Vesuvio in fiamme – Riflessione

Anche il più piccolo dei fili d’erba è una forma di vita.  Questo è quello che sto pensando in questi giorni, mentre il Vesuvio brucia, come mai in 30 anni. Chi non abita in un comune vesuviano, forse, non lo sa: ogni estate siamo abituati a vedere le fiamme e il fumo nel Parco Nazionale, che si estende e prospera sul nostro vulcano dormiente.  Che sia per il troppo caldo, o per gli incendi provocati da criminali senza scrupoli, noi siamo abituati a vedere gli elicotteri e i canadair che, d’estate, fanno la spola dal mare al Vesuvio, dal Vesuvio al mare.

Ma un simile scempio, com’è quello dell’incendio (degli incendi!) di questi giorni, nessuno, credo, l’aveva mai creduto possibile. Perché, di solito, vedevi in lontananza una colonna di fumo che, come da un comignolo di un camino, saliva verso il cielo. Ed era un evento piccolo, si vedeva che avveniva sul Vesuvio e si vedeva l’elicottero o il canadair che si dirigeva verso il vulcano. Invece, ciò di cui siamo stati testimoni in questi giorni è completamente su un’altra scala. Se si guarda si sa che c’è il Vesuvio, ciò che si vede è solo fumo: un’unica gargantuesca nuvola di fumo, che lo circonda completamente ed incombe sulle città vesuviane.

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, spazio all'aperto, acqua e natura
La nuvola di fumo che circonda il Vesuvio e incombe sulle città vesuviane, vista dal Porto di Torre del Greco, fotografata questa mattina 13/07/2017 da me

Qualcuno ha voluto colpire con forza il Parco Nazionale e non solo, per chissà quali fini. Per creare un disastro di queste proporzioni, ci vuole una mente e una regia lucida, malvagia e con un egoismo titanico. Sì, perché solo il pensiero che tu e i tuoi vili interessi valiate più del pianeta stesso e delle forme di vita che lo popolano ti può spingere a uccidere piante e animali, a far sprecare dio sa quanta acqua, a mettere a repentaglio l’immagine delle città vesuviane e le strutture di chi si guadagna da vivere onestamente (diversamente da te, chiunque tu sia, chiunque voi siate), a far sfollare delle persone dalle loro case e togliere loro il sonno, a farci respirare una nube che può benissimo essere tossica… perché sì, l’aria sa di bruciato anche qui, vicino al mare di Ercolano, a chilometri di distanza.

E’ incredibile come pochi criminali possano mettere in questo stato la periferia di una grande città metropolitana come Napoli. E non farò discorsi politici o sulle responsabilità, quelli li faranno altri e li faranno dopo. Io mi auguro solo una cosa, che i responsabili paghino. Ci vogliono pene dure, senza attenuanti, da scontare fino all’ultimo anno assegnato. Ci vuole l’indegnità morale. La privazione del diritto voto. Come per i reati di mafia.

Ho iniziato dicendo che anche un filo d’erba infinitesimo vive. Moltiplicatelo per chissà quanto quel filo, aggiungeteci alberi, addizionate, ancora, animali, strutture, la salute di pompieri (che lavorano, col caldo che fa, tra fiamme e fumo, in divisa) e di chi è costretto a respirare la nube che il vento spinge verso la città. Il risultato di questa sommatoria è un delitto, un attacco al valore della vita, che è un diritto di tutti.

Oggi sono andato al porto di Torre del Greco, che è posto proprio di fronte al Vesuvio. Volevo vedere la situazione. Ho potuto vedere, oltre ai Canadair che andavano e venivano, solo tanto tantissimo fumo. Ed io mi chiedo. Domati gli incendi, quando il fumo si diraderà, cosa vedremo? Cosa sarà rimasto? 

Questo scempio non è dissimile a quanto l’Isis ha fatto all’antica Palmira, anche questo pensavo. Gli uomini trovano sempre molte ragioni e molti modi di fare il male. E noi cosa possiamo fare, se non fare il bene?

– Giuseppe Circiello –

Annunci

2 pensieri riguardo “Vesuvio in fiamme – Riflessione

  1. Se, oltre a volerlo, non ci è impedito scientificamente di farlo da tutte le circostanze (lecite illecite e “vie di mezzo”), aggungerei. Unitile dire che il tocco finale di quella banda di mostri è stato il modo in cui hanno creato questo scempio, cioè usando gatti vivi cosparsi di benzina che, nel vano tentativo di scappare nel fitto della boscaglia inaridita, hanno creato un incendio inestinguibile, come tanti piccoli kamikaze.
    Sentivo che pure questo aspetto andasse sottolineato, puoi anche togliere il commento (ovviamente).

    Liked by 1 persona

    1. Nella mia mente i gatti usati come mezzo per propagare gli incendi li avevo inseriti nella categoria “animali uccisi”, non ho pensato a specificare.
      Ti ringrazio per averlo fatto.

      Mi piace

I commenti sono chiusi.