Lack – Giuseppe Circiello – Poesia – Riflessione

Questa poesia, scritta molto tempo fa, si intitola “Lack” ( = mancanza ). Riguarda un po’ il mio rapporto con dio. Non credo ad alcuna religione particolare, mi dichiaro spesso agnostico, benché io sia di formazione cattolica, come il 99% degli italiani. Rispetto molto Gesù come persona e credo nel suo messaggio d’amore universale. Ma con la Chiesa non voglio avere nulla a che fare. E le stesse valutazioni potrei farle per ogni altra religione. Induismo, Islam, Buddhismo. Forse c’è del bene in ognuna di loro, perché fondamentalmente un po’ di bene c’è in ognuno di noi. Lo stesso discorso vale per la presenza del male.

Penso spesso che Dio sia più grande di come lo descrivono le religioni, per alcuni versi. Per altri, invece, penso sia più limitato. E’ più grande, credo, nell’amore che prova incondizionatamente per le sue creature. Non credo in inferni e punizioni durante la vita o dopo la morte (né sono sicuro che dopo la morte ci sia qualcosa). E non ci credo perché dio, se c’è, ama ed è vita. Una creatura superiore non può trovare alcun fine razionale nell’angariare le anime dei defunti. Se lo facesse, io sarei nemico di quel dio. Quando, invece, penso alla “limitatezza” di dio, mi riferisco al fatto che non sia onnipotente, ma “molto potente“. Non credo che dio possa fare tutto, nemmeno volendo. Altrimenti forse interverrebbe di più, senza peccare di omissione. Come può l’Amore per antonomasia stare a guardare le stragi di innocenti? Se non interviene, non è perché non è giusto che interferisca con la vita dell’uomo. Il punto è semplicemente che, per qualche ragione a noi ignota, non ne è capace.

Ad ogni modo, queste sono valutazioni generali per una questione che è molto più complessa. Sostanzialmente, in questa poesia dico che non capisco dio e lo metto in dubbio. Ma non posso dubitare che io sia vivo, che la vita esista e che questa debba avere un’origine. Ma come condurre la vita non me lo può dire nessuno, né Dio, né i suoi sedicenti profeti e sacerdoti, interpreti della sua volontà. Riconosco però il fatto di vivere, il cuore che batte, il mio pensiero. E’ l’unica traccia che ho di dio: la vita. E dunque è anche l’unica cosa che forse ci chiede di fare: vivere. Di conseguenza anche di lasciar vivere, di rispettare le vite degli altri. E credo che questa sia l’unica realtà non relativa.

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