Il Buon Soldato Sc’veik – Jaroslav Hašek – Recensione

Risultati immagini per il buon soldato sc'vèik feltrinelliIl buon soldato Sc’veik (Švejk nella grafia moderna), dello scrittore ceco Jaroslav Hašek, è il primo episodio di una serie incompiuta di romanzi, ambientata durante la prima guerra mondiale.

Pubblicato nel 1921, il libro si inserisce nel filone della letteratura antimilitarista e costituisce anche una dura critica all’ormai dissolto impero Austro-Ungarico, i cui funzionari e dirigenti sono ritenuti colpevoli di non aver capito in tempo la profonda frattura che c’era tra i popoli slavi, magiari e tedeschi e una corona che non rappresentava più nessuno.

Per imbastire questa dura satira contro il potere, Hašek ha bisogno di un personaggio del tutto peculiare, un idiota. Ed è così che il protagonista, Josef Sc’veik ci viene da subito presentato, poiché, come tradizione vuole, solo l’opera di un buffone può sottolineare il ridicolo dei potenti.

Jaroslav Hašek, autore de Il Buon soldato Sc’veik

Questo personaggio, divenuto ormai un termine di paragone in Repubblica Ceca, è pienamente consapevole della propria condizione. Egli subisce e accetta passivamente tutto quello che i funzionari militari decidono di fare di lui e, in aggiunta, ne condivide anche modi e ragioni. Ed è anche l’unico, tra i personaggi civili, ad essere fermamente di fede asburgica e a voler combattere per l’Impero.

Ed, insomma, Hašek da un lato rende palese che solo un idiota, all’epoca, poteva avere le medesime opinioni di Sc’veik e, dall’altro, attraverso la passività di questo personaggio sottolinea l’inanità di tutto l’apparato militare, burocratico e politico di uno stato che non accetta la propria fine.

Ora, parlando di idiozia letteraria, potrebbe venire in mente al lettore un’altra grande figura, che condivide la medesima caratteristica: il principe Myškin, protagonista de L’Idiota di Dostoevskij. Ecco, la bontà di quest’ultimo e la sua incapacità di calcoli e sotterfugi non devono essere ricercate in Josef Sv’eik.

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A sinistra, Josef Sc’veik nell’illustrazione di Josef Lada, sulla destra, invece, il tenente Lukasc’

L’attività “idiotica” della creazione di Hašek non tende al bene. Il protagonista di questo libro non potrebbe essere definito “buono” e nonostante il proprio agire gli si ritorca spesso contro, egli è anche un calcolatore quando si tratta di acquisire vantaggi economici o sessuali (per lui o per i suoi superiori). Ciò non significa che Sc’veik sia “cattivo: più che altro, potrebbe essere l’alfiere di una categoria di persone che di certo non si chiede – e non sa riconoscere – se ciò che fa sia bene o male.

Il libro si legge con legge con piacere ed è ricco di aneddoti e situazioni bizzarre, create ad arte per denunciare l’assurdità di un’ intero periodo storico. I capitoli sono intervallati dalle illustrazioni di Josef Lada, divenute così famose che, camminando qui e lì tra Repubblica Ceca e Slovacchia, potrete trovare diverse statue ad esse ispirate.

Statua di Sc’veik nel locale “Il Calice” di Praga

E’ un peccato che Hašek, morto prematuramente, non abbia potuto completare tutta la serie di avventure che aveva in mente. E’ riuscito a finire solo i primi 3 libri. Altri sono stati scritti dall’amico Karel Vanek… ma non penso sia la stessa cosa, quando qualcuno scrive al posto tuo di una tua idea.

Forse non è un libro emozionante o che fa “sganasciare” dalle risate, no. Ma è piacevole. Ed è, soprattutto, un libro intelligente. Sono contento di averlo letto e di avere avuto l’opportunità di conoscere uno dei personaggi più importanti della letteratura ceca.

– Giuseppe Circiello –

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3 pensieri riguardo “Il Buon Soldato Sc’veik – Jaroslav Hašek – Recensione

  1. Sulla falsariga di Musil, se ho ben interpretato, anche se lì decadenza privata e pubblica vanno abbastanza di pari passo e l’ambientazione è nell’alta é cietà viennese. Certo che gli Asburgo e il loro apparato erano bersaglio di non pochi romanzi satirici…
    Ben scritto!

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    1. Non ho letto il romanzo di Musil, quindi non posso darti conferme. Sai, il tuo commento mi ha fatto notare che la letteratura è ricca di figure di “idioti”… ed ognuno con un suo particolare tipo di idiotismo… Non credevo che L’Uomo senza qualità di Musil rientrasse nella categoria così degnamente occupata dal buon soldato Sc’veik e dal principe Myškin… chissà perché questo tipo di personaggi trova tanta fortuna nelle creazioni degli scrittori. ^_^

      Per quanto riguarda l’Impero Asburgico, credo semplicemente che fosse poco tollerato. L’Europa è il continente dei nazionalismi… in questo è molto differente da gli altri luoghi della Terra. Io penso che non appena la forza Asburgica abbia iniziato a vacillare, tutte le componenti di quel grande stato si siano sentite costrette dentro a qualcosa che non sentivano come proprio… per non parlare del fatto che le politiche dell’Austria-Ungheria non furono nemmeno delle più razionali… Il popolo non sopporta per sempre.

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      1. È proprio vero. Tieni presente che però non è solo il (co)protagonista, Ulrich, ad incarnare l’incertezza e lo straniamento della società asburgica, tutta tronfia delle regole e maniere ma in fondo retrograda e… vuota di spirito, ecco. Credo che in fondo sia quello a far crollare gli imperi, la cecità verso le istanze più pressanti.
        Sí, è vero e lo hai detto pure tu nel post: l’ironia è data dal paradosso della cosa veduta pure dall'”idiota” ma dai benpensanti no; credo poi sia anche adatto a creare un legame empatico maggiore col lettore (terzo, in teoria).

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