Amleto – Poesie di Jurij Zivago – Borìs Pasternàk – Poesia

S’è spento il brusio. Sono entrato in scena. 
Poggiato allo stipite della porta 
vado cogliendo nell’eco lontana 
quanto la vita mi riserva. 

Un’oscurità notturna mi punta contro 
mille binocoli allineati. 
Se solo è possibile, abba padre, 
allontana questo calice da me. 

Amo il tuo ostinato disegno, 
e reciterò, d’accordo, questa parte. 
Ma ora si sta dando un altro dramma 
e per questa volta almeno dispensami. 

Ma l’ordine degli atti è già fissato, 
e irrimediabile è il viaggio, sino in fondo. 
Sono solo, tutto affonda nel farisaismo. 
Vivere una vita non è attraversare un campo. 

– Poesie di Jurij Zivago, Borìs Pasternàk –

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Io sempre al limite… – Patrizia Valduga – Poesia

Io sempre al limite del mio niente 
ti ho esasperato, ti ho fatto ammalare. 
Ti ho sperperato i battiti del cuore 
per far battere il mio senza tremare. 
E il tuo amore per me forse è finito, 
mentre il mio è ancora tutto da fare. 
Amore caro, amato malamente, 
sono guarita. Vuoi ricominciare? 

– Patrizia Valduga –

Il rinnegamento di San Pietro – I Fiori del Male – Charles Baudelaire – Poesia

E che fa Dio di questo flusso d’anatemi 
che ogni giorno sale verso i suoi cari Serafini? 
S’addormenta al dolce suono di certe bestemmie paurose 
come un tiranno rimpinzato di carne e di vino. 

Certo che i singhiozzi di suppliziati e martiri 
sono proprio un’inebriante sinfonia, 
se i Cieli ancora non ne sono sazi 
dopo tanto sangue sparso per la loro voluttà! 

– Gesù, ricordati dell’Orto degli Ulivi! 
Tu pregavi in ginocchio, nella tua semplicità, 
quello che nel cielo rideva al suono dei chiodi 
che ignobili carnefici ti piantavano nelle carni vive. 

A che pensavi quando fu sputata addosso a te, divino, 
la crapula del corpo di guardia e degli sguatteri? 
A che pensavi quando ti conficcavano le spine 
nel cranio dove viveva l’immensa umanità? 

O quando s’allungavano le tue braccia distese 
col peso orribile del tuo corpo spezzato? O quando 
colava sangue e sudore dalla tua pallida fronte? 
O quando, infine, fosti esposto a tutti per bersaglio? 

Pensavi forse a quei giorni così fulgidi e belli, 
quando venuto per adempiere la promessa eterna 
percorrevi, in groppa a un’umile asina, 
strade cosparse di fiori e ramoscelli? 

Pensavi a quando frustavi i vili mercanti a tutta forza, 
avevi il cuore gonfio di speranza e ardore 
e diventasti poi signore? Di’, mai il rimorso 
non t’è penetrato nel fianco più giù della lancia? 

– Per quel che mi riguarda, andrò via soddisfatto 
da un mondo ove l’azione non è sorella del sogno; 
m’auguro di spada ferire e di spada perire! 
San Pietro rinnegò Gesù… e fece bene! 

– Charles Baudelaire –

Note brevi – Miren Agur Meabe – Poesia

Ieri mi si è bruciato un lenzuolo. 
L’ho bruciato io, con il ferro da stiro. 
Gli ho stampato un triangolo color pane tostato 
per colpa della televisione.
Lascio sempre acceso il televisore piccolo della cucina
mentre stiro:
un bambino nero della guerra
succhiava il capezzolo della madre morta.
Mi si è formato un nodo di capelli in gola.

Non me lo scorderò 
perché il latte mi ha macchiato il reggiseno.

– Miren Agur Meabe –

Poesia LXXVII – Gustavo Adolfo Bécquer

LXXVII.

Dici che hai un cuore, e solo 
lo dici perché i suoi battiti senti; 
quello non è un cuore…; è una macchina 
che mentre si muove fa rumore. 

– Gustavo Adolfo Bécquer – 

Dices que tienes corazòn, y sòlo 
lo dices porque sientes sus latidos. 
Eso no es corazòn…; es una màquina 
que al compàs que se mueve hace ruido.