La Rivolta di Dio – Forough Farrokhzad – Poesia

Contro gli Angeli urlerei
una notte, se Dio io fossi,
ché nel crogiolo del buio la scagliassero
la moneta del sole.

E con collera
ai servi del giardino del mondo,
la foglia gialla della luna ordinerei di strappare
dal ramo delle notti.

Dalla corte dei miei Arcangeli
e tra i suoi veli
distruggerei l’intero mondo
con la rabbia furiosa del mio pugno.

Dopo millenni di silenzio
le mie stanche mani
sprofondare farebbero le montagne
nelle bocche spalancate degli oceani.

Scatenerei milioni di stelle sfavillanti,
e del fuoco spargerei il sangue
nelle vene silenziose delle foreste.

Strapperei la cortina del fumo,
perché inebriata danzi la ragazza del fuoco
nell’abbraccio delle foreste
e nell’urlo del vento.

Soffierei nel flauto un notturno vento d’incanti,
perché dal letto dei ruscelli
serpenti assetati si levino,
stanchi di strisciare per una vita intera
sopra un umido petto,
e crollino in mezzo alla palude oscura
del cielo.

Con grazia direi ai venti
di far scorrere sui fiumi di febbre
il profumo di rossi fiori
come battello inebriato.

Spalancherei le tombe
ché migliaia di spiriti erranti
ritornassero alle fortezze dei loro corpi.

Contro gli Angeli urlerei
una notte, se Dio io fossi,
ché facessero ribollire
l’acqua paradisiaca
nella botte dell’inferno,
e con fiamme ardenti tra le mani
avvolgessero il lamento degli incorruttibili
in più pure vesti
e li cacciassero via
dai pascoli celestiali.

A mezzanotte, stanca della purezza divina
nel letto di Satana,
nel crollo di un nuovo errore
cercherei riparo.

Al prezzo della corona dorata
del Signore dei Mondi
sceglierei il piacere nero e doloroso
di un peccaminoso abbraccio. 

– Forough Farrokhzad –

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Se avessimo le ali… – To Flee from Memory… – Emily Dickinson – Poesia

Se avessimo le ali 
per fuggire dalla memoria 
molti volerebbero. 
Abituati a cose più lente, 
gli uccelli con sgomento 
scruterebbero la possente avanguardia 
degli uomini che scappano 
dalla mente dell’uomo. 

– Emily Dickinson – 

To flee from memory
Had we the Wings
Many would fly
Inured to slower things
Birds with surprise
Would scan the cowering Van
Of men escaping
From the mind of man 


Recensione della raccolta di Poesie – LEGGI

La Moglie di Lot – Wisława Szymborska – Poesia

Ho guardato indietro, è vero
Dicono per curiosità.
Non pensano neppure che potessi avere altri motivi:
il rimpianto di una coppa d’argento
lasciata nella mia casa di Sodoma.
La voglia di non vedere più il mio probo marito
che mi camminava davanti.
La voglia di verificare se si sarebbe fermato,
qualora fossi morta (non si fermò).
La disobbedienza degli umili.
La speranza che Dio ci avesse ripensato,
e non facesse morire migliaia di innocenti.
La solitudine e la vergogna di fuggire così di nascosto.

Ma forse fu solo un colpo di vento
che mi sciolse i capelli
e che istintivamente mi fece girare la testa.
E’ possibile che io sia caduta, e poi diventata di sale
con il viso rivolto alla città. 

– Wysława Szymborska –

Sono ferita rovente – Endre Ady – Poesia

Sono ferita rovente. Brucio, dolente. 
Mi strazia la brina, mi strazia la luce, 
te voglio. Per te sono venuto, 
anelo ancor più tormento: te voglio. 

Che bianco, ardente, in te il fuoco si alzi. 
Fanno male i baci, i desideri. 
Tu sei il mio tormento, la mia geenna, 
ti desidero. Ancora. Ti desidero. 

Straziato di desiderio, insanguinato dai baci, 
sono ferita rovente, ho fame di nuovi tormenti, 
tormenta anche tu me, l’affamato. 
E sono ferita. Baciami. Bruciami. Baciami. 

– Endre Ady –

L’anima si sceglie… – Emily Dickinson – Poesia

L’anima si sceglie il proprio compagno –
poi – chiude la porta –
così che la maggioranza divina
non possa più turbarla –

 

Impassibile – vede i cocchi – che si fermano
laggiù al cancello –
impassibile – vede un Re inginocchiarsi
alla sua soglia –

 

Io so che – tra tantissimi –
l’anima ne scelse uno –
per poi sigillare – come fossero pietra –
le valve della sua attenzione.

– Emily Dickinson –

Recensione della raccolta di Poesie – LEGGI

Contusione – Sylvia Plath – Poesia

Colore inonda la macchia, porpora cupo.
Tutto slavato è il resto del corpo,
ha colore di perla.

In un anfratto di rupe
risucchia il mare ossessivamente,
un solo vuoto è perno di tutto il mare.

Non più grande che una mosca
il marchio funesto
striscia già per il muro.

Il cuore si chiude,
il mare cala,
gli specchi sono schermati.

– Silvya Plath –