Il Castello Errante di Howl – Diana Wynne Jones – Citazione – 1

Prendi una stella cadente, con tatto,
alla mandragola dona un bambino.
Gli anni passati che fine hanno fatto?
Chi taglia al Diavolo il piede caprino?
Delle sirene come odo il canto?
E dell’invidia com’evito il pianto?
Ancora, ancora:
qual è il mulinello
che spinge l’onesto oltre ogni tranello?
Di cosa si tratti decidilo tu,
e aggiungi, a questa, una strofa in più.

– Il Castello Errante di Howl, Diana Wynne Jones –

Il castello errante di Howl - Diana Wynne Jones - copertina

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Queste Oscure Materie – Philip Pullman – Recensione

Risultati immagini per queste oscure materie libroPer giocare un po’ con le parole, si può dire che Queste Oscure Materie, di Philip Pullman, tratta – a tutti gli effetti – di materie che ci sono – in verità – oscure, come Dio e il libero arbitrio, i misteri della vita e gli scopi ultimi delle forme viventi.

Molte culture hanno imbrigliato i dubbi che attanagliano gli esseri senzienti in quel coacervo di intuizioni e credenze che chiamiamo religione. E la religione è poi divenuta Istituzione. Un qualcosa di poco duttile che mal si presta al confronto con la spontaneità e la complessità delle forme di vita dotate di ragione.

In realtà, spesso, nella storia dell’Uomo, la Chiesa ha tentato di castrare ogni comportamento e teoria ritenuta eretica. Essa si è sovente macchiata di sangue, per riportare all’ovile le pecorelle smarrite, ree di essere vittime, o portatrici, di “storture” nel “disegno divino“. Un disegno che poche persone hanno preteso di interpretare a beneficio o danno di intere moltitudini, arrivando a contraddire, a volte, i significati della parola scritta (in quante cose la vita della Chiesa non è degna dell’esempio evangelico?).

Ecco, credo che sia partendo da considerazioni simili che Philip Pullman ha costruito il suo Fantasy: una trilogia di più di mille pagine in cui i protagonisti si ritroveranno invischiati in una guerra tra 2 fazioni. Da un lato Dio e la Chiesa, che vogliono ridurre l’umanità a una schiera di mansueti automi al servizio dell’ Autorità del Regno dei Cieli; dall’altro, un esercito di intelletti liberi e coraggiosi che si battono per la costruzione della Repubblica dei Cieli, intesa come una costruzione consapevole ed unica del proprio sé, in armonia con la natura e con un principio creatore che va anche al di là di ciò che comunemente è chiamato Dio; poiché per Pullman anche Dio è compreso nella creazione.

E’ questo il contesto in cui sono immersi i protagonisti dei 3 libri. Lyra, Will e tutta una serie di altri personaggi molto diversi tra loro, provenienti da mondi paralleli, e che si troveranno ora ad aiutare, ora a contrastare, i 2 ragazzi.

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Philip Pullman

L’autore ha dato vita ad un immaginario in cui si muovono streghe, orsi, spiriti, morti, creature create di sana pianta, come i gallivespiani o i mulefa, persone normali, angeli etc etc… Ognuno di essi è portatore di un tema che consente all’autore di mettere in evidenza il contrasto tra libertà individuale e Chiesa, sempre pronta a vedere il demonio nella diversità.

Per Pullman la dimensione istituzionale ecclesiastica è quasi totalitaria, tendente a ridurre il tutto ad uno solo. Ma la realtà è complessa e ognuno ha il diritto-dovere di costruirsi la propria Repubblica dei Cieli interiore, acquisendo esperienza, conoscenza, consapevolezza. Ed ognuno ha un modo unico per farlo, attraverso esperienze anch’esse uniche.

Era da tempo che un libro non mi catturava così. Davvero piacevole! Una di quelle storie che tengono svegli per varie notti fino alle 3, per sapere un determinato capitolo, una determinata avventura, come si concluderà. Mi è piaciuto. E poi Pullman gioca spesso con il paradosso – cosa a  me graditissima – (e in questo caso anche inevitabile, dato l’argomento).

Lo si può leggere semplicemente, oppure approfondendo i vari piani di lettura. Di sicuro è una lettura profonda, ma accessibile a chiunque. Consigliato? No, consigliatissimo!

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Queste Oscure Materie – 1 – LEGGI

Areopagitica – John Milton – Citazione

… chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, l’immagine di Dio; ma colui che distrugge un libro uccide la ragione stessa, l’immagine di Dio nella sua stessa essenza… 

  • Areopagitica, John Milton

…who kills a man kills a reasonable creature, God’s Image; but he who destroys a good book, kills reason itself, kills the Image of God, as it were, in the eye.

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Mucche – Dawn O’Porter – Citazione – 2

Quando la tristezza domina la tua vita, quando sei così prigioniero della negatività da non riuscire a vedere con chiarezza, è compito di una persona vicina a te ricordarti che a un certo punto le cose si sistemeranno. Ma se non hai una persona del genere nella tua vita, sarò io a dirti che tutto andrà bene se sarai tu a volerlo.

– Mucche, Dawn O’Porter – 

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Recensione di Mucche – LEGGI

L’Amante di Lady Chatterley – David Hebert Lawrence – Recensione

Risultati immagini per l'amante di lady chatterley copertinaE’ uno strano libro, questo di David Herbert Lawrence. E dico che è strano perché, L’Amante di Lady Chatterley, se lo si legge attentamente spiazza. Si notano diversi difetti e limiti, ma al tempo stesso si capisce tutta l’esplosività e l’importanza di un testo simile, pubblicato nel contesto culturale di fine anni ’20 del 20esimo secolo. E quindi arrivati alla fine non si sa bene cosa pensarne.

Vediamo un po’! Di questo libro mi è piaciuto, prima di tutto, il fatto che quello del sesso non sia l’unico argomento affrontato. Lawrence si dimostra molto critico non solo nei confronti del tabù della sessualità femminile, ma spende le proprie energie di scrittore per schierarsi apertamente contro l’industrializzazione e il potere del denaro, colpevoli di disumanizzare gli esseri umani e di deturpare la natura. E non gli si può dare tutti i torti, perché il capitalismo, effettivamente, dagli anni venti in poi ne ha prodotte di situazioni aberranti.

Dopodiché il fulcro dell’opera è sicuramente, se non la scoperta, l’esibizione della sessualità femminile.

Constance Reid, Lady Chatterley, è forse il primo personaggio della letteratura a voler apertamente godere e senza sensi di colpa. E’ una donna libera, ma non libertina… che conosce il valore dell’amore, ma anche l’importanza della propria fisicità… attiva finalmente… e non più come mero e passivo strumento del piacere maschile. Posso solo immaginare lo scandalo in un’Inghilterra uscita da soli due decenni dall’oppressione della morale vittoriana… quando persino le gambe dei tavolini dovevano essere coperte, perché ritenute oscene. Lawrence a questo tipo di morale risponde con l’esibizione dell’amplesso, del fallo, dell’orgasmo e della voglia femminile. E forse il bisogno di creare questo dibattito e questa consapevolezza sociale era importante, all’epoca, e su questo cosa dirgli se non chapeau?

All’inizio, nei primi capitoli, però, questo libro non lo avevo capito… mi sembrava più “gratuito” che “libero”… e alcuni personaggi parlavano di sesso senza minimamente prestare attenzione ai sentimenti… il che mi sembrava tutto un poco freddo e – sinceramente – noioso. Mi ha fatto piacere, invece, che Lady Chatterley e Mellors si siano amati e che la storia non si sia risolta in una questione di corna al “povero” marito paralitico. Il libro si è dimostrato più profondo.

Mi è anche piaciuto che la relazione tra il guardiacaccia e Connie sia servita a mettere in luce l’ipocrisia alto-borghese e nobiliare della sinistra “chic”, che prima parla dei diritti dei lavoratori e poi storce il naso quando ci si deve davvero “unire” alle persone che si dice di voler aiutare. Non mi sorprende che il romanzo sia stato censurato all’epoca… linguaggio a volte volgare, sesso, attacchi a vari strati della società. Si è fatto odiare e ha fatto bene… perché forse ha indicato una strada meno stretta per il libero pensiero artistico.

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Nell’immagine, lo scrittore, David Hebert Lawrence

D’altra parte, però… questi sono forse anche i limiti del libro. Lawrence non ha saputo sempre misurare la sua idea. A volte il linguaggio scurrile non mi è parso necessario, a volte mi è parso che criticasse decisamente troppe persone e troppe situazioni, mettendo su un piedistallo – morale ed erotico – questi novelli “Adamo” ed “Eva”. Questo col risultato di renderli troppo “perfettini” e non sempre simpatici e, da un lato, troppo professori e, dall’altro, troppo vittime.  Infine, altro limite di questo libro, pur piacevole da leggere, riguarda – in parte – lo stile… ogni luogo, situazione o persona è descritta con così tanti ossimori, che non si può far a meno di trovare questo schema descrittivo un po’ ripetitivo.

Ad ogni modo, non è forse il libro migliore che abbia mai letto, ma valeva sicuramente la pena di leggerlo… per la sua valenza storica e culturale e per il suo messaggio erotico-liberatorio.

– Giuseppe Circiello –

Il Vicario di Wakefield – Oliver Goldsmith – Recensione

Risultati immagini per il vicario di wakefieldHo voluto leggere Il Vicario di Wakefield, di Oliver Goldsmith, dopo che Goethe, ne I Dolori del giovane Werther, lo aveva citato.

Questo libro, scritto nella seconda metà del ‘700, fu uno dei più letti a cavallo tra il XVIII e XIX secolo ed in realtà sono numerosi i romanzi in cui viene citato.

E molti sono anche gli scrittori che da esso hanno tratto ispirazione. Un’intero filone di romanzi di formazione, come ad esempio Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, oppure Jane Eyre di Charlotte Brontë, vede ne Il Vicario di Wakefield il proprio antesignano, poiché molti suoi temi saranno ripresi dagli scrittori successivi.

Così, con molta curiosità mi sono approcciato a questo testo, ben sapendo che dal mondo che descrive mi separano circa tre secoli. Volevo capire il motivo del suo prestigio presso i suoi contemporanei. Ed in effetti non è difficile. Doveva essere abbastanza suggestivo, nel 1766, leggere una storia ricca di colpi di scena, buoni sentimenti e di fede nella Provvidenza, che al tempo stesso denunciava anche i soprusi dei signorotti locali. I semi dei grandi romanzi che riempiranno il 1800 ci sono tutti.

Ma Il Vicario di Wakefield è esso stesso un grande romanzo?
Per quegli anni sì. Con gli occhi di oggi, invece, no. E’ sicuramente facile da leggere e questo è già di per sé un grande pregio, però il troppo stroppia, dice il proverbio, e in fatto di colpi di scena e di incontri improbabili credo si sia superato il limite della verosimiglianza.

Di certo c’è solo che, nel 1700-1800, come si vede con questo libro e con quelli che lo seguiranno, “sposarsi” doveva essere davvero una grande preoccupazione.
La cosa bella è che questo genere insiste sul fatto che il matrimonio non è una questione di interesse, ma di amore. La cosa preferibile è cercare di stare bene e felici, sempre. Ma forse divago qui e quindi mi fermo.

Non lo ritengo un grande romanzo – io e Goethe – che tale lo riteneva – non riusciamo proprio ad andare d’accordo – ma se siete curiosi e potete dedicargli un pomeriggio – leggetelo. Male non fa.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Il Vicario di Wakefield – LEGGI