Eneide – Virgilio – Recensione

Immagine correlataHo opinioni contrastanti su questo libro. E’ indubbio che sia il degno successore dei poemi omerici e che sia uno scritto di valore. Ma forse è più facile quando hai come modelli l’Iliade e l’Odissea, da cui attingi a piene mani. Ecco, forse è questo l’unico difetto… l’aver avuto per modelli dei mostri sacri, che risultano probabilmente meno perfetti, in alcuni punti, ma più “viscerali” e “sinceri”. Virgilio, per descrivere le vicende di Enea, ha preso le idee buone dall’uno e dall’altro libro e ci ha costruito sopra la sua storia epica, per la grande gloria di Roma.

Molto bello il canto VI, la discesa agli Inferi: credo sia la parte più alta dell’opera… e, leggendola, non possono non tornare in mente i canti della Divina Commedia, studiati all’epoca delle superiori.

Per quanto riguarda la figura di Enea… mah… mi aspettavo di più… la sua “pietà” (dedizione alle tradizioni, alla famiglia e alla divinità) mi convince a tratti e secondo me, lo rende uno strumento del fato un po’ troppo passivo e sentimentalmente piatto.

In tutti e tre i poemi epici del’antichità, l’unica persona che se ne frega di ciò che dicono divinità e uomini è Achille… fossero stati tutti come lui, che pur essendo un mezzo del fato metteva al primo posto le proprie decisioni e il proprio cuore, forse non vi sarebbe stata alcuna guerra, né a Troia, né nel Lazio.

Letto l’ultimo verso, rimane questa domanda: “Chissà la versione finale, come sarebbe stata!

– Giuseppe Circiello –

Citazione dall’Eneide: LEGGI

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