Il Diritto ad un Ambiente sano – Diritti Umani

Il futuro si costruisce nel presente. Quello che facciamo oggi ha ripercussioni su ciò che avverrà domani. Di cosa sto parlando? Della cura che dovremmo avere della Terra, che non è di nostra proprietà. Il mondo ci è stato concesso per un po’ di tempo e lo abbiamo trovato in uno stato relativamente buono. Ed è così che dovremmo lasciarlo a coloro che ci seguiranno.

In questo periodo storico stiamo assistendo a come i cambiamenti climatici causino uragani, alluvioni, siccità, gelo, carestia, stravolgimento dei cicli stagionali. E, da almeno tre-quattro decenni, la scienza ha indicato come concausa di questo funesto trend l’attività umana. Le nostre azioni influenzano questi processi.

Col passare del tempo, è aumentato sempre di più il numero delle persone che hanno preso a cuore le sorti del pianeta. Sono nati i primi partiti verdi, dagli anni ’70 del secolo scorso, e poi si è arrivati via via ad un sentimento di responsabilità globale, che ha portato agli accordi di Parigi del 2015. Gli Stati del Mondo, i potenti, finalmente si sono resi conto che il Cambiamento Climatico è un problema reale e bisogna fare qualcosa, per cercare di sollevare il pianeta dallo stress a cui lo stiamo sottoponendo. Due anni fa, insomma, politica e scienza si sono messe d’accordo ed hanno individuato una strada, un’etica dello sviluppo (sostenibile).

Sostanzialmente, a Parigi, i grandi della Terra, riducendo le emissioni di gas serra, diminuendo l’uso dei combustibili fossili e incrementando l’uso delle energie rinnovabili e favorendo le imprese ad esse connesse, si sono impegnati ad utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione, per far sì che l’aumento medio della temperatura globale non superi mai i 2°C all’anno, rispetto ai livelli dell’era preindustriale. L’obiettivo ambizioso, anzi, era quello di far sì che non si superassero nemmeno gli 1,5°C annui. Con molta difficoltà e tenacia delle diplomazie mondiali, si riuscì a far firmare l’accordo a tutti. Persino i due giganti Cina e Stati Uniti (grazie alla sensibilità di Obama) apposero la propria firma.

Poi è arrivato Donald Trump, l’uomo che vive ieri. Perché, di certo, non è proiettato al domani. Ieri, infatti, ci si chiudeva nel particolarismo, nel nazionalismo, nel proprio orto. Ieri ciò che accadeva a casa propria non influenzava ciò che accadeva a casa degli altri. Ieri ci si preoccupava dell’oggi, del vivere alla giornata. Ieri si dava una moneta o una bastonata ai mendicanti, ma non si pensava di risolvere i problemi alla base della povertà. Ieri si aveva paura delle sfide dell’innovazione. Ieri riconoscere i diritti dei figli e degli altri non era di moda.

Perché sì, avere un ambiente sano in cui vivere è un diritto umano, del quale il presidente americano sta privando i suoi cittadini e non solo. Questo, viene chiamato, tecnicamente, diritto di 3a generazione. Fa parte di quella famiglia di diritti nati con la globalizzazione e lo sviluppo tecnologico, la cui complessità va gestita in comune da tutti gli attori mondiali, in un quadro di interdipendenza e solidarietà. Per portare un esempio, se uno Stato X emette troppa CO2, oppure se fa esplodere una bomba atomica, le conseguenze di questi eventi non rimangono confinate in quel determinato ambito territoriale, ma vengono subite da tutta la comunità mondiale. Per questo ci vuole responsabilità e non calcolo politico.

Che tu sia Donald Trump o Paperon de’ Paperoni non puoi pagare i fiori affinché crescano, o un uragano perché non si abbatta sulla costa orientale degli Stati Uniti, non puoi pagare la Terra affinché non impazzisca (o non si difenda). Come una creatura, la Terra, per star bene necessita il nostro amore.

Chi ci seguirà, di certo, non potrà portare in tribunale i suoi avi. Ma se non facciamo attenzione, arriverà il momento in cui nessuno potrà venire dopo di noi. L’industrializzazione ci ha portato la ricchezza e il benessere. Ma l’avidità umana, applicata ad essa, ha creato i preamboli della nostra fine. Privo di lungimiranza, l’uomo Trump, che vuole vivere in eterno, ha messo in pericolo le basi stesse della sua eternità: i suoi figli e i figli dei suoi figli.

– Giuseppe Circiello –

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