Quello che nascondi nel cuore – József Attila – Poesia

Quello che nascondi nel cuore,
aprilo agli occhi,
quello che ti pare di vedere,
aspettalo nel tuo cuore.

Di amore si muore,
chi è vivo – dicono
ma la felicità ci vuole,
ci manca come un pezzo di pane.

Chi è vivo, rimane sempre un bambino,
e vuole tornare nel grembo materno
o si ama o si uccide,
campo di battaglia o letto nuziale.

Sarai tu l’ottantenne, che
ucciso dalla nuova generazione,
mentre muori
generi milioni col tuo sangue.

Tu la spina nel piede
non ce l’hai più,
e dal tuo cuore
scappa anche la morte.

Quello che ti pare di vedere,
con la mano devi prendere,
quello che nascondi nel cuore,
uccidilo o bacialo forte. 

– József Attila –

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Dono – Forough Farrokhzad – Poesia

Io parlo dall’estremità della notte
dall’estremità della tenebra
dall’estremità della notte
io parlo

Se verrai a casa mia, oh mio caro
portami una luce
e una piccola finestra
per guardare
la stradina affollata e felice

– Forough Farrokhzad –

Poesia XLIII – Gustavo Augusto Bécquer

XLIII

Lasciai perdere la luce, e sul bordo
del disfatto letto mi sedetti,
muto, cupo, la pupilla immobile
fissa sulle pareti.

Quanto tempo sono stato così? Non so; abbandonandomi
l’ebbrezza orribile del dolore,
la luce spirava e nei miei balconi
rideva il sole.

Non so nemmeno in così terribili ore
quel che accadde in me o quel che pensai;
solo ricordo che piansi maledendo
e che quella notte invecchiai.

 – Rimas, Gustavo Augusto Bécquer –

Lacrimile – Lucian Blaga – Poesia

Quando esiliato dal nido dell’eternità,
il primo uomo,
sbalordito e pensieroso attraversava i boschi o i campi,
la luce, l’orizzonte o le nuvole
lo torturavano, rimproverandolo – ed ogni fiore
lo dardeggiava con un ricordo del Paradiso –
e, il primo uomo, il vagabondo, non poteva piangere.

Una volta, sfinito dal blu troppo chiaro
della Primavera,
con l’anima di un bambino, il primo uomo
cadde con la faccia nella polvere:
– Signore, prenditi la mia vista,
o, se puoi, annebbia i miei occhi
con un velo,
per non vedere
nè i fiori, nè il cielo, nè i sorrisi di Eva, nè le nuvole,
perché – vedi – la loro luce mi fa male.

E poi, il Misericordioso, in un momento di pietà
gli donò le lacrime.

– Lucian Blaga –

Piango per coloro… – Bashar ibn Burd – Poesia

Piango per coloro
che mi hanno fatto gustare il sapore
del loro affetto,
e dopo avermi svegliato, si sono
addormentati.

Mi hanno invitato ad alzarmi
in piedi e quando mi sono alzato,
portando con coraggio il peso
del loro affetto,
si sono affrettati a sedersi.

Uscirò dunque da questo mondo,
e del vostro amore
sempre vivo, in questo petto,
sotto le mie costole scarne, nessuno mai
sentirà la presenza.

Nella tristezza
e in me stesso,
ho allacciato lunghe relazioni,
che non finiranno mai,
a meno che non finisca un giorno
l’eternità.

– Bashar ibn Burd –

Prendi il secchio – Hilde Domin – Poesia

Prendi il secchio
porta te stessa
Sappi che ti porti
agli assetati

Sappi che non sei l’acqua
porti soltanto il secchio
Ma comunque abbeverali

Poi riporta indietro
il secchio pieno di te
a te stessa

Il tragitto
avanti e indietro
dura un decennio

(Puoi farlo cinque o sei volte
contate dal ventesimo anno di vita)

– Hilde Domin –

Da leggere il mattino e la sera – Bertolt Brecht – Poesia

Quello che amo
mi ha detto
che ha bisogno di me.

Per questo
ho cura di me stessa
guardo dove cammino e
temo che ogni goccia di pioggia
mi possa uccidere.

– Bertolt Brecht –

di questa ne riporto anche il testo in tedesco, perché credo che la sua sonorità in lingua originale aggiunga qualcosa…

Der, den ich liebe
hat mir gesagt
daß er mich braucht.

Darum
gebe ich auf mich acht
sehe auf meinen Weg und
fürchte von jedem Regentropfen
daß er mich erschlagen könnte.