How not to drown – Chvrches – Lyrics

Noto che uno dei gruppi che più spesso pubblico sul mio blog sono i Chvrches: una band synth-pop scozzese. E beh non posso farci nulla, mi piacciono troppo! Adoro la loro musica e i loro testi. Qualche giorno fa hanno pubblicato il loro quarto album Screen Violence: davvero ben riuscito. Tra i singoli che lo hanno anticipato c’è questo brano How not to drown, cantato in collaborazione con Robert Smith dei Cure. Ne adoro l’atmosfera tesa, ma poi anche liberatoria e adoro la voce di Lauren Mayberry, la cantante e i suoni dei loro synth. Brano e album promossi!

I’m writing a book on how to stay conscious when you drown
And if the words float up to the surface
I’ll keep them down
This is the first time I know
I don’t want the crown
You can take it now
You promised the world and brought me it hanging from a string
Stuck in my mouth, into my throat
Told me to sing
That was the first time I knew
You can’t kill the king
And those who kiss the ring

Tell me how
It’s better when the sun goes down
We will never escape this town
I wasn’t scared when he caught me
Look what it taught me
Tell me how
It’s better if I make no sound
I will never escape these doubts
I wasn’t dead when they found me
Watch as they pull me down

I’m writing a chapter on what to do after they dig you up
On what to do after you grew to hate what you used to love
That was the first time I knew
They were out for blood
And they would have your guts

Tell me how
It’s better when the sun goes down
We will never escape this town
I wasn’t scared when he caught me
Look what it taught me
Tell me how
It’s better if I make no sound
I will never escape these doubts
I wasn’t dead when they found me
Watch as they pull me down

Watch as they pull me down
Watch as they pull me down
Pulling me down
Dead when they found me
Watch as they pull me down
Watch as they pull me down
Watch as they pull me down
Pulling me down
Dead when they found me
Watch as they pull me down

I’m writing a book on how to stay conscious when you drown
And if the words float up to the surface
I’ll keep them down
This is the first time I know
I don’t want the crown
You can take it now
You can take it now
Take it now

Io sul fondo del mare – Alfonsina Storni – Poesie

In fondo al mare
c’è una casa
di cristallo.

A una strada
di madreperle
conduce.

Un grande pesce d’oro,
alle cinque,
mi viene a salutare.

Mi porta
un ramo rosso
di fiori di corallo.

Dormo in un letto
un poco più azzurro
del mare.

Un polipo
mi fa l’occhietto
attraverso il cristallo.

Nel bosco verde
che mi circonda –
din don… din dan… –
dondolano e cantano
le sirene
di madreperla verdemare.

E sulla mia testa
ardono, al crepuscolo,
le ispide punte del mare.

– Alfonsina Storni –

Nella fredda notte di inverno – Nima Yushij – Poesia

Nella fredda notte d’inverno
anche il forno del sole, come il caldo forno del mio lume non arde.
E come il mio lume

non splende nessun altro lume,
né è congelata la luna che dall’alto splende.
Io, il mio lume una notte oscura ho illuminato nell’andirivieni del mio vicino
ed era una fredda notte d’inverno,
il vento s’avvolgeva al pino,
in mezzo alle spente baracche
da me si separò, sperduto, in questa stretta strada.
E ancora la storia persiste nel ricordo
e queste parole appese alle labbra:
Chi illumina? Chi arde?
Chi nel cuore questa storia preserva?
Nella fredda notte d’inverno,
anche il forno del sole, come il caldo forno del mio lume non arde.

– Nima Yushij –

Il Cielo – Wisława Szymborska – Poesia

Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un’apertura e nulla oltre

solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l’ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c’è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è assunta in cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.
Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
Dividendo il Cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E’ solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l’estasi e la disperazione.


– Wislawa Szymborska –

Donna Rosita nubile – Federico García Lorca – Citazione – 3

E che devo dirvi? Ci son cose che non possono dirsi perché non ci sono parole per esprimerle; e se ci fossero, nessuno ne intenderebbe il significato. Potete capirmi se vi chiedo pane e acqua, e anche se vi chiedo un bacio, ma non mi capireste mai e non potreste togliermi questa mano oscura che non so bene se mi gela o mi arde il cuore ogni volta che resto sola.

.- Donna Rosita nubile, Federico García Lorca –

La Tigre – William Blake – Poesia

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?
Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

– William Blake –