The Boundless Emptiness… un vuoto da riempire!

Perché iniziare un nuovo blog? Perché aggiungere una goccia all’oceano? E’ quello che mi sono detto e che forse anche qualcun altro potrebbe dirmi. In verità, una goccia umana differisce dalle gocce d’acqua. Ognuno di noi è parte dell’universo, ma ne contiene anche uno dentro. Per quanto simile agli altri, pur sempre irripetibile.

Che cosa mi propongo di fare con questo nuovo blog? Beh, partiamo dal titolo. The Boundless Emptiness significa Il Vuoto Infinito (senza confini, per l’esattezza). Ed è quello che a volte mi è capitato di provare, in vari periodi della mia vita. Una sensazione che credo essere comune a molte persone, ormai. Quando ti dicono di guardarti dentro, per capire cosa vuoi davvero, senza, però, trovare nulla. Senza capire o vedere granché. Parlo di questa sensazione. Ed anche del sentirsi soli, senza l’amore, l’amicizia… Insomma, la vita ha periodi neri. The Boundless Emptiness è un fiore che nasce da questo humus.

Poi, però, il fiore sboccia. Come diceva De André, “dai diamanti non nasce nulla, dalla m*rda nascono i fiori“. E quelli di questo posto virtuale si riferiscono al fatto che la vita ha anche cose belle. Avvenimenti belli ed altre amenità, direi. Penso all’arte, ai libri, alla musica, al piacere di scrivere, di interessarsi delle cose del mondo, come ciò che accade all’estero e/o ai diritti umani. Cosa voglio dire? Che quel Vuoto Infinito si può riempire. E che provarlo a riempire è la nostra missione terrena.

Cosa mi propongo di fare qui? Scrivere delle cose che mi piacciono. E raccogliere le cose che mi piacciono. E se tu, passante della rete, ti imbattessi in questo sito, sei il benvenuto. Spero che riuscirai a trovare un pensiero, una melodia, un’immagine che possa contribuire a riempire un po’ anche te.

L’idea per il titolo del blog mi è venuta da una mia vecchia poesia. La intitolai Parastu, che in persiano significa “rondine“. In questa poesia parlavo del volo, che è proibito agli umani, ma che gli umani, con l’intelligenza hanno comunque ottenuto. Le ali che ci ha dato la natura non hanno piume, ma sinapsi. Si tratta del nostro cervello. E se infine nemmeno la fisica ci consentisse il volo, lo potrebbe comunque consentire l’arte.

E con la poesia dalla quale il blog prende il via, concludo.

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