Sussurrando nel cosmo – Giuseppe Circiello – Poesia

Voliamo nel cosmo, riempiamolo, sussurrando l’amore –
prorompente come la Via Lattea,
sonoro come le stelle, addestrate,
mansuete, a cantare di te.
Vedi, esse parlano una lingua di fuoco e di luce – come sei tu, come sei tu, rarità!

Cose da fare per te –
sussurrare la tua storia nel vacuo,
ninna nanna e avventura per un coro di piccole stelle –
addestrare impetuose maree a cantare di te –

Sussurrano, mentre noi dormiamo, preghiere d’amore –
in una lingua di luce e di fuoco. E dal coro di stelle prorompono benedizioni per te:
una ninna nanna nel vacuo destino,
riscaldi il tuo cuore nell’arduo cammino!
Corteggiamo l’aria col nostro respiro –
e poi ti addormenti ed io ti rimiro.

– Giuseppe Circiello – 

Annunci

De Rerum Natura – Tito Lucrezio Caro – Recensione

De rerum natura - la natura delle cose - lucrezio - mondadoriQuello che colpisce dei tanti trattati sulla natura, che gli antichi filosofi hanno redatto, è quanto essi, col solo uso della ragione, siano riusciti ad avvicinarsi alle reali spiegazioni di alcuni fenomeni. Chi più, chi meno, chi prendendo qualche cantonata, chi, invece, avendo davvero capito un fenomeno e le sue cause. E questo, secondo me, in un periodo in cui il metodo scientifico non esisteva ancora, dimostra che la mente umana ha potenzialità enormi (quando ci si degna di usarla).

Il De Rerum Natura (in italiano La Natura delle Cose), di Tito Lucrezio Caro, non fa eccezione. Esso si inserisce all’interno del filone dei trattati sulla natura, cercando di arricchire filosofia e fisica con lo strumento della poesia. Un libro non facile (e pensare che avevo avuto la folle idea di leggerlo direttamente in Latino… cosa che forse proverò in vecchiaia), ma ampiamente soddisfacente.

Lucrezio ci racconta la visione epicurea del mondo fisico e metafisico. E molte cose il greco Epicuro le aveva ben chiare e capite, altre, invece, no (ma ammetto – ad esempio –  che l’ipotesi per cui i primi uomini siano nati dalla terra è affascinante… e forse evoluzionisticamente non fuori da ogni ragione).

Scrivere una tale opera, ad ogni modo, non era facile nel I secolo a.C. Molti termini dotti della lingua greca non avevano ancora un proprio corrispondente nella lingua latina, così Lucrezio, per esprimere certe idee, dovette adattare alcune parole, utilizzandole con altro significato, o crearne di nuove.

L’unico errore di questo grande poeta/filosofo latino è stato, secondo me, quello di aver divinizzato un po’ troppo Epicuro. E’ buona norma mettere in conto che anche il nostro maestro non può aver sempre ragione e che vale la pena – per principio – di metterlo sul nostro stesso piano umano e fallibile.

Il De Rerum Natura è una gran bella testimonianza di pensanti cervelli antichi. Una delle più belle cose che abbia mai letto.

– Giuseppe Circiello –

Sono ferita rovente – Endre Ady – Poesia

Sono ferita rovente. Brucio, dolente. 
Mi strazia la brina, mi strazia la luce, 
te voglio. Per te sono venuto, 
anelo ancor più tormento: te voglio. 

Che bianco, ardente, in te il fuoco si alzi. 
Fanno male i baci, i desideri. 
Tu sei il mio tormento, la mia geenna, 
ti desidero. Ancora. Ti desidero. 

Straziato di desiderio, insanguinato dai baci, 
sono ferita rovente, ho fame di nuovi tormenti, 
tormenta anche tu me, l’affamato. 
E sono ferita. Baciami. Bruciami. Baciami. 

– Endre Ady –

L’anima si sceglie… – Emily Dickinson – Poesia

L’anima si sceglie il proprio compagno –
poi – chiude la porta –
così che la maggioranza divina
non possa più turbarla –

 

Impassibile – vede i cocchi – che si fermano
laggiù al cancello –
impassibile – vede un Re inginocchiarsi
alla sua soglia –

 

Io so che – tra tantissimi –
l’anima ne scelse uno –
per poi sigillare – come fossero pietra –
le valve della sua attenzione.

– Emily Dickinson –

Recensione della raccolta di Poesie – LEGGI

Contusione – Sylvia Plath – Poesia

Colore inonda la macchia, porpora cupo.
Tutto slavato è il resto del corpo,
ha colore di perla.

In un anfratto di rupe
risucchia il mare ossessivamente,
un solo vuoto è perno di tutto il mare.

Non più grande che una mosca
il marchio funesto
striscia già per il muro.

Il cuore si chiude,
il mare cala,
gli specchi sono schermati.

– Silvya Plath –