Signori della Rugiada – Jacques Roumain – Recensione – Ragione e Azione

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Questo breve romanzo di Jacques Roumain è basato su due convinzioni fondamentali: l’importanza dell’istruzione e del ragionamento, come mezzi per migliorare le condizioni di vita di un popolo; e la necessità di non arrendersi mai, di non aspettare, e darsi da fare per cambiare la propria vita. Ragione e Azione, dunque.

Il contesto sociale e storico è quello di Haiti di inizio 1900. E il problema che i paesani di un piccolo villaggio devono affrontare è una persistente siccità. Con rassegnazione, speranza in Cristo e/o nei Loa (divinità del vudù) e tra faide familiari, essi attendono, immoti, che siano gli eventi a decidere le loro sorti, consumandosi sempre di più, giorno dopo giorno… Una strada che può portare solo alla morte, dopo che della terra, dei paesani e del villaggio.

Sarà necessario che Manuel, il figlio di due abitanti di Fonds-Rouge, torni da Cuba, per far sì che le cose inizino a cambiare. Lì, durante gli anni di duro lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero, ha appreso le idee del comunismo, che iniziavano a diffondersi, e ha partecipato ai primi scioperi. Insomma, egli torna ad Haiti con un “plus”, con delle nozioni e delle idee politiche, che cerca di mettere in pratica, per aiutare i propri compaesani a superare la crisi dell’acqua. Parte alla ricerca di una fonte, consapevole che non saranno le divinità ad aiutare l’uomo, se l’uomo non si aiuta da solo, e la trova. E cerca di far lavorare tutti insieme, superando diatribe e odi, perché solo l’unione delle forze di ogni abitante di Fonds-Rouge, potrà riuscire a portare l’acqua dalla fonte fino al villaggio. Come andrà a finire non lo rivelo, ma anticipo che tali discorsi non piaceranno a tutti, sull’isola, poiché c’è sempre chi vuole arricchirsi sulle sofferenze altrui e chi non è in grado di vincere le proprie passioni peggiori (perché non vuole).

Il romanzo di questo autore haitiano (tra l’altro tra i fondatori del partito comunista di Haiti) è semplice, scritto bene e con amore verso il proprio popolo. Ed è bello pensare che quello che Roumain ha appreso in Europa (dove ha studiato) negli anni giovanili, gli sia poi servito in patria, per cercare di migliorare le condizioni di vita del suo popolo.

Le intenzioni di questo libro non sono esplicite, ma direi che non si nascondono nemmeno. E’ stato scritto, abbastanza palesemente, per diffondere una certa modalità di pensiero, per “istruire” direi, in modo facile – per spingere gli haitiani ad essere uniti e ad essere consapevoli della propria forza come gruppo. Una scrittura che, fortunatamente, non risulta mai “radicale”, perché, in fin dei conti, il non farsi piovere addosso e l’aiutarsi l’un l’altro, più che idee strettamente comuniste, sono buon senso, fondamenta su cui l’umanità ha costruito il suo progresso. Tra l’altro, io credo che si possano riscontrare anche nel Liberismo, benché poi i modi di organizzazione della società tra questo e il Comunismo siano differenti.

Sul titolo: perché “Signori della Rugiada“? Beh, perché i neri di Haiti, anche se per Manuel, il protagonista, hanno peccato di fatalismo e troppa fiducia nell’intervento divino, sono comunque degli instancabili e bravi lavoratori. Essi si alzano all’alba, per andare a lavorare nei campi, quando l’erba è bagnata dalla rugiada del mattino, che è acqua, vita, che loro “governano” (=Gouverneur de la Rosée è il titolo originale), per creare altra vita, il raccolto, che sfamerà altra vita, l’uomo. E se la rugiada viene a mancare, perché la terra si inaridisce e non si può più lavorare, allora bisogna diventarne ancora più suoi signori… e risolvere il problema, è il caso di dirlo, alla fonte!

In definitiva, libro piacevole, interessante e che scalda il cuore. E’ bello vedere come Haiti, che è tra gli stati più poveri del mondo, abbia dato i natali a bravissimi scrittori. Ricordo qui l’altrettanto bello “Gli Alberi Musicanti” di Jacques Stephen Alexis. Ma d’altra parte, più una terra è ricca di storia e complessità e sofferenze, più produce fiori rigogliosi.

– Giuseppe Circiello –

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