Cristoforo Colombo – Paolo Emilio Taviani – Recensione

Cristoforo ColomboAvendo letto da poco un libro sulla civiltà Maya, una delle più floride e sviluppate culture precolombiane, è nato in me il desiderio di conoscere qualcosa in più della scoperta dell’America e, in particolare, della figura di Cristoforo Colombo.

Così, possedendo una collana di biografie, tra le quali vi è anche quella del celebre scopritore del Nuovo Mondo, ne ho subito approfittato e mi sono lanciato, con fame rapace, sul gustoso tomo scritto da Paolo Emilio Taviani.

La lettura è stata delle più interessanti, grazie anche alla scrittura semplice e avvincente dell’autore.

Risulta davvero incredibile la figura del genovese Colombo e la storia della grande scoperta. E mi sono reso conto che, l’essere umano, facilmente tende a mitizzare uomini che hanno portato a termine grandi imprese, dimenticando però i loro lati negativi (ed azioni).

Personalmente, di Cristoforo Colombo, sapevo – come gran parte del “popolino”, credo – solo che da Genova si spostò in Portogallo prima, in Spagna poi, per tentare di convincere un sovrano del fatto che si potesse raggiungere l’oriente navigando verso occidente. E questo avveniva in un periodo di grandi scoperte marinare, mentre i portoghesi navigavano lungo le coste africane, per raggiungere l’oriente, attraverso la rotta est. superando l’Africa. Sapevo, inoltre, che Colombo riuscì effettivamente a convincere i reali di Spagna e a partire con tre caravelle, raggiungendo i Caraibi (nel 1492), che continuò a credere essere isole asiatiche.

Ecco… nulla di più sapevo e, sinceramente, nulla di più mi chiedevo. Ed è per questo che sono felice d’aver letto questo libro, perché, in realtà, c’era molto altro da sapere, sia sulla figura di questo abile marinaio genovese, sia sulla genesi del suo progetto e del conseguente viaggio. Non sapevo, ad esempio, che Colombo, prima di avventurarsi a ponente dell’Oceano Atlantico, molto in questo avesse viaggiato. Egli andò in Inghilterra e da lì in Islanda, cosa che non sospettavo minimamente. Ora, si sa, i vichinghi arrivarono in America ben prima del 1492, già intorno all’anno 1000. Per un po’ colonizzarono la Groenlandia e, da lì, giunsero pure alle coste del Canada (Terranova) e – probabilmente – persino nei territori dell’odierno Massachussets.

I vichinghi, ai quali varie culture europee molto devono, non avevano però gli strumenti per capire ciò che avevano di fronte… e ben presto abbandonarono quelle terre e quelle rotte, credendole solo altre isole. E’ da credere che a Colombo siano state raccontate queste cose, nel suo viaggio in Islanda… e queste si andarono ad aggiungere ad altri indizi che ebbe visitando Azzorre, Canarie e navigando la rotta africana fino in Guinea. Il suo sesto senso, il suo senso marittimo, come viene chiamato nel libro, gli fece unire tutti questi racconti all’analisi pratica, da marinaio, dei venti atlantici e la sua idea della rotondità della Terra e della possibilità di raggiungere l’Oriente, superando l’Atlantico, si rafforzò sempre di più, fino a divenire reale.

Rotte Colombo
Le rotte seguite da Colombo durante i suoi quattro viaggi

Le rotte dei quattro viaggi che intraprese Cristoforo Colombo verso le Americhe

Nello storico viaggio intrapreso dopo molte vicissitudini (che dimostrarono la testardaggine la caparbietà del marinaio genovese), tutto andò bene – contrariamente a quanto si crede. Anche il primo incontro con i taino delle Bahamas fu improntato ad un pacifico e reciproco conoscersi.

E qui si fermano, a mio vedere i lati positivi del grande scopritore e della sua storia.

Divenne Ammiraglio e Viceré delle nuove terre… e in altri 3 viaggi nuove ne scoprì. Ma la sua sete dell’oro e la sua incapacità politica, nonché la certezza della superiorità della propria cultura, rispetto a quella indiana, ne rivelarono presto i peggiori difetti, così da rendere Colombo una figura storica quanto meno duplice. Paolo Emilio Taviani, il biografo, insiste più volte sul fatto che Cristoforo Colombo non fosse un santo, nonostante la sua importanza e grandezza storica. E aveva ragione.

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Rappresentazione artistica (di Gustav Adolf Closs) delle 3 caravelle, Nina, Pinta e Santa Maria

Nelle colonie da lui fondate gli indiani vennero ben presto abusati e schiavizzati – e lui stesso ne mandò un migliaio, tra uomini, donne e bambini, al mercato degli schiavi di Siviglia. Vi furono guerre e rivolte, sia tra indiani e spagnoli che tra spagnoli e spagnoli, che vennero soppresse nel sangue e nei modi più cruenti, per giunta. E sono cose che mi è dispiaciuto molto scoprire su questo personaggio… anche perché speravo che i nativi americani non avessero iniziato da subito a soffrire così tanto per mano nostra (non che i santi fossero loro eh… tutt’altro, tra di loro c’erano anche cannibali e cacicchi ostili). Ed insomma è un peccato che le cose siano andate così a causa dell’avidità e della superbia degli uomini.

Ad ogni modo, benché la scoperta delle nuove terre consentì a Colombo di vivere tra onori e in un certo agio, gli odi dovuti al suo governo e la ragion di stato (i reali di Spagna non potevano condividere le nuove terre con Colombo), ne causarono presto una rovinosa parabola discendente. Durante il suo quarto ed ultimo viaggio, stremato dalla gotta e dalle privazioni che per un anno dovette subire a causa di un naufragio sulle coste della Giamaica, le condizioni dello Scopritore genovese si aggravarono… e, tornato fortunosamente dapprima sull’isola di Hispaniola e poi in Spagna, morì.

La sua figura segnò l’inizio di una nuova epoca, della modernità, per noi europei, per gli africani, gli asiatici e gli americani. Tutti entrammo in un nuovo capitolo della storia umana. E purtroppo per alcuni questo segnò l’inizio di inenarrabili, ingiuste sofferenze.

Nel raccontare tutto questo – e molto altro – Paolo Emilio Taviani pur non riuscendo a nascondere l’ammirazione e la passione per Colombo, non manca di sottolinearne anche le caratteristiche meno lusinghiere… con molta onestà intellettuale. Riesce a rendere una biografia avvincente come un romanzo e, credo, non sia da tutti.

Un ottimo libro, che molto insegna su un personaggio e un periodo che hanno segnato lo sviluppo dell’umanità.

– Giuseppe Circiello –

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