Solaris di Stanisław Lem – L’Uomo e il Pericolo della Conoscenza

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Stanisław Lem è stato uno dei più importanti scrittori polacchi del ‘900. E Solaris è la sua opera più celebre e rappresentativa. Questo romanzo di fantascienza, scritto nel 1961, sviluppa una tematica molto cara ai filosofi di ogni epoca: i limiti della conoscenza umana. Ed in effetti verrebbe da pensare che solo il genere fantascientifico possa porre l’uomo di fronte a paradossi e domande di non facile soluzione. L’idea di Lem è la seguente: l’umanità, che ancora non conosce profondamente se stessa, è spinta ad indagare realtà molto più grandi di lei, rischiando di esserne completamente sopraffatta. Il fulcro è questo: pur non sapendo se abbiamo i mezzi per affrontare ciò che non conosciamo (e ciò che non immaginiamo) continuiamo a cercare e ad avventurarci… sperando di trovare, in ultima istanza, non solo la vita, ma anche un contatto con essa. Ed è qui che Lem ci dà un avvertimento: nella nostra ricerca diamo per scontato troppo, avendo compreso troppo poco, non solo dell’universo, ma anche di noi stessi.

Ma la necessità di stabilire una connessione con l’inafferrabile è immanente nella storia dell’uomo. Questo bisogno ha dato il via a tre diverse indagini: quella fisica, quella metafisica e quella psichica. Ed ogni teoria ed ogni pratica, derivate da questo continuo cercare, hanno usufruito di strumenti e paradigmi umani. E’ qui che Stanisław Lem interviene con Solaris, facendoci porre la fatidica domanda: “E se l’uomo non fosse il centro dell’universo? Attenzione! I nostri paradigmi potrebbero non bastare; e noi ci ritroveremmo ad essere vittime della nostra narcisistica sete di conoscenza”.

Per questi motivi, Solaris, il pianeta vivo, è un enigma per gli scienziati della stazione spaziale che gli orbita attorno. Per anni essi hanno cercato di riuscire a stabilire una qualche forma di comunicazione con questo pianeta, composto da un oceano gelatinoso e ritenuto “vivo”… e per anni essi hanno accumulato non successi, ma frustrazioni. L’Oceano solariano agisce, crea, forse compie esperimenti sugli esseri umani e la loro psiche, e agli scienziati, venuti da lontano con le loro velleità, non rimane che il ruolo di spettatori e/o vittime. Comunicare e capire questa entità rimane un’utopia. L’incubo che prospetta Lem, dunque, è un continuo orbitarsi intorno in totale mancanza di significato.

Se l’idea alla base di Solaris è profonda ed interessante, lo svolgimento, purtroppo, non sempre sembra all’altezza. Lem si dilunga in particolari di secondo piano, indugiando un po’ troppo nell’inventare bibliografie superflue. Utili, per far capire la mole di vane ricerche svolte sul pianeta, ma a lungo andare decisamente sovrabbondanti. Nonostante ciò, la lettura rimane valida, foriera com’è di interrogativi sui nostri limiti e sulla nostra capacità di conoscenza.

Per concludere, non può che venire in mente l’Ulisse di Dante e la sua voglia quasi spregiudicata di spingersi oltre le Colonne d’Ercole, per “seguir virtute e canoscenza”. Andare verso ciò che non ci si aspetta, senza avere mezzi validi per far fronte all’ignoto può essere pericoloso. Eppure, proprio perché ci sono cose che non possiamo immaginare (sia nell’universo che in noi stessi) abbiamo bisogno di imbatterci in esse: poiché è impossibile slegare la conoscenza dall’esperienza; e solo tramite quest’ultima possiamo esplorare, creare e adattare nuove soluzioni e concetti.

– Giuseppe Circiello –

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