Riflessione sui diritti umani di Riina e i “doveri umani” che abbiamo verso noi stessi

Dirò “brevemente” anche io la mia opinione sul dibatto che riguarda Totò Riina e il suo diritto a morire “dignitosamente”. E lo faccio perché oggi ho letto ogni genere di esternazioni, nella quasi totalità di profonda indignazione. Al che, ho urgenza di esprimermi, perché sto rischiando un’ulcera. Io non sopporto chi ragiona solo di pancia e dà sfogo ai suoi istinti più bassi. Anche se, in questo caso, per via di un pluriomicida impenitente, lo posso capire (ma non condividere, alla lunga, perché poi bisogna riflettere!).

Devo iniziare con una premessa fondamentale: la Mafia e i mafiosi sono feccia. Ed io non voglio essere feccia come loro.

Detto questo, se i giudici e i medici decidessero di alleviare le condizioni del suo stato di detenzione (nessuno parla di libertà tout-court), io rispetterò e mi sforzerò di comprendere la loro decisione.

E’ possibile che non capiate che non è un favore che facciamo a Riina, bensì un dovere che abbiamo nei confronti di noi stessi, verso la nostra umanità e i nostri valori, che sono diversi da quelli dei mafiosi????? Sono i mafiosi, che non tengono conto di niente, sono i mafiosi che si vendicano, sono i mafiosi che non tengono conto delle suppliche delle loro vittime e delle loro condizioni di salute.

L’Italia, checché se ne dica, è uno stato di diritto, che rispetta i diritti umani e la divisione dei poteri. L’Italia non è uno stato mafioso e non può comportarsi con la stessa logica della Mafia. I diritti umani sono indisponibili, non si concedono, si hanno e basta. Ogni umano li ha, anche il peggiore… che ci piaccia o meno è su questo principio che si basa la civiltà. E dato che viviamo sotto una Costituzione, che questi diritti li difende, e non viviamo sotto il codice di Hammurrabi (come ha detto anche Mentana), io rispetterò qualunque decisione della magistratura e mi fiderò del fatto che anche se Riina uscisse dal regime del 41bis, per un altro genere di detenzione, le nostre forze dell’ordine sapranno difenderci e fare il loro lavoro. Perché una cosa è sicura, se Riina ragiona in un modo, noi allora dobbiamo ragionare nel modo opposto.

– Giuseppe Circiello –

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2 pensieri riguardo “Riflessione sui diritti umani di Riina e i “doveri umani” che abbiamo verso noi stessi

  1. Vero. Anche perché poi dimentichiamo chi ai mafiosi latitanti appena arrestati bacia la mano; allora ci si deve decidere su che binario stare: se si è seriamente giustizialisti allora si prenda provvedimenti pure per questo e non si nasconda la testa sotto la sabbia (vedasi autorità di Reggio Calabria), sennò è tutta fanfara e “ammuìna” (parlo ai “giustizialisti”, per chiarezza). Il garantismo purtroppo – come tanti concetti in Italia – diventa sempre un oggetto misterioso per come lo si manipola ogni volta per scopi “eterogenei”. Fatto sta, in conclusione, che l’art. 27 comma 3 Cost. è per il fine rieducativo e non afflittivo della pena e ci sta poco da interpretare (deo gratia).

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