Modernità e Olocausto – Zygmunt Bauman – Recensione

Risultati immagini per modernità e olocausto baumanIn questo lavoro, diventato un classico della sociologia, Bauman affronta – come da titolo – il legame tra modernità e Olocausto.

Secondo l’eminente studioso polacco, gli orrori perpetrati ai danni della popolazione ebraica non furono dovuti ad un generale imbarbarimento della società o a una sua regressione pre-morale, bensì all’abile manipolazione delle coscienze e alle possibilità offerte dalla modernità stessa, con la sua divisione del lavoro, burocratizzazione e inaudite possibilità tecniche. Lo sterminio di massa, infatti, è stato ben diverso dalle esplosioni di odio razzista che, nell’arco della storia umana, hanno colpito un gruppo piuttosto che un altro. Simili meccanismi non avrebbero mai potuto mettere seriamente in pericolo la vita di milioni di persone. Solo una programmazione curata e razionale, unita alle possibilità organizzative di un apparato statale moderno, ha potuto dar luogo e nutrire un crimine mai  visto fino ad allora.

E’ la razionalità la risorsa scioccante dell’Olocausto. Razionalità dei persecutori e razionalità delle vittime. In un’epoca in cui la superstizione, la religione e la tradizione erano percepite come superate e nel vuoto valoriale si guardava alla luce della scienza, un’idea politica malsana ha potuto sfruttarne l’efficienza. Questo poteva accadere solo in un contesto in cui la prolificazione degli uffici e dei compiti rendeva molto più semplice creare una responsabilità fluida, che come la biglia di un flipper balzava da persona a persona, andando anche a minare la più istintiva solidarietà umana. Interessanti, da questo punto di vista, il capitolo sugli esperimenti di Milgram, che Bauman riporta per farci rendere conto di come, purtroppo, l’essere umano più irreprensibile è in grado – spesso ma non sempre – di fare del male, quando il caso o la macchinazione mettono insieme i giusti elementi.

Ma non solo a Milgram si rifà Bauman per sviluppare le proprie interessanti tesi. Anche gli studi storici e teologici di altri autori (come Rubenstein) sono menzionati in Modernità e Olocausto. Tra tutti, spicca Hannah Arendt. In effetti, credo che sia impossibile esimersi dal confrontarsi con la Arendt, quando si cercano di analizzare le cause della tragedia che colpì gli ebrei europei. Già credevo che leggere Le Origini del Totalitarismo e il resoconto del processo Eichmann bastasse per farsi una vera idea del quadro storico, politico e sociale, dell’Europa dei totalitarismi e dello sterminio… e Bauman, sostanzialmente, me lo ha confermato. In molte cose mi sembra sulla stessa linea della Arendt.

I due non concordano – principalmente – sul ruolo degli Judenräte (i Consigli Ebraici), la cui cooperazione con le SS è considerata da Bauman in modo più comprensivo, perché poi, effettivamente, anche se avessero opposto resistenza, sarebbero comunque stati spazzati via. Ma anche questo non basta, perché poi ogni essere umano porta con sé anche una responsabilità morale e, in una situazione assurda, dove si può scegliere solo tra il peggio ed il molto peggio, essa comunque sussiste.

Bauman però non si mostra ingenuo. Sa che, probabilmente, anche lui sarebbe stato pavido e che di fronte alla possibilità di salvare se stesso e la sua famiglia o salvare delle vittime dai propri persecutori, avrebbe salvato se stesso. E’ – di nuovo – “razionale”. Ciò che non lo è, ciò che non può andare bene è il non provare vergogna per questo, come dice giustamente lo stesso autore. Perché il concetto di “responsabilità” per l’altro è insito nell’essere umano… nel momento in cui un uomo viene in contatto con un suo simile è responsabile della sua incolumità, proprio perché l’uomo non può essere tale, da solo – ed ha dunque bisogno degli altri uomini. Quello che nemmeno Bauman può condonare, dunque, è il dopo. Il non prendersi la responsabilità delle proprie azioni e il non sentire e/o ammettere la vergogna, che si deve avere di fronte a una catastrofe come l’Olocausto. Atteggiamento diffuso durante tutta la guerra, nei territori controllati dai tedeschi e, soprattutto dopo, quando gli sconfitti, sotto processo non si rendevano nemmeno conto del male fatto (per finta o per davvero? io non lo capirò mai se era per davvero, nonostante tutte le ricerche che ho letto, leggo e leggerò).

Ritorno col pensiero ad Eichmann e a ciò che giustamente sosteneva la Arendt: rinunciando alla propria responsabilità, considerandosi solo un ingranaggio, che obbediva agli ordini, Adolf Eichmann (e tutti i coinvolti nell’Olocausto), sospendendo il proprio giudizio morale, rinunciò ad essere una persona… Una cosa davvero facile, banale, ma letale, se in cima alla piramide del potere, nel tuo stato c’è un Adolf Hitler.

Speranza c’é? Forse sì. Come fa notare in chiusura Bauman, ci sono state persone che non sono state naziste, che non sono state indifferenti e che hanno opposto resistenza, preferendo mettere in gioco la propria vita e aiutare gli ebrei (e/o operare contro il nazismo) perché era giusto farlo. Questo dà speranza. L’umanità non è mai completamente perduta.

Bellissimo, interessantissimo, libro questo di Zygmunt Bauman. Consiglio di leggere sia lui che  Hannah Arendt, per conoscere e capire quel tragico periodo, che ha molto da insegnare sulla natura dell’essere umano. Vedendo tornare di moda le destre estreme e il razzismo, non posso far altro che sperare che gli insegnanti e i lettori di tutto il mondo diffondano questa storia e questi studi. E’ importante far capire ai giovani quanto male irreparabile possono fare i totalitarismi, gli autoritarismi e i razzismi.

– Giuseppe Circiello –

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