Diario di un killer sentimentale – Luis Sepùlveda – Recensione

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Alcune volte bastano poche parole per descrivere un libro. Ed eccole qua: questo è un libro inutile. Mi dispiace sempre arrivare a simili conclusioni e parlare male del lavoro di uno scrittore, ma devo dire che è anche raro, che io prenda in odio un libro. Sinceramente, e con vivo interesse, chiedo per quale ragione sia stato inserito tra i grandi classici del Novecento (raccolta della quale fa parte), quando lo stesso autore ha scritto di molto meglio (e mi riferisco, ad esempio, a “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”).

Credo proprio che in assenza di gravità vi sia più “peso” che tra le pagine di questo libro (poveri alberi, sacrificati ad opere così!). Non mi spreco nemmeno a parlare della trama (lineare, banale e prevedile) e di come non vi sia sforzo alcuno di inventare qualcosa di dignitoso. E non lo faccio, perché tutto sarebbe riassumibile in modo esauriente in una, due frasi… a voler essere prolissi, tre. Non posso credere che questo racconto sia nato da una necessità artistica. Certo, non penso che Sepùlveda lo abbia scritto per denaro, ma comunque qui non ha fatto altro che prendere delle pagine e riempirle con il più scontato piattume. Spero non abbiate mai l’infelice desiderio di leggerlo e perder tempo.

– Giuseppe Circiello –

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