEGGI

Thus Spake Zarathustra – Friedrich Nietzsche – Review

Thus Spake Zarathustra - Friedrich NietzscheWhen I approached this book by Friedrich Nietzsche, the first question I asked myself was “Why did he choose Zarathustra? Why him and not Jesus, Moses, Mohammed or some other prophet?” Well, the answer is simple. Zarathustra Spitama was the first, among a long series of prophets, who spread faith in one single God. He was the first spreading a certain religious moral about Good and Evil, in order to tell people how to behave. And this was clearly a sort of unforgivable original sin for Nietzsche. He couldn’t forgive the moment the ancient prophet started to sow the concepts that evolved in what is our metaphysical conceptions. So, the german philosopher thought it was a strong symbolical device, making Zarathustra destroy what he created: the idea, the belief in a single God, which gives mankind rewards or punishments.

The rational consequence of this way of thinking is that – if God does not exist – men should reconsider their values and their actions, avoiding the Good and Evil dualism and their dialectic. But, most of all, if there’s no metaphysical world, then human action is linked to the Earth: the only known reality. Consequently, all the values borrowed – mainly – from christianity are invalid, because they become useless burdens for our human nature.

Nietzsche’s superior mankind must be the creator of itself, pursuing its own pleasure, accepting what is unavoidable and sending away everything which causes unnecessary sorrow. This is the only way, for the philosopher, to give and find a meaning to our life experience – even if God does not exist.

All of this happens in a cyclical time, which perfectly repeats and repeats itself. Eveything already existed and will exist, just in the way we’re now experiencing it. It’s the famous concept named “Eternal Recurrence of the Same. Depending on your opinion, it may be a neverending nightmare, or a magnification of mankind, where each story, each single choice, is perpetually repeated. This makes us all like God: immutable and eternal.

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Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

That’s what Nietzsche tells us in Thus spake Zarathustra. Although it does not “seduce” me and I cannot agree with him, I have to admit it’s a charming and original theory. But, personally, even if I might agree that we can’t say if God is real or not, I think that Good and Evil are exactly like we always have thought them to be. In particular, if we speak about compassion – which is a feeling that the german philosopher strongly condamns. And I can’t agree with that. I think we need bounds, because even if we are rational creatures, we make mistakes.

 

Mankind is natural phenomenon. But even if we are part of nature, we are not like all the other creatures. We live on a total different level and we have to preserve ourselves. So, I think it’s risky what we read in some parts of this book. Friedrich Nietzsche puts people in different categories, judging their action and presuming to know what they think and what they feel. But man and reality are more complex than easy nomenclatures: you cannot divide humanity in plebs and supermen. We are equal and nobody is entitled to take the upper hand against someone.

This said, the book is interesting, even though it’s not an easy reading. Beautiful and suggestive parts alternates themselves with boring and intricate ones. But – in the end – when you finish Thus Spake Zarathustra, you are satisfied and you gain new ideas to think through.

– Giuseppe Circiello –

VERSIONE ITALIANA

Che fare? – Nikolaj Gavrilovič Černyševskij – Recensione

Černyševskij crede nella spiegazione materialistica della storia e della vita. Le sue idee sono quelle del socialismo utopico, della parità tra uomo e donna, della possibilità di emanciparsi – sia come singolo che come popolo – attraverso l’istruzione e la lotta a convenzioni sociali arcaiche.

Sono idee in cui l’autore crede fermamente, con buona fede. Trasuda, dalle pagine di questo romanzo, la genuina convinzione che un mondo migliore sia possibile. E’ bello il sentimento di fiducia che permea quest’opera di Černyševskij, soprattutto se si pensa che il romanzo Che Fare? fu scritto in prigione e diffuso clandestinamente.

Per l’epoca, parliamo di metà 1800, quando da poco la servitù della gleba fu abolita in Russia, il personaggio dell’imprenditrice socialista Vera Pavlovna, la protagonista, dovette essere, in ogni senso, rivoluzionario; e non è un caso che l’autore venne lodato da generazioni di giovani russi e che il suo libro fu annoverato da Lenin tra i suoi preferiti.

Magari il socialismo si fosse realizzato come nella piccola fabbrica di Vera! Ma purtroppo ogni “-ismo”, benché si basi su idee – se vogliamo – nobili (quasi ogni -ismo, eh!), conosce poi le mille storture che i tanti caratteri ed interpretazioni degli uomini gli impongono.

Ritratto di Nikolaj Gavrilovič Černyševskij, come dipinto da Jurij M. Kazmičev

Molti considerano Che Fare?, di Černyševskij, un romanzo ormai superato. Però ritengo che, alla luce della odierna crisi economica e di valori, possa essere un ottimo spunto di riflessione. Qui la libertà e l’emancipazione della donna non corrisponderebbero mai al vendersi come salami nelle pubblicità… E, per quanto riguarda i sistemi economici, quest’opera ci rende ancor più evidente che la “mano invisibile” dei sistemi liberisti e neoliberisti non esiste, se il profitto è disgiunto dalla volontà di condivisione, dalla volontà di creare un bene comune, dalla volontà di guardare il prossimo negli occhi, riconoscerlo come nostro simile, sentire empatia e riconoscergli il sacrosanto diritto a stare bene e a prosperare.

Questo doveva essere il socialismo! Ma purtroppo l’uomo non è stato in grado di applicarlo a causa della sua imperfezione. Eppure questo non si significa che le sue idee più nobili non debbano essere una luce, un faro, da seguire in ogni tempo e in ogni società, poiché occuparsi del prossimo non può essere ritenuta una moda (ideologica) passeggera. E’ parte integrante della nostra umanità! Non siamo, infatti, mero raziocinio ed utilitarismo. Siamo di più: in noi vi è anche empatia, solidarietà, amore.

Il romanzo ha un ottimo ritmo, fa pensare ed è gradevole. Bello che sia giunto fino a noi.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Che Fare? – LEGGI

La Rivolta di Dio – Forough Farrokhzad – Poesia

Contro gli Angeli urlerei
una notte, se Dio io fossi,
ché nel crogiolo del buio la scagliassero
la moneta del sole.

E con collera
ai servi del giardino del mondo,
la foglia gialla della luna ordinerei di strappare
dal ramo delle notti.

Dalla corte dei miei Arcangeli
e tra i suoi veli
distruggerei l’intero mondo
con la rabbia furiosa del mio pugno.

Dopo millenni di silenzio
le mie stanche mani
sprofondare farebbero le montagne
nelle bocche spalancate degli oceani.

Scatenerei milioni di stelle sfavillanti,
e del fuoco spargerei il sangue
nelle vene silenziose delle foreste.

Strapperei la cortina del fumo,
perché inebriata danzi la ragazza del fuoco
nell’abbraccio delle foreste
e nell’urlo del vento.

Soffierei nel flauto un notturno vento d’incanti,
perché dal letto dei ruscelli
serpenti assetati si levino,
stanchi di strisciare per una vita intera
sopra un umido petto,
e crollino in mezzo alla palude oscura
del cielo.

Con grazia direi ai venti
di far scorrere sui fiumi di febbre
il profumo di rossi fiori
come battello inebriato.

Spalancherei le tombe
ché migliaia di spiriti erranti
ritornassero alle fortezze dei loro corpi.

Contro gli Angeli urlerei
una notte, se Dio io fossi,
ché facessero ribollire
l’acqua paradisiaca
nella botte dell’inferno,
e con fiamme ardenti tra le mani
avvolgessero il lamento degli incorruttibili
in più pure vesti
e li cacciassero via
dai pascoli celestiali.

A mezzanotte, stanca della purezza divina
nel letto di Satana,
nel crollo di un nuovo errore
cercherei riparo.

Al prezzo della corona dorata
del Signore dei Mondi
sceglierei il piacere nero e doloroso
di un peccaminoso abbraccio. 

– Forough Farrokhzad –