Così parlò Zarathustra – Friedrich Nietzsche – Recensioni

Così parlò Zarathustra

Approcciandosi a questo celebre libro del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, la prima domanda che ci si dovrebbe porre, per capire davvero ciò che si andrà a leggere, riguarda il nome del profeta. Perché Zarathustra e non Mosé, Gesù o Maometto? Bene, il creatore della prima religione monoteista è stato scelto, appunto, perché primo. Secondo Nietzsche, egli sarebbe colpevole di avere introdotto nel mondo, prima di tutti gli altri, la concezione metafisica della contrapposizione tra bene e male. Un peccato originale che ha influenzato la storia del pensiero occidentale cristiano-giudaico (e greco) e che, sostanzialmente, viene contestato in questo libro. La scelta simbolica di far proclamare la morte di Dio proprio da chi il Dio unico, con ricompense e inferni annessi, lo ha inventato è sicuramente forte.

Ma se dio non c’è, gli uomini allora devono rivalutare i propri valori e le proprie azioni al di là del dualismo di bene e male. Soprattutto, non essendoci un mondo metafisico, l’agire umano non può che essere legato alla terra, l’unica realtà che ci è nota. Di conseguenza, tutti i valori mutuati dal pensiero cristiano e greco non sono più validi, poiché contrastano con la natura dell’uomo, opprimendolo di inutili pesi. L’umanità superiore di Nietzsche deve rendersi essa stessa creatrice di se stessa e perseguire il proprio piacere, accettando con forza l’avversità insuperabile e allontanando da sé tutte le sofferenze non necessarie. Nel fare questo, secondo lo Zarathustra nietzschiano, si può trovare significato alla nostra esperienza di vita, nonostante la non esistenza della divinità.

Tutto questo, poi, avviene in un tempo che è circolare e che si ripete e si ripete, di volta in volta, perfettamente. Tutto è già esistito e tutto quello che avviene oggi esisterà nuovamente. E’ il famoso concetto di “eterno ritorno” di Nietzsche. A seconda di come la si pensa, può essere un incubo in cui non vi è posto per nulla di nuovo, o un’esaltazione dell’umanità, che vede ripetuta perpetuamente ogni storia e ogni singola scelta. In questa cornice, con questa qualità, ognuno di noi è dio: immutabile e eterno.

Questo è ciò di cui Zarathustra/Nietzsche ci parla in questo libro. Benché non mi seduca al punto da dargli ragione, devo ammettere che si tratta, comunque, di affascinanti idee e di una originale (per l’epoca in cui è stato scritto) concezione del mondo. Personalmente, credo che il bene e il male, anche se dio non esistesse, siano esattamente come sono sempre stati teorizzati… soprattutto quando si parla di compassione, cosa che Nietzsche critica duramente. Bisogna darsi una misura che va oltre noi stessi, per il semplice fatto che l’uomo è una creatura raziocinante che sbaglia. L’uomo non è un fenomeno naturale come tutti gli altri. Almeno sul pianeta terra. E questa differenza fondamentale, col resto della creazione a noi nota, va preservata. E a me sembra che Nietzsche la metta in pericolo, quando commette l’errore di creare categorie diverse di uomini e donne, presumendo di sapere cosa accada nella testa e nel cuore di tutti. L’uomo e la realtà sono più complessi di facili nomenclature: parlare di “plebe”, da un lato, e di “superuomini” dall’altro, è e rimane un errore, secondo me.

Detto questo, il libro benché interessante, non si presta ad un’agile e piacevole lettura. O meglio, si alternano parti bellissime a parti più oscure e contorte, dove l’autore si complica e ci complica la vita, senza reale bisogno di farlo. E’ un libro pieno di bellissime immagini poetiche e suggestioni (e idee). Ma, soprattutto nella seconda parte, è un pesantissimo florilegio di manifestazioni di sdegno e disprezzo. Troppo per me! Una volta che hai fatto capire cosa (e chi) non ti piace, se continui per pagine e pagine diventi noioso… Fortunatamente, si ritorna ad una maggiore chiarezza di espressione nel finale e la lettura ne beneficia. Si esce da questa esperienza con un buon ricordo del libro appena letto e con nuove e interessanti idee a cui pensare.

– Giuseppe Circiello –

Citazione da Così parlò Zarathustra: LEGGI

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