La ballata della masturbatrice solitaria – Anne Sexton – Poesia

La fine della tresca è sempre morte. 
Lei è la mia bottega. Viscido occhio, 
sfuggito alla tribù di me stessa 
l’ansimo non ti ritrova. Fo orrore 
a chi mi sta a guardare. Che banchetto! 
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Dito dopo dito, eccola, è mia. 
E’ lei il mio rendez-vous. Non è lontana. 
La batacchio come una campana. Mi chino 
nel boudoir dov’eri solito montarla. 
M’hai preso a nolo sul fiorito copriletto. 
Di notte, da sola, mi sposo col letto. 

Metti ad esempio stanotte, amor mio, 
che ogni coppia s’accoppia 
rivoltandosi, di sopra, di sotto, 
in ginocchio s’affronta spingendo 
su spugna e piume l’abbondante duetto. 
Di notte, da sola, mi sposo col letto. 

Così evado dal corpo, 
un miracolo irritante. Come posso 
mettere in mostra il mercato dei sogni? 
Son sparpagliata. Mi crocifiggo. 
Mia piccola prugna è quel che m’hai detto. 
Di notte, da sola, mi sposo col letto. 

Poi venne lei, la rivale occhi neri. 
Signora dell’acqua si staglia sulla spiaggia, 
con un pianoforte in punta di dita, 
parole flautate e pudore su labbra. 

Mentre io, gambe a X, sembro lo scopetto. 
Di notte, da sola, mi sposo col letto. 
Lei ti prese come una prende 
un vestito a saldo dall’attaccapanni, 
ed io mi spezzai come si spezza un sasso. 
Ti rendo i libri e la roba da pesca. 
Ti sei sposato, il giornale l’ha detto. 
Di notte, da sola, mi sposo col letto. 

Ragazzi e ragazze sono tutt’uno stanotte. 
Sbottonan camicette, calano cerniere, 
si levano le scarpe, spengono la luce. 
Le creature raggianti sono piene di bugie. 
Si mangiano a vicenda. Che gran banchetto! 
Di notte, da sola, mi sposo col letto. 

– Anne Sexton –

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Quarta Dimensione – Ghiannis Ritsos – Citazione – 7

Ah, questa nostra ridicola premura di proteggerci – 
proteggerci sempre, proteggerci dal freddo, dal caldo, 
dalla fame, dalla sete, dalle malattie, dagli errori, dalla morte; 
e non ci sfiora neppure l’idea che ci viene da dentro il freddo, 
e non c’è verso infine di evitarlo. 

– Ismene, Quarta Dimensione, Ghiannis Ritsos – 

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Recensione di Quarta Dimensione – LEGGI

Primavera a Wŭlíng – Lĭ Qīngzhào – Poesia

S’è chetato ora il vento.
La polvere profuma
di fiori già avvizziti.


Si sta facendo sera
e dovrei pettinarmi.


Restano le sue cose,
ma l’uomo non vive più.
Tutto è finito per me.


Invece di parole,
scorrono le lacrime.


Dicono che ai Due Ruscelli
si può ancora godere
la dolce primavera.


Anche a me piacerebbe
una gita in barchetta,

ma temo unicamente
che i minuscoli scafi
siano troppo leggeri

per sopportare il peso
del mio immenso dolore.

– Lĭ Qīngzhào – 

La Musica – Lina Kostenko – Poesia

Apro il primo albore con la chiave di violino.
La nera notte è intarsiata di tenerezza.
L’orizzonte con la mano scarlatta scorre il giorno
come pentagramma dell’eternità.
Che sarà oggi? Quale lieto frammento 

della mia cocente sorte?
Il mondo mi ha stretta tra le fredde braccia

e ricava da me un bemolle.
Amore modesto –  il mio corno.
E il seguito? –
il primo violino del rimpianto.
E io sul fondo quotidiano
batterò come un tamburo.
Provo una grande leggerezza. Una grande difficoltà.
Voglio sentire la musica, musica, musica!
Sassofono, trombone, fagotto.
La musica mi bacia sul braccio come un cavallo
col suo buon labbro vellutato.
L’anima, imbrattata da un fatto spiacevole
si lava sotto l’antenna.
Si può direttamente da una manciata d’aria
attingere un notturno di Chopin. 

– Lina Kostenko – 

Ps: cercando questa poesia di Lina Kostenko, l’ho trovata sul blog UN’ANIMA E TRE ALI – IL BLOG DI PAOLO STATUTI, a cui va il merito della traduzione. Tra l’altro, ho avuto modo di darci un’occhiata e lo consiglio a tutti gli amanti della poesia, perché mi sembra ben curato e ricco di belle poesie, tradotte dalle lingue slave dallo stesso autore del blog.

Lettere non spedite al Padre – Janina Degutytė – Poesia

Continuo a scriverti lettere 
e continuo a parlarti. 
Difficilmente abbiamo mai parlato…
Ci nascondevamo solo il nostro dolore l’un l’altro 
ed evitavamo le lacrime l’uno dell’altro. 

Come amavi i tuoi pioppi e le betulle, 
un campo arato, l’orgogliosa crescita della segale…
Mi lascerai inserire nelle mie lettere 
il tremore delle foglie, 
la calda fragranza del pane, 
o, nel palmo della tua mano, 
il piccolo Sole giallo?

Quando il vento bussa ai vetri azzurri della mia finestra, 
quando il silenzio cresce come un groppo in gola, 
io ti scriverò lettere.
Le puoi leggere da lontano 
con gli occhi delle stelle 
o con le dita di vetro 
della pioggia argentea. 

– Janina Degutytė –

Lambast the fascist, lambast! – Giuseppe Circiello – Poem

Lambast the fascist, lambast!
You can, you should and you must!
Lambast the fascist, lambast!
Blow up the demon from the past!
Become the champion of the outcast:
lambast the fascist, lambast!

Whenever you listen to them,
wherever you listen to them,
whatever you listen by them:
intervene, speak up and rebuke
never let them spit their puke.

They might be your mamas and papas,
they might be your siblings or friends –
they might be your lovers or relatives
or acquaitances you don’t care about –
but for the love of justice, have no doubt:
whoever they are, be ready to start:
lambast! Lambast! Lambast!

It’s the duty of the righteous –
it’s the duty of the heart –
contradict, explain, indicate the right path,
as soon as you have the chance,
be pitiless with the pitiless
and lambast them!

– Giuseppe Circiello –