Il Contrario dell’Amore – L’Aura – Recensione – Musica

Risultati immagini per il contrario dell'amore l'auraOggi vorrei parlare di musica. Ed in particolare di un progetto discografico che mi sta a cuore, poiché l’ho aspettato a lungo e l’ho ascoltato a lungo. Si tratta del nuovo album di L’Aura, Il Contrario dell’Amore, pubblicato il 22 settembre, per Time Records.

Questo è il terzo album della cantautrice bresciana; seguito del fortunato Okumuki, che la lanciò, e del buon Demian, suo secondo lavoro discografico, che uscì nel 2007. Da allora L’Aura, al secolo Laura Abela, un vero e proprio cd di inediti non l’ha più pubblicato. Ci fu solo un ep, Sei come me, che raccolse pochi risultati commerciali e feroci critiche, anche dai fan della cantante, i quali ne riscontrarono un calo di qualità e stile drammatico. Ed infatti, anche secondo chi scrive (me), la musica sognante e i testi curati degli esordi erano assenti e il calo di ispirazione evidente.

L’attesa era dunque molta. Perché con i primi due lavori L’Aura aveva dimostrato di essere una cantautrice e una musicista di tutto rispetto, dotata di potenza vocale, ma anche di gusti raffinati e riferimenti, anche letterari oltre che musicali, degni di nota (ad esempio, la titletrack del secondo album, Demian, è ispirata all’omonimo libro di Herman Hesse). Ci voleva una rivincita (e rinascita) artistica!

E direi che tanto aspettare ha ripagato. La cantautrice bresciana con Il Contrario dell’Amore dimostra prima di tutto che bisogna avere urgenza di comunicare, per produrre arte. Bisogna darsi tempo. Tempo di fare esperienze profonde, e soprattutto tempo di maturare, tempo per elaborarle ed assimilarle, per poi restituirle in forma di buona musica. E qual è la buona musica? Quella che ci racconta qualcosa, che ci fa sentire compresi e che ci aiuta a riflettere, con leggerezza, a volte, e con intensità, altre.

E così, con questi presupposti, l’album ci accompagna attraverso 13 canzoni dal sound ispirato dalla musica anni ’60, ’70 e ’90. Questi brani, nell’immaginario di L’Aura, raccontano la storia di tre suoi alter-ego, Lucy, Lisa e MaryJane, che mostrano il lato più oscuro dell’amore: quello della dipendenza, della fragilità e del tradimento, della nostalgia e malinconia. Perché è vero che quel sentimento che tutti adoriamo come un dio non è fatto di sola luce. Bisogna accettare che questo comporta anche i rischi che si celano nel suo lato più oscuro. Il che, se si riesce a superare le crisi, non è un male, poiché, come viene giustamente cantato nella ballad Cose Cosìpuò decidere molto anche il fallimento“: ovvero possiamo sempre imparare da noi stessi (e dagli altri).

Tra le canzoni più belle, oltre al singolo di lancio I’m An Alcoholic, che affronta il tema della dipendenza, segnalo la già citata Cose Così e, poi, Il Pane e Il Vino (che contiene un ritornello che passerà agli annali – “io preferivo il vino e tu scoparti altra gente” – ), Unfair, in cui L’Aura, tra le altre cose, ci dice quanto l’essere madre ha fatto aumentare la sua sicurezza e la propria consapevolezza di essere degna di vero amore ( “the mother I am has woken up my pride, my right to be loved), e l’intensa L’Amore resta c’è una Fine. Ma il livello è buono in ogni traccia.

In quest’album non ci sono filler, si sente che è stato curato da una donna e da un team consapevoli dei propri mezzi espressivi e che amano la propria vocazione. E a proposito di team, una menzione va a Simone Bertolotti, marito di L’Aura e suo produttore. I due hanno saputo dare una bellissima veste sonora alle canzoni. Si sentono tanti strumenti ed è una gioia per le orecchie in questo periodo in cui la ricerca musicale pop si è un po’ appiattita.

Il Contrario dell’Amore merita di avere una chance e sono felice che i primi due singoli abbiano avuto fortuna in radio (il secondo singolo è La Meccanica del Cuore, ispirato all’omonimo romanzo di Mathias Mathieu). Il terzo, verso la metà di novembre, pare sarà Unfair.

Io vi consiglio di dare una chance a L’Aura, questo lavoro non vi deluderà.

– Giuseppe Circiello –

 

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